Hitler era innocente

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Titolo: Hitler era innocente
Titolo: Hitler era innocente

Autore: Aldo Moscatelli

Prezzo: 10,50 euro

Editore: I Sognatori

Genere: romanzo

ISBN: 978-88-95068-06-0

_

Nonostante la mole del libro, o meglio, la quantità di pagine, Hitler era innocente a mio avviso ha la fondamentale pecca della cronistoria raccontata in maniera sbrigativa (non bastano dettagli reali sparsi qua e là per richiamare cose reali o dar loro la migliore trasversalità possibile), almeno per la prima metà del libro. La fretta si sa, è nemica della parola scritta, specie nel contesto di un racconto in cui la tempistica è importante, non tanto in seno alle specifiche di un orologio, quanto per il dovere di trasmettere l’idea alienata della realtà oggetto della narrazione. In questo caso la realtà in questione è quella di un Lager, il Lager Libertà, in cui Felicien Delacroix viene rinchiuso suo malgrado e da cui alla fine esce (suo malgrado…) – e chiaramente non è il solo ad uscire.  Il tema impone sempre una fictio letteraria adeguata.

Se guardiamo indietro, esempi più o meno illustri (tristemente celebri) li troviamo tanto in Italia che altrove; questi hanno affrontato da testimoni concreti o meno, il tema della reclusione, dell’olocausto, dei lager nazisti, e lì il tempo si dilata, il tempo umano intendo, e lo senti lo sforzo di restare vivi… (Ultimo esempio che mi torna alla mente, ma non ultimo, il libro di Francesco Giannasi). Certo, è l’atto pratico della lettura a permettere di fermarsi o andare oltre, alla ricerca del nesso, della ragione che ha spinto qualcuno a parlare di un’atrocità di cui la storia pare averci già detto tutto.

Immediato è stato il quesito che mi sono posta: cosa voleva dire Moscatelli, riferendosi a quell’atrocità (e a tutte le atrocità), parlando ai moderni, ai suoi contemporanei? Il messaggio era rivolto a noi. Lui ha cercato attraverso un disegno che, ripeto, a mio avviso svolge in maniera troppo sbrigativa e lacunosa le vicende trattate, di usare il pensiero odierno per ridisegnare le coscienze del passato. E il titolo che ha scelto per questo romanzo che non è un romanzo, è emblematico di tale intenzione. I suoi personaggi sono tutti troppo moderni, tutti troppo lucidi (così come chiaramente lucido è colui che sta scrivendo, in quanto sicuramente non reduce dall’internamento in un lager e questo, si sa, fa una enorme differenza – alta scrittura o meno…) ma necessari a farci vedere la storia con gli occhi attuali di chi, anche adesso, non è ancora in grado di far smettere le barbarie commesse dall’uomo contro l’uomo. L’Autore indossa panni che appartengono a tutti e si pone e pone domande che ci appartengono, che esulano bandiere e razze.

In Hitler era innocente, dunque, messe da parte le considerazioni circa il substrato letterario, vengono fuori considerazioni dialettiche e filosofiche per bocca tanto di Felicien che dei suoi compagni di sventura (pensatori e uomini d’azione, persone comuni, malfattori, tiranni e tiranneggiati, uomini e donne di fede, uomini e donne senza fede, legati a un partito, a un colore, una bandiera – o legati unicamente a se stessi, al bene della famiglia). Considerazioni importanti, snocciolate nel block nell’ora del riposo notturno. Parole contro la violenza, considerazioni (di cui si percepisce troppo la componente moderna, fatta col chiaro senno di poi… Dal punto di vista narrativo questo era un punto da tenere in considerazione; la psicologia dell’Autore deve staccarsi da quella del Narratore…) sul perché della follia nazista, delle discriminazioni razziali, sessuali, morali, politiche (umane). Ognuno cerca e dà la sua interpretazione, ognuno indovina e sbaglia – in quanto chiaramente non condivide la medesima follia ma la subisce, ne fa parte in quanto destinatario dell’atrocità, ancora non pienamente (e incomprensibilmente) annientato; ognuno messo di fronte al proprio opposto e spesso non in grado di abbandonare pregiudizi di stampo politico. Questo è un altro aspetto che mi stupisce. Come già detto, troppa lucidità in bocca ai soggetti e agli oggetti di una violenza così totale. Certo il tutto è strategicamente fatto a fini speculativi – utili fini speculativi – ma la speculazione in sé non aiuta né tempra e comprensibilmente saranno Oskar e Tomas le più improbabili – ma mestamente scontate – chiavi di volta del romanzo, figure emblematiche, addirittura risolutive. Azione e speculazione, su una bilancia che non può, per ovvie ragioni, pareggiarsi mai. Su una bilancia dove la morale comune e la conduzione abitudinaria dell’esistenza non sono che granelli di sabbia. L’auto-conservazione è altra cosa. In tempi non sospetti, questa si evidenzia nella scelta dei leader da seguire, delle ideologie da appoggiare o scegliere di ignorare; nelle posizioni da non assumere, nelle lotte da intraprendere. Ma per cosa si lotta, contro chi si lotta? Non è sempre questione di un lupo che scaccia un altro lupo? Hans e Jurgen i migliori esempi a riguardo. Di fronte alle atrocità che non smentiamo, non possiamo non sentirci corresponsabili; nessuna difesa potrà valerci la totale assoluzione. Per bocca di Oskar sentiremo un accorto ‘Hitler era innocente’, come monito alla riflessione. Lui era innocente e noi colpevoli, poiché ignoranti o troppo galvanizzati da cose che non immaginavamo. Hitler era innocente perché facente parte di un sistema che lo ha eletto e lasciato pascere. Così come un cancro lasciato progredire e insinuarsi nel corpo di un uomo visibilmente malato.

L’Autore, dunque, se un po’ pecca di ingenuità quando lascia parlare un po’ troppo scolasticamente i personaggi (prima chi confida in una fede religiosa, poi chi in un inquadramento politico) attorno a un invisibile fuoco di campo, in una sorta di ripresa di un topos che trova origine nella notte dei tempi, mentre si avvia alla conclusione – che di certo non si dà per definitiva – fa sì che il pensiero diventi azione, risposta armata, un po’ improbabile in una situazione simile, ma comunque significativa. Il pensiero è morto se non si traduce in un atto. Felicien pecca in questo in sostanza. Nel non essersi fatto portavoce di niente, in fondo; nel non aver mai assunto su di sé totalmente quel pensiero che sentiva di provare. Le sue letture erano morte. Il coraggio è dato dall’esperienza, ed esperire vuol dire toccare con mano, partendo spesso dal basso. Appellato come asociale, pericoloso in quanto pensatore, messo a vangare i campi (perché fa più danni un uomo libero di pensare che un uomo armato di vanga), egli non è venuto a capo dei perché cui invece erano giunti i suoi compagni – chi con uno stemma sul petto, chi con la Bibbia in bocca, chi con una cicatrice evidente. La memoria è vana, una mera raccolta diaristica, anche quando il corpo è martoriato e viene meno la dignità. Non può essere un atto passivo, deve indurre alla riflessione, a formare le menti, a dare respiro alle genti.

Oggi, a quanto pare, data l’abbondanza di memoriali per olocausti vecchi e nuovi, sembriamo non aver imparato niente, e le parole di Oskar morente, appaiono più che mai attuali e bisognerebbe fissarle nella mente, come ha fatto Hans.

-

Ci ho messo un po’ a capirlo, ma alla fine mi è parso chiaro. Hitler è
arrivato, un bel giorno, e ha cominciato a raccontare stronzate. Il
popolo gli ha creduto, e lo ha eletto. Non ha spianato i fucili per
ottenere la fiducia dei tedeschi. Li ha convinti con le promesse,
con le belle parole. Che gran fregatura! Pensate un po’: lui progetta
lo sterminio di interi popoli e la gente lo acclama, io uccido
un tizio per legittima difesa e vengo sbattuto in galera. È tutto
alla rovescia, c’è qualcosa che non va nella testa delle persone.
Ho commesso un omicidio, è vero, per colpa mia una persona
adesso non c’è più; posso dire però di aver agito d’istinto, di non
aver avuto il tempo e il modo di ponderare bene. Ma a un sostenitore
di Hitler, che attenuante vuoi concedergli? Non c’è scusa
che tenga. Così, oggi abbiamo Hitler, la guerra, i lager, le persecuzioni
e tutto il resto.

[estratto pag. 77]

___

Alessandra Di Gregorio


Moscatelli
Prezzo: 10,50 euro
Totale pagine: 200
Genere: romanzo
ISBN: 978-88-95068-06-0

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: