Gemma Lanzo Editore

Oggi parliamo con Gemma Lanzo Editore. Intervista a cura di Alessandra Di Gregorio. Ringrazio la Dott.ssa Lanzo per la disponibilità :)

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A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunto a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Fare l’editore richiede molta passione. Ho alle spalle una laurea in “Film History and Criticism” e un Master in “Multimedia: Production and Theory”, entrambi presi presso la University of East London, l’interesse per la lettura, per il cinema e direi l’arte in genere mi ha spinto a “lanciarmi” nella creazione di Moviement, collana di cultura cinematografica co-diretta insieme a Costanzo Antermite. E così è nata la casa editrice GLE.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

Alla base dello scouting c’è sicuramente ricerca, lettura e capacità decisionali. Sia per quanto riguarda i saggi che compongono Moviement, che per la scelta di pubblicare L’Avvolgo di Giuseppe Fanelli, romanzo breve che nel mese di marzo 2010 ha inaugurato la collana di narrativa fantastica Dagon. Questo romanzo mi ha colpito fin da subito per tre motivi. Perché trovo lo stile dell’autore molto “cinematografico” nel senso che è una scrittura per immagini, è un tipo di scrittura molto visiva, poi per la storia in sé che inserisce frammenti fantasy e sci-fi ed elementi perturbanti in storie di vita “reale”, e poi anche perché è riuscito magistralmente a costruire una storia imbastendola di citazioni che vanno dal pensiero filosofico e quello scientifico, alla musica e alla cultura pop.

A: Fare l’editore. In che modo? (metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua condotta e il tuo pensiero.

Penso che l’essenza di un editore stia nel saper coniugare la ricerca e lo studio alle capacità imprenditoriali e gestionali, nel saper conciliare le scelte intellettuali e nel riuscire ad individuare fette di mercato recettive al tuo “prodotto”, penso che sia fondamentale avere una ben definita linea editoriale e che il successo, soprattutto della piccola editoria, stia proprio nell’essere facilmente identificabili e per far sì che ciò avvenga, bisogna specializzarsi. Essendo la mia materia il cinema diciamo che la linea editoriale della casa editrice è venuta da sé nel senso che, come dicevo, un po’ ho deciso di diventare editore proprio per pubblicare Moviement, e solo dopo quasi un anno ho deciso di inaugurare una nuova collana optando per la narrativa fantastica/fantascientifica.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

L’Italia è un paese di editori. Ci sono numerosissime case editrici. La mia casa editrice è nata dalla volontà di riempire un gap nel panorama delle pubblicazioni di cinema. Moviement è un libro/rivista senza una fissa periodicità di monografie sul cinema, ed ha una linea editoriale di per sé ben precisa, ovvero parlare della settima arte cercando di focalizzare l’attenzione del lettore sul fatto che il cinema è musica, poesia, narrazione, pittura, fotografia, sceneggiatura, recitazione, scenografia, moda; il regista crea il film muovendo i fili di tutte queste arti. Realizziamo questa pubblicazione grazie ai contributi di autorevoli studiosi provenienti dalle più diverse parti del mondo, che portano se vuoi anche pensieri, riflessioni e “visioni” di scuole diverse, il tutto attraverso un linguaggio che cerca di essere diretto ed accessibile. Per quanto riguarda la scelta degli autori trattati nelle monografie, questa ricade su quegli autori che a nostro avviso si distinguono particolarmente per originalità e creatività, ci piace anche portare alla luce autori meno conosciuti in Italia tipo Kira Muratova (Moviement n. 3) e Jan Svankmajer (Moviement n. 6, autunno 2010). Tengo a dire che il design è molto minimal a partire dalle copertine monocromatiche, ogni regista ha un suo colore.

A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Il libro è un oggetto complesso al quale concorrono specifiche professioni e diverse fasi tutte altrettanto importanti quali la ricerca e la scelta di quello che si vuole pubblicare, la produzione ovvero il lavoro redazionale, di grafica e stampa, la distribuzione, l’amministrazione, la promozione, il rapporto con i media, il marketing. È un lavoro che richiede una forte sinergia tra gli autori, i collaboratori, l’editore e il distributore.

A: La filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

Una volta stampato il libro si è al 50% del lavoro fatto. Naturalmente va poi al distributore che permette sia acquistabile o perlomeno ordinabile nelle librerie. Il lavoro di promozione va a pari passo con quello di produzione nel senso che il nostro ufficio stampa si preoccupa di contattare la stampa e il web per conoscere la disponibilità a promuovere il libro sotto forma di segnalazione o recensione. Dobbiamo dire da questo punto di vista che il popolo della rete è formidabile. Abbiamo instaurato tantissime collaborazioni grazie alle quali il nostro nome comincia a circolare sul web. Do ut des. E funziona! Per quanto riguarda le recensioni cartacee è un po’ più difficile ma se arrivi ad individuare i canali giusti puoi riuscire ad ottenerle. Poi per quanto riguarda la narrativa ho fatto partecipare L’Avvolgo ad alcuni premi letterari. Il distributore ci porta nelle fiere, nei centri sociali ai concerti.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

Moviement – David Lynch

A: Il tuo rapporto con gli Autori.

I collaboratori di Moviement sono sempre stati splendidi, hanno sempre risposto con entusiasmo alle mie proposte. Giuseppe Fanelli (che è anche redattore di Moviement) è il primo e l’unico autore, finora, con cui ho lavorato. C’è un rapporto di grande stima e fiducia.

A: Quale libro ti piacerebbe aver pubblicato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

Ah che domanda difficile… passo.

A: Tre consigli per chi scrive.

La scrittura è un atto intimo che ha bisogno di essere coltivato, consiglio per cui innanzitutto di scrivere, (un ottimo esercizio è scrivere racconti brevi). Poi per far leggere ciò che si scrive credo che le potenzialità di internet siano enormi e vadano sfruttate. C’è questo libro che consiglio vivamente a tutti, Case di Foglie di Mark Z. Danielewski, l’autore ha lavorato alla stesura per circa dieci anni ed è riuscito a sviluppare un seguito di lettori grazie alla pubblicazioni di “pezzi” su internet. Quando è uscito negli Stati Uniti, nel 2000, è diventato un best seller, (in Italia lo ha pubblicato Mondadori, Strade Blu, 2005). Partecipare ai concorsi letterari, è inoltre molto utile e naturalmente mandare il libro alla casa editrice che si pensa possa essere interessata alla pubblicazione. Vorrei concludere ringraziandoti per questa intervista e facendoti i miei complimenti per Scrittura Informa.

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