Impotenti

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Impotenti
Autore: Ziccarelli Vincenzo
Editore: Pellegrini
Data di Pubblicazione: Luglio 2008
ISBN: 888101484X
ISBN-13: 9788881014842

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Il romanzo di Ziccarelli, a leggerlo senza malizia, ovvero senza considerazioni circa l’intenzionalità o meno delle scelte tematiche operate dall’Autore, né la volontà di critica sociale così in voga nel romanzo italiano moderno, appare sin dalle prime un concentrato di attualità così straordinario da far pensare, data la distanza intercorsa tra la sua stesura e la pubblicazione, che l’Autore non sia stato un veggente, quanto piuttosto che in Italia non è cambiato niente nell’arco di quarant’anni.

Paolo è un giovane insegnante disoccupato di origine cosentina; vive con la sorella e il cognato dopo la morte dei genitori, dipende da loro per la sussistenza quotidiana. Poi fa il colpo della vita: una vincita milionaria al totocalcio. Trecento milioni di lire per scarabocchiare una schedina. Da qui in poi è tutto un riflettere la nuova condizione (Paolo dice che si darà semplicemente della vernice per coprire i buchi e le crepe, la darà a sé e a tutto ciò che possiede) rispetto al vecchio, rispetto alle città, alla Calabria, all’Italia tanto misera e al tempo stesso assetata di novità e privilegi facili, riscosse sociali e finanziarie.

L’Autore è un romanziere molto attento, la sua caratura artistica è concretamente letteraria; è un narratore moderato. Dopo aver saputo che è anche e soprattutto autore teatrale, ho trovato conferma rispetto a certi sentori percepiti sin dalle prime, quando Paolo è di fronte alla folta schiera di giornalisti, per esempio, in casa della sorella, e questi lo riempiono di domande e a loro volta sono pieni di aspettative, circa cose come “Cosa se ne farà adesso della sua vincita milionaria?”. La maniera in cui Egli contrappone Paolo e i giornalisti e la trovata ironico/grottesca che escogita per rispondere a tutti in modo differente senza scontentare nessuno, è assolutamente teatrale, farsesca, forse anche patetica. Paolo è una maschera e sa di indossare quegli abiti, anzi, lo fa di proposito, perché la verità è una merce rara (suo cognato lo mette in guardia) e i soldi non gli consentono la verità, ma lo obbligano alla prudenza. Le improvvise attenzioni del suo prossimo lo lasciano interdetto e frustrato, perché egli è un pensatore, ha una istruzione che lo difende dalla miseria vera, e non è attaccato alle cose venali; è in grado di fare anche della filosofia sulla povertà e sulla ricchezza sopraggiunta, ma l’amaro di essere lo stesso pur visto con altri occhi persino dai detrattori, gli dà la triste conferma che i suoi conterranei e non, in generale gli esseri umani, non mirano a una reale evoluzione quanto piuttosto a un mero cambio di condizione sociale. A prescindere dai meriti, a prescindere dai significati.

Le aspettative sociali nei suoi confronti di colpo si fanno molto alte. Tanto ricchi che poveri si contendono la sua attenzione – e gli dicono che farne dei suoi soldi. Trattato come un pezzente, troppo povero persino per essere assunto da qualche parte, si ritrova a viaggiare in quell’Italia piena di esuli meridionali, ognuno partito con un carico di sogni diverso, e un bagaglio di problemi identico. Da ogni città ci fornisce una cartolina spesso impietosa, anche se teneramente smaliziata e profondamente umana, di quella che è la realtà italiana pronta a dispiegarsi davanti ai suoi occhi, che restano gli stessi, anzi approfondiscono forse con più lucidità e coerenza di prima, la difficile situazione in cui versano le classi sociali più svantaggiate, vittime (o forse auto-ingannatesi) del venir meno della speranza di riscatto, del servilismo cui il Mezzogiorno versa e verserà ancora, per la concomitanza di una mentalità retriva che favorisce la speculazione dei potenti.

Il libro è stato scritto nel 1963. Viene da chiedersi – volendosi fare una domanda retorica – com’è che oggi stiamo ancora parlando delle stesse cose, e non per doveri di trama, ma di cronaca e di riflessione generale e personale…

 

Alessandra Di Gregorio

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