Guardate gli uccelli del cielo

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Titolo: Guardate gli uccelli del cielo
Autore: Pinto Sebastiano
Editore: VivereIn
Data di Pubblicazione: 2011
ISBN: 8872633745
ISBN-13: 9788872633748

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Il breve manualetto di Sebastiano Pinto, presbitero dell’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni e insegnante di esegesi dell’Antico Testamento, edito da VivereIn, è un piccolo concentrato di rimandi alla componente animalesca presente nella letteratura biblica.

Scopo del volume non è approfondire la complessità delle metafore zoomorfe presenti nella Bibbia o nelle parallele letterature antiche, col rischio di non essere mai completamente esaustivi e di addentrarsi in uno studio pluridisciplinare interessantissimo ma voluminoso… La volontà dell’Autore pare essere una volontà molto più semplice, relativa più che altro alla necessità di fornire in breve una summa di quelli che sono i riferimenti più immediati e facilmente rintracciabili all’interno della Bibbia, proprio alle creature di Dio per eccellenza: gli animali.

La letteratura di ogni tempo adotta gli animali, sia come attivi protagonisti che come agenti più passivi, per porre sotto allo sguardo del lettore fatti e atteggiamenti, offrire una morale, una considerazione… Tutto questo concorre poi, nel tempo, a costituire un immaginario – tanto individuale che più spesso collettivo – da cui attingere anche a posteriori verità più o meno fondate, insegnamenti, motti e modi di dire.

Facendo risalire determinate caratteristiche o atteggiamenti proprio agli animali, si cerca di dare una parvenza di “scientificità” alla metafora, in quanto è fuori d’ogni dubbio che nel parallelo tra regno animale e umano, i due vengono accostati in base a qualità morali o fisiche accertabili. Così, nel tempo, noi continuiamo ancora ad associare all’agnello la purezza e il candore, all’aquila la forza, la lealtà e la capacità indagatrice e alla colomba l’ingenuità…

In sostanza, si può notare come nella Bibbia e nella letteratura antica – specie quella orientale e medio-orientale – lo studio o comunque l’attenta osservazione dell’animale, permettesse una migliore associazione tra quell’elemento e l’elemento che si voleva rappresentare, ma oltre a essere interessanti serbatoi culturali e letterari, tali testi diventano importanti anche da un punto di vista meramente zoologico, perché permettono di retrodatare le apparizioni di una specie piuttosto che un’altra, semplicemente descrivendo una scena di vita e un posto. Particolarmente questo vale per tutto ciò che ruota attorno al tema dell’agnello; gli ovini, in assoluto, sono gli animali più nominati… Il pretesto è sicuramente quello nobile, che vede coinvolti tali animali – assieme alle capre – nelle metafore più antiche relative alle caratteristiche di Cristo (definito non a caso l’Agnello immolato per noi) e della Passione, ma a voler allargare un po’ l’orizzonte, ci si rende subito conto che non poteva essere altrimenti, dato che l’allevamento ovi-caprino permetteva il sostentamento della popolazione mediorientale nei tempi presi a riferimento nelle Scritture.

Alessandra Di Gregorio

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