La mia Waterloo ventricolare

recensione di Alessandra Di Gregorio.

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  • Titolo: La mia Waterloo ventricolare
  • Autore: Di Egidio Roberto
  • Editore: Neo Edizioni
  • Collana: Intimate
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • ISBN: 8896176042
  • ISBN-13: 9788896176047

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Roberto Di Egidio ha sì una scrittura ventricolare, alveolare, modernista. Alternativa, come una canzone degli Afterhours; acuta, minuta, dolcemente ironica, tristemente consistente, felicemente malinconica.

Apro l’agile volumetto e resto spiazzata in fretta dal tono generale che domina la raccolta poetica targata Neo Edizioni. Una ripartizione quadrupla; da una parte testi  per così dire ‘politici’; di curiosità, conflitto, afflati di cronache, proteste, riflessioni sull’odierno, dati noti. Esaminare, raccontare il raccontato, dirlo con voce diversa. Dall’altra ‘il sesso, l’amore, l’odio e la mancanza’, ovvero ricorrenze, fragilità, umanità, ferite, sangue, l’amore spiegato al tempo dei moderni. Corpi che si smembrano per diventare figure retoriche meccaniche di un discorso amoroso violento, intenso, poeticamente ricercato di immagini e somiglianze ordinarie/straordinarie. Un balletto di richiami a un amore non banale, all’incontro e agli addii, a ciò che resta, agli effetti di chi resta, prodotti da chi lascia. Segue una parte di ‘dediche’, intitolata ‘A’, in cui l’Autore dispensa versi come fossero petali, alternando il metro dell’ironia al metro più delicato della parola serrata che si fa altamente letteraria, quasi meno svagata, di proposito più impegnativa, meno rotta. Chiude a mo’ di fiocco rosso il tutto una raccolta di haiku sempre modulati con ironia e dolcezza, in cui l’Autore dà saggio della fermezza con cui addomestica la parola. Se da un lato la sua sfrontatezza, pur elegante, impatta con la necessità di trovare una poesia più lirica, in Di Egidio il lirismo è una strada da percorrere correndo e ridendo. Non ha a che vedere con una immagine o ricorrenza classica, ma trova nella schiettezza di una versificazione molto musicale, appunto alternativa, agilità, pregnanza e coerenza.

Il cuore del discorso autorale viene fuori nella post-fazione, in cui egli si racconta e dà la sua visione del momento ispirativo. Creare vuol dire far abboccare un cefalo al tuo amo. Il poeta non compone notte e giorno, ma versifica quando il verso è pronto lì nell’aria e deve solo agganciarlo al labbro meglio che può e tirarlo su. La prontezza di chi scrive sta tutta nel riuscire a individuare nella galassia del senso e delle parole, degli stimoli che essenzialmente siano già cose compiute, privi di casualità e approssimazione. Come a dire che affinando il mestiere, si affina non la finzione, ma l’accuratezza della propria visione di uomini e di poeti.

Consigliatissimo.

 

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Alessandra Di Gregorio

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