recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.
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Titolo: La spugna
Autore: Lella De Marchi
ISBN: 978-88-89642-97-9
Editore: Raffaelli Editore
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Originale, femminile, vivace. Declinerei così la silloge poetica di Lella De Marchi, l’autrice che mi ha piacevolmente sorpreso perché è stata in grado di entrarmi in testa con quel suo lessico non declamatorio ma selezionato, fine, che ha saputo fare suo, volendo intessere trame linguisticamente rilevanti, piacevoli all’orecchio, significative.
Versi legati da un piacevole gioco di ‘scavalcamento’ (enjambement), che accompagna la maggior parte delle composizioni quasi a legarle con un’onda che ne regoli la portata. Versi lucidi, di forme e di mutazioni, di frazionamenti e aggregazioni. Atomi che se ne vanno, atomi che tornano.
Quella della De Marchi è una poesia cauta e sensuale, sebbene non mantenga le stesse caratteristiche dappertutto. Qui, in testi quasi modulati sugli accenti e la brevità degli haiku, come una spugna, la stessa del titolo e delle intenzioni, la parola accarezza la turbolenza degli addii (alle forme, alle idee, agli affetti, ai pensieri) e la consapevolezza dei ritorni; si disgrega nei significati e aggrega ancora e ancora se stessa a se stessa, testimoniando le metamorfosi dell’essere e del dire, prospettando una fisicità che non è solo quella della figura narrante, quanto anche quella del pensiero – che si fa e disfa, che arretra e colonizza.
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