La figlia della rupe

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

# Titolo: La figlia della rupe

# Autore: Lanciotti Maria

# Curato da: Mecenate S.

# Editore: Ibiskos Editrice Risolo

# ISBN: 8854601780

# ISBN-13: 9788854601789

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Essenziale, mitico. Maria Lanciotti disegna una storia sul cui sfondo si muovono figure archetipiche di una società arcaica. Preminenti, le figure femminili e il destino di quelle maschili. La ricerca come unico metro dell’evoluzione supposta o concreta. Ricerca di sé, del poi, di una continuità genealogica, di un rapporto con l’Altro che si forma attraverso lo scambio di energie, la creazione umana e artistica, l’incontro e la tentata comprensione del divino.

L’Autrice, di cui si apprezza la spiccata sensibilità pànica, riesce ad accogliere in sé l’intero alveo del senso del tempo e dello spazio, per quanto non costruisca il testo rincorrendo la contestualizzazione e generalizzazione di una trama, ma detti specifiche che come una ruota tornano sempre su se stesse, a significare la concatenazione straordinaria, drammatica, necessaria, imponente, di eventi, natura e facce.

La scrittura è una tessitura tesa e comunque lieve, dai tratti fortemente letterari. Colpisce la dote con la quale il mito si disegna su una superficie mai troppo netta eppure concreta, alle volte verista, altre volte esoterico-naturalistica.

Sorta di ‘bibbia’ della civiltà e quaderno dell’evoluzione del mondo.

Alessandra Di Gregorio

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