Francesco Danti

Intervista a Francesco Danti, autore de «La figlia del fotografo».

————————- intervista a cura di Alessandra Di Gregorio

A: Scrivere. Perché?

Dopo una giornata di lavoro credo di meritarmi qualcosa di meglio rispetto ad una poltrona, un dado di cioccolata ed un quiz televisivo. E’ una fuga controllata, ma è l’unico momento nel quale mi sento davvero libero. Scrivo perché sono egoista e decido io come trascorrere il mio tempo libero.

A: Scrive. Cosa?

Nuoto nel grande “Oceano Narrativo”, una fantastica distesa d’acqua piena di correnti. Non conosco esattamente la mia posizione, ma Nettuno è stato generoso con me. E’ uscito da poco il mio secondo romanzo, una pubblicazione alla quale ho lavorato per circa tre anni. Immagino storie e le metto su carta, racconti surreali che forse non vorrebbero esserlo del tutto.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

Ancora non posso considerarmi uno scrittore. Se un giorno acquisterò una casa, con i proventi di un mio romanzo potrò risponderti. Al momento mi pongo come puro appassionato di scrittura, un tizio che ha scritto un paio di libri per sfuggire al “Gioco Dei Pacchi”.

A: La penna per te corrisponde a…?

All’oggetto che porterei con me sulla famosa isola deserta. All’oggetto che non getterei mai dalla celeberrima torre. E’ una compagna silenziosa, ideale, non ti sgrida se versi del vino sulla tovaglia pulita.

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

Non sono cambiato. Continuo ad essere prima di tutto un lettore, appassionato di librerie piccole ma ben organizzate. Continuo a regalare libri perché ottimi per ogni occasione. Indubbiamente però sono molto felice delle due pubblicazioni, mi aiutano a scrivere con l’entusiasmo di sempre.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

Folle. Perché da quello che si legge traspare una leggera infermità mentale dell ‘autore.

Cinico. Perché si denota una certa indifferenza verso alcuni valori umani.

Scorrevole. Credo e spero sia fluido ed armonioso. Odio i libri con la polvere sulla copertina.

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

“La figlia del fotografo” è un romanzo di 230 pagine che prova a raccontare la necessità di fermarsi, pensare e ripartire. Si parla di coraggio, di quanto ne serve per darsi una seconda possibilità, puntare tutto avendo in mano solo una coppia di sette. E’ la storia di Timoteo, un maestro elementare che combatterà una battaglia mentale contro i suoi demoni, paure, insicurezze. E’ la storia di Eloisa, bella e giovane, del suo ritratto ingiallito e della sua voglia di fuggire da tutto e tutti. Se avete il vizio di comprare libri d’autori sconosciuti…ve lo consiglio.

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

Ho ribattezzato il mio metodo “Pisolo resisti”. Ceno, entro nel mio piccolo studio, bevo un bicchiere di Vernaccia, colpisco la tastiera sino a quando Morfeo non mi rapisce. Scrivere tanto, sporcare, imbrattare. In un secondo momento ripulire, eliminare, tagliare. Altro non so.

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

Secondo me “La Storia” è una bella donna che aspetta d’essere corteggiata, una femmina misteriosa e sensuale. Si nasconde dentro ad un locale, seduta ad un tavolo in un angolo poco illuminato. Io scrivo per bisogno, per curare l’angoscia tridimensionale che mi affligge. Ho una sola possibilità ed è quella d’entrare in quel locale, sedermi davanti alla “Storia”, ascoltarla e scrivere quello che sento.

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

Resto legato ai miei romanzi, alle situazioni, alle atmosfere, alle musiche, ai luoghi ed in particolar modo ai personaggi. Con loro c’è davvero un rapporto speciale, un sentimento che difficilmente svanirà. Accetto con piacere le critiche mirate ed intelligenti, odio quelle distruttive perché non vanno da nessuna parte.

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