Parole di fuoco – ardere, amare

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Parole di fuoco. Ardere, amare
Autore: Montanari Daniela
Editore: Rupe Mutevole
Collana: Poesia
Data di Pubblicazione: Agosto 2010
ISBN: 8896418917
ISBN-13: 9788896418918
Pagine: 64
Reparto: Narrativa italiana

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(estratto)

La nebbia

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Non minaccia

ma cambia umore all’improvviso, acceca.

È come la rabbia.

Non è esuberante, non mette allegria, costringe,

eppure accoglie:

è come un prete.

Piuttosto si fa seria, sbuffa, e poi tace

e il frastuono del traffico

diviene un suono attutito.

Non è un’amica, somiglia di più a una parente

fa parte del tutto,

del luogo e soprattutto dei ricordi.

C’erano anni in cui grazie

al suo espandersi completo

gli amanti potevano abbracciarsi

a due passi da casa.

Diveniva una complice discreta

che avvolgeva

e custodiva:

segreti e sbornie, rabbia e desiderio

voglia di scappare e di restare.

Un miscuglio di caldo e freddo,

come una miscela di tanti caffè…

l’odore è forte,

ma rischi di non dormirci la notte.

Nelle campagne regnava sovrana,

le avvolgeva e divenne così ‘la bassa’

e nelle città era un po’ come un monumento,

veniva ammirata.

 

Parole di fuoco, di Daniela Montanari, edito da Rupe Mutevole Edizioni, raccolta poetica piuttosto eterogenea.

 

Nella Premessa, l’Autrice dichiara, parlando di sé, il suo amore per la poesia e al contempo la necessità, per ognuno, di accedere alla stessa, quale luogo ospitale, in cui, sempre a sua detta, non è così difficile giungere. Come darle torto? Certo, in realtà è più facile a dirsi che a farsi, perché – e ne abbiamo le prove – avere senso poetico è un conto, fare poesia vera è tutta un’altra storia… Non dimentichiamoci che ogni essere umano è fornito di sentimenti. Non per questo ogni persona al mondo è in grado rendere un atto o un sentore, un atto od un sentore poetici.

La Montanari, infatti, a questo proposito, eccede in ingenuità principalmente a livello tematico ed espressivo (in generale ‘stilistico’), due pecche piuttosto rilevanti, che privano di un vero stile le liriche più ‘deboli’. Eccede in ‘colloquialismi’ e venature di ‘parlato’ – come a dire che non canta ma parla sulla musica – e si rapporta al testo poetico come a quello in prosa (trovo apprezzabile tuttavia la spontaneità, l’ingenuità, la leggerezza). In sostanza, più che verseggiare, l’Autrice scrive, affabula, gioca a fare il cantastorie, ‘recita ad alta voce un libro per bambini’, ‘fa le facce’, e per questo l’intento poetico viene tradito proprio nel momento in cui va a metterlo per iscritto.

Molte volte manca un adeguato calibro anche per quanto riguarda la tempistica del segno (un buon poeta ha prima di tutto pazienza rispetto alle proprie fonti di energia ed ispirazione – aspetta che il verso abbocchi, non va a cercarlo per forza né si accontenta del primo che ha preso, e sa soprattutto cosa tenere e cosa eliminare). L’Autrice non si prende i giusti tempi per elaborare e tradurre il pensiero, dunque si affanna ad andare di getto e questo la penalizza in più di un caso. Cosa spinge la Montanari in questo senso? Probabilmente una buona verve e un entusiasmo invidiabili, ovvero nulla di così irreparabile. Se mettessimo a confronto, però, queste poesie con uno dei suoi libri in prosa, riscontreremmo che il secondo ha più senso poetico delle prime. Ciò che allora viene in mente è che l’Autrice in verità è una buona narratrice. Tant’è che sfogliando una o più volte la sua raccolta, è possibile rintracciare qui e lì testi davvero apprezzabili come l’estratto di cui sopra. Solo quando cioè l’ispirazione è tale e tanta da gratificare appieno il suo bisogno di creare intorno al testo un contesto, un manto di spessore e trasversalità, ella realizza il suo personale senso estetico della poesia da lei intesa.

Dalla sua ha di sicuro una buona ricchezza verbale che le permette di evitare di girare a vuoto con un lessico che vada a compromettere i passaggi più ‘poveri’. Al tempo stesso, però, è proprio nell’eccesso di verbosità che ella tende a perdere, tant’è sfuggente, un tono più autenticamente poetico ed estetizzante in senso stretto.

Tra le tematiche care all’Autrice, la sua città, Bologna, l’amore, la condizione della donna, il rapporto col sesso maschile e col proprio Io.

 

Alessandra Di Gregorio

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