Vite tra tenute

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Ringrazio Pellegrini Editore per la collaborazione.

Pellegrini Editore raccoglie le voci dei detenuti dell’Alta sicurezza di Vibo Valentia, in un volume emblematicamente intitolato Vite tra tenute. Vite trattenute. È di questo che logicamente si parla. Il racconto sofferto, autentico, colloquiale e quotidiano, di persone che hanno imboccato la strada sbagliata a un bivio delle loro vite.

A che pro un volume di questo genere, viene da chiedersi, specie alla luce del generale senso d’impunità annichilente che rende di solito le vittime, vittime due volte? Per quanto tragicamente reale, la verità concernente il crimine ha sempre più d’un volto, allora il racconto si fa inevitabilmente corale, frastornato, umile e sì, virile, d’impatto, necessario, episodico, diaristico.

Il libro ci pone nella scomoda condizione di considerare il lato delle circostanze che solitamente si preferisce tenere meno a mente.

Di fronte al fallimento della società nella gestione delle risorse umane, e al pretesto politico di identificare il crimine con le persone, gli atti e le circostanze, il racconto campionato di questi individui è un saggio di umanità al contrario, dove i facili distinguo vengono meno, spazzati via dalla gestione concreta della pena detentiva e di quella interiore.

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Alessandra Di Gregorio.

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