Intervista a Massimiliano Russo

intervista a Massimiliano Russo, autore di RACCONTI DELL’ALBERO ROSSO
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Scrivere. Perché?

Io credo che se uno che scrive arriva a farsi questa domanda dovrebbe prendersi una pausa, a me in questo periodo non va proprio di prendermela.

Scrivere. Cosa?

Il Cosa forma un legame inscindibile con il Come, fra Cosa e Come c’è uno di quei rarissimi amori che non finirà mai, pensa che Cosa parla sempre di Come e Come parla sempre di Cosa io voglio solo che stiano bene insieme e di questo mi preoccupo tanto.

Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

Io non mi pongo e neanche mi propongo, propongo i miei scritti

Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro? Come ti senti adesso?

Questa non è la mia prima pubblicazione, prima della prima non ero costretto a vedere i mie scritti come dei prodotti, e neanche ora, non credo si cambiato troppo. Sicuramente nel corso del tempo si ha la possibilità, la voglia o la necessita di c (…?)

Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, quali useresti e perché?

Teneri, lirici, deliziosi

Modelli, forme, criteri e scelte. Cosa ti guida, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

In questo libro cerco di rendere il flusso delle scrittura, il più vicino possibile al flusso della lettura, in specie cerco di accompagnare il lettore con l’aiuto di rime, assonanze, allitterazioni e un tipo di sintassi che riesce a raccontare una storia con pochi punti e molte virgole, dall’inizio alla fine del racconto tenendogli sempre la mano, sperando che lui non la lasci, potrebbe perdersi.

Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? Scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

Poche sono le cose che non meriterebbero il ricorso alla penna e molte sono quelle che finiscono sulla penna di tutti, io cerco di rimaneggiare i contenuti della mia esperienza e tramutarli in personaggi storie e situazioni in maniera tale da

Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera? Qual è la tua sensibilità d’artista? Parlaci della tua esperienza diretta.

Difficilmente ho la sensazione che un’opera sia finita, non aiutano le parole finite sulla carta come le mie immagini che finiscono sullo schermo, avrò la sensazione di aver finito un’opera quando smetterò di scrivere e di girare, certo mi affeziono ai personaggi, alle storie che scrivo e forse proprio per questo non li considero conclusi fino a quando non lo sarò anche io e fino a quando non ci sarà più nessuno a leggerli, un opera è tale solo in base alla sua ricezione, un libro senza lettore non esiste cosi come un film senza spettatore.

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