La corsa selvatica

L’angolo del lettore esperto: Alessandro Olivero racconta LA CORSA SELVATICA, edizioni XII

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Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando

o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti

precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.

Franco Battiato, Inneres Auge

Se mai s’è vista un’epigrafia per una recensione di un libro, scelgo di introdurla con La corsa selvatica di Riccardo Coltri, breve romanzo pregno di folclore del nord est italiano ambientato nei primi anni del Regno d’Italia: i boschi innevati del confine tirolese che coprono viaggi di aitanti incettatori, improvvisamente interessano medium, maestri di arti magiche di regioni lontane e nientemeno che gli affari interni dell’Esercito Regio. Una piccola contrada in particolare in cui qualcosa s’è risvegliato -o è stato risvegliato?- e sta per abbattersi furiosamente su chi vi si trova appresso.

La prima parte del romanzo ha una costruzione interessante: i personaggi vengono introdotti per quadri, le relazioni tra gli uni e gli altri saranno svelate nelle pagine successive con allunghi temporali in avanti e in indietro fino all’implosione della corsa selvatica. La seconda parte è sul contenimento di essa in una contrada ridotta a pochi abitanti e la ricerca metodica da parte di un singolare dipendente dell’Ufficio Informazioni dell’Esercito Regio sulle cause di attacchi animali, forse di “grossi cani neri”, il cui numero sembra aumentare ad ogni discesa dai boschi.

Cos’è la corsa selvatica? Perché attacca per uccidere? Chi o cosa l’ha iniziata?

Domande che riservo al lettore, che sicuramente correrà anch’esso tra le pagine per scoprirne le risposte.

Riccardo Coltri è un abile autore fantastico, con discese nell’horror, che rielabora il folclore alpino e mediterraneo e che inserisce i suoi racconti nel vero storico: dopo Zeferina (2007), il Belpaese di metà Ottocento è nuovamente lo scenario di questo romanzo.

In appendice un appetitoso racconto sulla Katertempora o caccia selvaggia, riportata da Dario Spada – grande studioso di tradizioni popolari-  da un testimone che, a suo dire, ne è stato travolto.

Da 5 a 10 valuto:

* chiarezza dell’esposizione: 8. un grande merito di Riccardo Coltri è nei suoi tempi per svelare la trama. Pur essendo breve, il romanzo si sbroglia lentamente, soprattutto nella prima parte.

* obiettività e professionalità dell’Autore: 7. Il romanzo è inserito in un ambiente storico particolare, in un’area soggetta a forti tensioni internazionali -l’Italia sta raccogliendo le sue regioni in un regno solo e la temuta Austria è appena dietro i monti- ma l’autore sembra –ripeto: sembra- preferire inquadrare esclusivamente gli avvenimenti presso quella piccola contrada chiusa dalla neve e dai boschi; per cui leggo tensioni implicite per le ragioni descritte su e ricavate da me e tensioni esplicite per la caccia selvatica espresse dall’autore: tensione per il nemico non visto ma sentitamente vicino che prevarrà in tutte le pagine del romanzo.

* attrattiva del libro in quanto a contenuti: 7. Vi dirò: La corsa selvatica, con le debite differenze locali, mi ha fortemente ricordato il film Il mistero di Sleepy Hollow di Tim Burton che, non a caso, è stato tratto anch’esso da una leggenda popolare.

* attrattiva del libro in quanto prodotto editoriale: 8. Il libro al solito è ottimamente confezionato da una copertina ad hoc.

* quanto ha appagato la tua curiosità o arricchito il tuo sapere 7. Francamente non ero a conoscenza della leggenda della corsa o caccia selvatica. Sicuramente il libro non offre, né credo voglia offrire, un quadro approfondito del periodo storico in cui è ambientato il romanzo concedendo più spazio al fantastico. Penso che in tal modo, ne giova la leggerezza e velocità di lettura.

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