Tutto di te tranne il vento

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Tutto di te tranne il vento
Autore: Scriboni Paolo
Editore: Rupe Mutevole
Collana: Trasfigurazioni
Data di Pubblicazione: Maggio 2010
ISBN: 8896418704
ISBN-13: 9788896418703
Pagine: 58
Reparto: Narrativa italiana

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Tutto di te tranne il vento è il racconto di quando l’universo adulto incontra sui banchi di scuola quello adolescente, e cerca di capirlo e conoscerlo piuttosto che – al solito – schiacciarlo e ingabbiarlo. In altri termini conformarlo. Un prof che solo all’idea di esser chiamato ‘prof’ si mette a ridere e ha comunque tra le mani un ruolo importante. Investito a trentadue anni di una missione, per così dire (la supplenza per la cattedra di Storia in un liceo romano).

Paolo Scriboni non è nuovo a storie dal carattere mite ma significativo, e si cimenta, in Tutto di te tranne il vento, tra le altre cose, anche in una storia d’amore delicata e trasparente.

Come anche altrove, Egli vela, con la consueta eleganza, di profondo senso, passaggi dal tratto non spiccatamente letterario – né nelle intenzioni né nelle risultanze – in grado, però, di giungere dritte al Lettore senza mai risultare intrise di nostalgici patetismi e/o paternalismi.

Quello che risulta da una prima lettura è senza dubbio, come anche in altri libri dell’autore, una componente umana molto spiccata; dunque il testo, per quanto brevissimo e svincolato dai soliti problemi di trama perché articolato in una serie di mini-capitoli a cornice (la forma letteraria prescelta assomiglia più a quella diaristico/discorsiva che a quella narrativa tout cours), si ‘limita’ a farsi apprezzare per le singole doti caratteriali dell’autore, più che narratologiche in senso stretto. Vale a dire che l’Autore si preoccupa di essere, più che di apparire, e laddove evidenti difficoltà di affabulazione potrebbero addirittura impedire alla storia di essere raccontata, Egli si fa sempre più trasparente e aderente al senso morale ed emotivo di ciò che sta raccontando.

Il terreno nel quale si addentra Scriboni è comprensibilmente già molto solcato da tutta una letteratura, specie contemporanea, dei buoni sentimenti e delle storie ‘leggere’ più o meno a lieto fine. Qui, diversamente che altrove, abbiamo principalmente il senso dell’innamoramento – tanto nei confronti della vita che di una donna in particolare – e sarà difficile provare biasimo verso quella che è la storia d’amore di un professore, Federico, con una studentessa pressappoco diciottenne, Sashi. Perché i contorni di questa storia piana di un’innocenza quasi disarmante, restano tenui apposta. A spiccare, inoltre, è il radicato senso della riflessione in questo giovane protagonista, che è capace di risultare sempre al colmo dei pensieri, sempre alla ricerca della felicità delle piccole cose.

Certo, ci si aspetterebbe un dettato più disteso. Una storia raccontata per filo e per segno. Una vera narrazione, più che un racconto dal taglio perlopiù descrittivo/riassuntivo, ma, e questo si percepisce in più d’un’occasione, Scriboni è l’autore delle intenzioni, non delle molte parole. I suoi libri possono essere più o meno criticabili da un punto di vista generale e di scrittura, ma mai dal punto di vista emozionale.

Tutto di te tranne il vento, infatti, è la sua ennesima prova dove animo umano, sentimenti e fragilità, sono protagonisti indiscussi e difficilmente, alla luce di questo, gli si potrebbero rimproverare le mancanze strutturali dei racconti che va a pubblicare.

 

(estratto)

«Sashi, credo che bisogna cercare di convivere con le proprie diverse anime, con le scissioni che in alcune persone sono infinitamente più presenti che in altre… Tu sei così. Devi imparare ad accettarti. Continueranno ad esserci sconvolgimenti interiori che ti provocheranno malesseri infiniti, ma saranno figli legittimi di quelle emozioni che tu sai vivere, che tu e pochi altri potete vivere, con il cielo a due passi e le nuvole un po’ più in basso.» Le sue lacrime stavano a indicare ferite profonde, spesso cauterizzate con il ‘sale’ del pianto,e per questo mai completamente cicatrizzate. «È difficile per me trovare i giusti equilibri. Tu riesci a farmi stare su quel filo senza cadere… ma per quanto potrà essere così? Per quanto tempo ci sarai… o forse per quanto tempo io ti permetterò di esserci?» Avrei voluto dire che io ci sarei stato per sempre… a lei… a lei che considerava ‘sempre’ un avverbio di tempo non associabile ai rapporti tra le persone.

 

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Alessandra Di Gregorio

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