Le bestie. Kinshasa serenade

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

.

.

Titolo: Le bestie. Kinshasa serenade
Autore: Lorenzo Mazzoni
Editore: Momentum Edizioni
Data di Pubblicazione: 2011
ISBN: 8890534028
ISBN-13: 9788890534027

.

Decido di leggere l’ennesimo libro di Mazzoni (mi piace avere la possibilità di seguire un autore nel tempo) la sera, prima di dormire, e commetto un errore (nel senso che certamente non ha conciliato il sonno), ma tant’è, è così snello, nella sua forma, che in due notti lo finisco e anzi, posso anche scegliere di centellinarlo.

Il romanzo è in verità un reportage che si spaccia per romanzo, e ha poco o nulla di finzionale; è una precisa denuncia. Non si tratta di un libro che apri e chiudi a caso e lasci a prendere la polvere; una volta iniziato, sai che devi terminarlo. Non tanto per sapere “come va a finire” – dato che di favola moderna non si tratta (tutt’altro…) – ma per vedere fino a che punto l’Autore è stato in grado di arrivare. Chi scrive, certamente non è esente dai sentimenti, pure se decide di non esternarli…

Dovendo presentare ai lettori il testo, anche a coloro che di situazione politica e sociale in Africa sanno ben poco (e comprensibilmente non vogliono saperne), bisogna almeno rendere chiaro chi sono le ‘bestie’. Il resto viene da sé.

Sebbene qualche pecca sia rintracciabile in piccoli refusi random e in una formattazione del testo e relativa impaginazione non esattamente all’altezza di un libro stampato con gli odierni mezzi, non è sulla forma che ci soffermeremo; è solo attraverso la parola molto circostanziata dell’Autore, che entriamo in un universo che sconvolge anche la più blanda sicurezza relativa alla civiltà moderna.

Il senso di ribrezzo, terrore, incredulità e sgomento, che accompagna l’annichilente realtà di un’Africa dominata da porci interessi e dalla mano bestiale che versa sangue su strade in cui pure la polvere ha un dna, è la sensazione avvolgente che domina e dominerebbe non solo ogni lettore, ma anche ogni europeo o altro civilizzato sulla faccia della Terra.

Mazzoni, con estrema sintesi, senza fatue ricercatezze, una ottima scelta della distribuzione dei capitoli – assai brevi e concisi, e nel complesso numerosi rispetto alla piccola mole del volume, come a voler accendere vari focus su una lunga serie di cose, senza impelagarsi in vicende da scuola di scrittura, tipo “trama, intreccio e così via” – spiega chi sono gli attori dell’infinito palcoscenico di sangue a Kinshasa, calibrando attentamente lo spazio destinato a ognuno di essi.

In sostanza il Narratore prende un ristretto campione di umanità e lo inquadra all’interno del contesto, a volte zoomando in avanti a volte indietro, restituendo con efficacia il senso complessivo – per quanto possibile – della situazione che ha scelto per tema. I personaggi nascono e muoiono nel libro in modi differenti; chi concettualmente, chi solo fisicamente, mentre alcuni in effetti non sono mai nati davvero. Harold, sprezzante medico europeo finito all’inferno, credo rappresenti una più che onesta chiave di lettura del quadro: con Harold abbiamo la ‘visione’. Emblematico il suo ultimo dialogo con Cristobal, il reporter che incarna alla perfezione lo straniamento tipico di chi non ha la più pallida idea di ciò che sta facendo nel posto più improbabile per fare veramente qualcosa. Dal desiderare uno scoop e una denuncia sociale di ordine mondiale, all’avere incubi e vomito per aver visto i corpi straziati di esseri umani sbudellati dai propri simili, in Africa può essere questione di attimi. A differenza di Cristobal, Harold, ci si cala fino in fondo nello schifo, per espiare, sapendo di poter morire, vivendo con l’odore della violenza ogni giorno, non piegandosi mai. Fino alle conseguenze estreme, perché tutti siamo fatti di carne e la legge delle bestie è che non c’è legge e muori senza ragione, fanno del tuo corpo scempio, in un modo o nell’altro.

Un pugno di medici cerca di salvare il salvabile, in una latrina a cielo aperto; il quartiere dei bianchi come avamposto dei ricchi, dei giornalisti europei e di una presenza militare dispiegata a proteggere il niente; un bordello nel bordello; interessi capitalisti, marziali; scenari che neanche nel più spinto dei film horror… e soprattutto sangue e cadaveri, ma non come ce li immaginiamo, a forza di malattie e denutrizione spinte… Cioè non solo. La violenza è cruda. Efferata, gratuita, animale. Famelica, assuefatta. Totalmente fuori controllo, eppure in qualche modo asservita a qualcosa. Alla fame indotta da altri per produrre più morti e meno gente a cui rendere conto. Per arrivare a far auto-implodere, finalmente, un Paese in cui vivono bestie facilmente suscettibili al sangue.

L’Africa, benché agli occhi dei potenti – stranieri e non – appaia ancora come un infinito serbatoio di ricchezze (diamanti, minerali, petrolio, organi), in realtà, e senza neanche troppi complimenti – come dice Mazzoni che non c’è stato, e come racconta soprattutto la tragedia silenziosa che non lasciamo penetrare fino alle nostre terrorizzate orecchie – è solo un pozzo di merda in cui compiere atrocità, stupri, cannibalismo, insomma efferatezze su cui non serve a molto fare i nostri soliti intellettualismi.

Alessandra Di Gregorio

About these ads

One Trackback to “Le bestie. Kinshasa serenade”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: