Alessandra Di Gregorio

Archivio per la categoria ‘intervista agli editori’

Intermezzi Editore

In Alessandra Di Gregorio, case editrici, intervista agli editori on 30 Aprile 2009 at 14:09

Oggi intervistiamo gli amici di Intermezzi Editore. Ringrazio Chiara Fattori per la disponibilità.

—— intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunta a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Molto semplicemente perché era il mio sogno, e forse, anche se non so se ci credo davvero, il mio destino. Amo i libri fin da bambina. Ho amato leggerli e studiarli. Mi sono laureata in lettere e ho fatto un tirocinio in casa editrice. Poi con Manuele e Attilio abbiamo pensato che potevamo provare a realizzare qualcosa di nostro, abbiamo messo insieme le nostre esperienze, gli studi e le capacità e ci abbiamo provato.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

Soprattutto a intuito. Leggo tutto quello che arriva e scelgo quello che mi piace. Per ora la nostra casa editrice non ha una linea editoriale ben definita. Ci siamo indirizzati verso il tema del viaggio (con il nostro primo libro, Slowtuscany), dell’intercultura (L’intervallo, Gente di Mumbai) e dell’intermedialità (il progetto WebSite Horror).

A: Fare l’editore. In che modo? (non a livello burocratico ma a livello tuo personale, metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua linea di condotta (anche morale) e il tuo pensiero.

Nessuna richiesta di contributo editoriale; massimo rispetto per le opere e chi le ha scritte, quindi editing accurato, giusto riconoscimento dei diritti d’autore, attenzione nei confronti dei desideri e delle aspettative degli autori; infine dialogo con i lettori, i nostri primi e veri interlocutori.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

La nostra casa editrice nasce in Toscana, dalla passione e anche un po’ dalla frustrazione di tre laureati precari, si colloca tra la piccola editoria coraggiosa che ha scelto di pubblicare non a pagamento e che cerca di farsi conoscere sfruttando soprattutto le potenzialità della rete.

A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Dopo aver scelto il testo contattiamo l’autore, prima di sottoporgli il contratto cerchiamo di incontrarlo e parlare del libro: lì comincia il lavoro, dalle parole dell’autore, da come mi presenta la sua opera e mi parla delle sue aspettative, incomincio a lastricarmi mentalmente la strada che percorreremo in seguito. Il primo contatto con l’autore è il momento più importante secondo me: è lì che avviene la scelta. Può capitare anche che si decida di non percorrere quella strada. Se invece si sceglie di farlo il cammino non sarà mai uguale per tutti: ogni autore e ogni libro ha il proprio.

A: Spiegaci la filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

Tanto passaparola, soprattutto in rete: non possiamo permetterci altro tipo di pubblicità per il momento. Poi comunicati, contatti con i media, quelli che riusciamo a raggiungere, e presentazioni. Le presentazioni soprattutto sono un’occasione di condivisione importantissima: l’incontro tra l’autore e i lettori, parlare insieme dell’opera, poter far vedere personalmente e con la propria voce il lavoro e il prodotto frutto di questo lavoro è sicuramente efficace e emozionante.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

Slowtuscany, di Damiano Andreini.

A: Il tuo rapporto personale con gli Autori e con gli Esordienti in particolare.

Come ho già detto, ogni autore è storia a sé. In generale cerco di instaurare rapporti informali e amichevoli, senza però creare confusione per quanto riguarda i ruoli. Gli esordienti non sono poi così diversi dai non esordienti. Per loro, certo, tutto è nuovo, ma a dir la verità lo è anche per me, io stessa, dopo soli cinque libri pubblicati, credo di potermi ancora considerare niente più che un’editrice esordiente.

A: Quale libro ti piacerebbe aver editato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

Il partigiano Johnny, con Beppe Fenoglio ancora in vita.

A: Tre consigli per chi scrive: cosa diresti ad un giovane in cerca di editore.

A un giovane, ma anche a un non più giovane, in cerca di editore, direi di leggere tanti libri, quanti più riesce a leggerne, di rileggere tante volte quello che ha scritto prima di proporlo a una casa editrice e di non rivolgersi mai, nemmeno in ultima scelta, all’editoria a pagamento.

Gattogrigio Editore

In Alessandra Di Gregorio, case editrici, intervista agli editori on 15 Aprile 2009 at 07:09

Oggi parliamo con Gattogrigio Editore, che ringraziamo per la disponibilità.

——- intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunto a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Avevo già pubblicato un mio libro nel 2005, una truffa. Al di là dei soldi che avevo recuperato da amici e da qualche sponsor, il libro non aveva la benché minima distribuzione. L’editore si era limitato a stampare il libro senza nemmeno tanta grazia, mi aveva consegnato le copie, e buonanotte al secchio. Ci rimasi male, per due anni ho fatto niente, le copie le avevo distribuite a parenti a amici e consideravo conclusa la mia attività letteraria. Invece, nel 2007, un amico si mise a pretendere da me un altro libro. Scrissi tra maggio e giugno una manciata di racconti e mi misi all’opera per pubblicare. Di soldi non ne avevo e alcuni editori (a pagamento) erano disposti a pubblicare dietro compenso, senza neppure aver letto i miei pezzi. Ricordo un editore di Siracusa, mi mandò un contratto già firmato, dovevo solo apporre la mia firma, inviare 3500 euro e cedere i diritti. Ricordo che cercai l’editore su internet e sulle pagine bianche, non ne esisteva traccia. Con la mia compagna Nadia, decidemmo quindi di tirare uno scherzo all’editoria italiana. Inventammo una casa editrice fasulla, che aveva una linea editoriale fasulla, ci inventammo un formato, e ci inventammo pure una licenza copyleft. Stampammo 100 copie a spese nostre, spendendo solo 200 euro. Per rientrare ponemmo un prezzo di 2 euro a copia e cominciammo a distribuire. Dieci copie finirono anche in una libreria di Castiglione (http://www.mrlibro.it/), e lì una copia finì nella mano di un ragazzo abruzzese da poco trasferito in paese. Il libro gli piacque tanto che mi contattò e mi chiese di questo fantomatico editore. Gli dissi che l’editore non esisteva, che era una balla. Ci pensammo e decidemmo che non esistere non voleva dire che non sarebbe esistito mai. Era nato il Gattogrigio Editore.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

Siamo in tanti, i soci della Gattogrigio – che si presenta come associazione culturale senza fini di lucro e apolitica – e qualche amico di Roma o di Bologna. Quando ci arriva del materiale da visionare, lo vagliamo e scegliamo quello che ci appare il meglio. Nel tempo siamo cresciuti, dai primi esperimenti e dalle pubblicazioni di amici, siamo finiti a leggere materiale che ci arriva da tutta Italia. Ora che siamo cresciuti, abbiamo capito che una piccola casa editrice senza fini di lucro può avere solo un senso per esistere, la qualità delle sue pubblicazioni.

A: Fare l’editore. In che modo? (non a livello burocratico ma a livello tuo personale, metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua linea di condotta (anche morale) e il tuo pensiero.

Il mio pensiero, che è condiviso da tutti i soci è molto semplice: solo la qualità resta, solo la qualità rende interessante un lavoro dove si perde molto tempo senza ricavarci un soldo.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

Dove si colloca la nostra casa editrice? Insieme a tutte quelle case editrici senza fini di lucro, che pubblicano in copyleft non per propagandare idee politiche, ma perché credono che la cultura debba essere libera e di qualità. Quante ce ne sono?

A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Dopo che un testo è stato scelto, l’editing nasce con l’autore, attraverso quello che si potrebbe chiamare un lungo braccio di ferro. Nadia cura la formattazione e la grafica, Fabio Alessandria è il nostro esperto per quanto riguarda le poesie, è un tecnico, preciso fino alla paranoia. Ma per arrivare a questo bisogna vincere la selezione, nove cose su dieci finiscono nel cestino.

A: Spiegaci la filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

La cosa migliore è la serata di presentazione, dove l’autore conosce e si fa conoscere al suo pubblico, facciamo un tour fra tutti quelli che ci invitano, locali, librerie. Solo con l’autore davanti, un lettore si può rendere conto di cosa va a compare. Pur con il nostro prezzo, abbiamo visto che se nessuno conosce l’autore, nessuno compra. Tieni conto che non abbiamo una distribuzione in senso classico perché andrebbe a incidere troppo sul prezzo di copertina, si conta sul passaparola e sui siti web nostri e di quelli che ci ospitano.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

Il mio, La piramide, cinque raccontini divertenti.

A: Il tuo rapporto personale con gli Autori e con gli Esordienti in particolare.

Guarda, ce n’è di diversi tipi, ma di base c’è chi capisce il progetto e chi non lo capisce. Chi lo capisce partecipa, propone, diventa un collaboratore, talvolta  assiduo, talaltra saltuario, ma sempre prezioso. Chi non capisce, non si fa più vedere e nemmeno si cura del suo libro.

A: Quale libro ti piacerebbe aver editato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

Il panorama italiano è vasto e desolato, voglio dire che offre tanta roba uguale a se stessa, è quella che Torodov chiama letteratura narcisistica, che si copia vicendevolmente, sembra un unico enorme romanzo d’appendice fatto di persone sofferenti e sensibili, ma alla fine solo incentrate su loro stesse. Una pena. Di veramente valido trovo solo autori stranieri ultimamente come Bolaño, una scoperta recente per me. Fabio Alessandria l’ho pubblicato volentieri, in lui c’è una ricerca molto profonda su un italiano che volutamente si distacca dalla lectio fiorentina e riscopre l’italiano lombardo come il Gadda dell’Adalgisa, ma nitido e pulito come Arpino. E pure Gianni Papa è bravo, un talentaccio il suo, riesce a costruire un universo letterario che assomiglia molto all’Italia di oggi vista da un campano incazzato, coltissimo e che odia ogni forma di retorica.

A: Tre consigli per chi scrive: cosa diresti ad un giovane in cerca di editore.

Leggere leggere e leggere. Questo manca oggi a tanti che si improvvisano scrittori. Per me la scrittura è come il pianoforte, ci vogliono dieci anni per un diploma e si continua a studiare per tutta la vita. È l’unico modo questo per imparare a scrivere. Non dico di imitare gli altri, dico di trovare la propria voce, farla uscire, pulirla da tutte le incrostazioni, dai luoghi comuni, dal blabla dei politicanti, degli opinionisti, per trovare la propria lingua. E poi vivere all’estero, aprirsi al mondo, l’Italia è un paese per vecchi, un paese di furbi e la furbizia, che come dice Shakespeare, è l’unica virtù dei deboli.

I Sognatori

In Alessandra Di Gregorio, case editrici, intervista agli editori on 17 Febbraio 2009 at 11:09

Oggi parliamo con l’editore Aldo Moscatelli de I Sognatori.

———— intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunto a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Per passione. E per rabbia. Passione nei confronti dei libri, rabbia nei confronti di un sistema editoriale che ho sempre detestato, e che ho avuto modo di conoscere nelle sue mille contraddizioni in qualità di scrittore esordiente (dieci anni di militanza non si dimenticano da un giorno all’altro). Ero incazzato nero, sai? Stanco di ricevere (e di veder ricevere da altri scrittori esordienti) i soliti complimenti accompagnati dalle solite richieste di contributo, sei mesi dopo aver raggiunto il traguardo della laurea mi sono rimboccato le maniche e ho deciso di fare qualcosa di concreto per auto-promuovermi e – al contempo – cambiare nel mio piccolo il sistema.

Mandare a quel paese l’editoria a pagamento, rifiutandomi di pubblicare con essa, è stato il primo passo. Fondare una casa editrice NON a pagamento è stato il secondo.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

La mia linea editoriale è semplicissima: leggo tutto quello che mi viene spedito (romanzi e raccolte di racconti), opero una rigida selezione e pubblico soltanto quello che mi convince. Devo investirci un bel po’ di soldi senza chiedere un centesimo all’autore, dopo tutto. Cerco di mediare oggettività e soggettività, per cui chi non sa tenere la penna in mano e/o si limita a scopiazzare le opere altrui, non ha alcuna speranza di pubblicare con I Sognatori. Ma quella è la base.

L’unico fattore di cui non mi importa un tubo è quello commerciale. Non guardo le classifiche di vendita quando accordo la mia fiducia a uno scrittore. E chi ha letto “Lapsus” di Flavio Pagani, in particolare, sa che non racconto balle.

A: Fare l’editore. In che modo? (non a livello burocratico ma a livello tuo personale, metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua linea di condotta (anche morale) e il tuo pensiero.

E da quando in qua gli editori hanno una morale?

Io continuo a reputarmi un editore sui generis. Un diploma in ragioneria e una laurea in filosofia testimoniano forse la mia tendenza a unire “idealismo” e “pragmatismo” senza che il primo prevarichi sul secondo, e viceversa. Sono aperto al dialogo e allo scambio di idee, rifletto sui consigli che mi vengono forniti e ho un bellissimo rapporto coi miei lettori. Lavoro come uno stacanovista pur nutrendo un profondo pessimismo nei riguardi del futuro della piccola editoria. Le risorse emotive le ho terminate da un pezzo, vado avanti senza pormi problemi di alcun genere. Da tre anni ammorbo un mucchio di gente con le mie polemiche sulla richiesta di contributo, sulla logica da strozzini dei librai, sulla superbia di molti scrittori esordienti e di molti pseudo-critici e pseudo-esperti che operano in rete, sull’indifferenza del lettore medio nei confronti delle opere meno note, sugli atteggiamenti da primadonna di alcuni giornalisti (gli unici a poter percepire lo stipendio pur recensendo un libro che non hanno nemmeno sfogliato) e così via.

Con scarsi risultati, devo dire. Ma questo non ha importanza.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

Come accennavo in apertura di intervista, inizialmente desideravo promuovere me stesso come scrittore e al contempo pubblicare altri autori ingiustamente snobbati dal sistema editoriale. Il citato Flavio Pagani, ad esempio, ha raggiunto l’agognato traguardo della prima pubblicazione dopo aver atteso invano dieci anni. Tutto lascia supporre che se non fossi arrivato io a concedere una chance al suo bellissimo romanzo, “Lapsus” sarebbe rimasto per omnia saecula seaculorum in un cassetto polveroso: un danno incalcolabile per chi ama la letteratura innovativa e coraggiosa.

Quanto alla seconda parte della domanda, non è possibile collocare I Sognatori in un punto determinato del panorama editoriale. C’è la micro-editoria, la grande editoria, la piccola e media editoria, e poi c’è I Sognatori.

Non è un inutile vanto, è la realtà dei fatti.

A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Con gli autori sotto contratto lavoro praticamente in simbiosi. Rilevo eventuali difetti e ne discuto con loro, in un rapporto di reciproco rispetto. Senza mai dimenticare che i ruoli sono diversi e le competenze anche. Non ci sono filtri, niente consulenti o editor: nessuno meglio dell’autore del libro, e dell’editore che intende pubblicarlo, può sapere in quale modo è giusto che l’opera faccia il suo ingresso nell’affollatissimo mercato editoriale.

A: Spiegaci la filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

L’editore medio si affida a un ufficio stampa che ha il compito precipuo di reclamizzare il prodotto. Un tempo ci si limitava ad organizzare presentazioni apposite, a far girare il libro nelle Fiere e (nel caso) in eventi correlati alla tematica dell’opera. Senza dimenticare la partecipazione ai concorsi, la pubblicità (rara, perché costosissima) sui giornali, in radio e in tivù, e chiaramente la distribuzione in libreria, curata dalla figura del promotore (quello che si assicura che l’opera sia presente nella data libreria, e negli appositi spazi, tipo la vetrina o le pile fronte-cassa)

La rete internet ha cambiato il volto della promozione editoriale. Oggi la pubblicità avviene in molti altri modi. Sono nati i booktrailer, i siti, i blog, i forum, MySpace e FaceBook. Manna dal cielo per la piccola editoria, almeno all’apparenza. Il problema è che in molti casi all’aumento esponenziale della visibilità non ha fatto seguito un concomitante aumento dell’interesse concreto da parte dei fruitori. E quando parlo di “interesse concreto” intendo quello che poi si tramuta in acquisto.

Forse è per questo motivo che alcune case editrici ricorrono sempre più spesso al fake, ovvero alla recensione entusiastica ma fasulla (scritta da gente appositamente retribuita, o comunque implicata nell’attività della casa editrice), oppure all’anonimo navigante che fingendo distacco e un improbabile atteggiamento super partes, incensa la casa editrice “Y”… pur essendo un autore o un dipendente della casa editrice “Y”.

Per quanto riguarda I Sognatori, il suo approccio tenta di mediare il vecchio e il nuovo. Ci sono state presentazioni, articoli sui giornali e quant’altro. Tuttavia, cerchiamo soprattutto di esplorare strade non ancora battute. Ad esempio non conosco una casa editrice più attiva della mia, nell’ambito della blogosfera. Forse in Italia siamo stati i primi a cercare il parere diretto dei lettori, senza intermediazioni di sorta. E se consideri che i libri editi da I Sognatori sono stati richiesti anche da Paesi lontanissimi come lo Yemen, la Lituania, il Canada e le Seychelles, ti rendi conto dell’enorme potenzialità della rete, se abilmente sfruttata. Siamo una casa editrice on line, quindi fin dall’inizio si è reso necessario soprattutto instaurare un dialogo e un confronto con tutte le realtà della rete. Sotto questo punto di vista ho di che essere soddisfatto.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

“L’orologio di cenere”, del sottoscritto. Avevo bisogno di rientrare subito nei costi d’avvio, così pensai bene di editare un libro ancor prima che la casa editrice facesse il suo ingresso ufficiale in rete. Era un buon modo per presentarsi al pubblico con già un libro in catalogo. Ma quale? Ovviamente, non avendo ancora avviato il servizio di valutazione dei testi inediti, la scelta cadde su un mio lavoro.Considera inoltre che all’epoca avevo pochissima dimestichezza con le dinamiche tipografiche, e non mi pareva il caso di porre questa inesperienza al servizio di un altro scrittore esordiente.Preferii dunque rischiare in prima persona su tutta la linea. E pubblicai “L’orologio di cenere”. Avrei potuto dare alle stampe alcuni racconti (confluiti poi nella raccolta “Il cimitero dei giocattoli inutili”), ma l’idea di partire con una raccolta di novelle, che in Italia – notoriamente – tirano poco, mi spinse a optare per “L’orologio di cenere”. Scelta vincente. Forse perché romanzo scorrevole e di agevole lettura, si è comportato bene e mi ha consentito di restare in piedi per un anno intero. A distanza di quasi tre anni continua a vendere. Con gli introiti ho potuto pubblicare i libri di altri scrittori, e questo mi inorgoglisce parecchio.

Storia passata, comunque. Oggi sono editore a tempo pieno.

A: Il tuo rapporto personale con gli Autori e con gli Esordienti in particolare.

Dico sempre che “esordiente” è un aggettivo, non un sostantivo. Non esiste una categoria uniforme di individui dalle caratteristiche comuni. Alcuni scrittori esordienti sono umili e alla mano, accettano i consigli e sanno mettersi in discussione. Altri sono altezzosi, o superficiali. Alcuni mostrano una gentilezza e una sensibilità disarmanti. Altri sono dei perfetti imbecilli. Alcuni scrivono bene, altri no. Io vado d’accordo con gli scrittori che rispettano il mio lavoro. Tutto qui.

Con gli autori che pubblico ho senza dubbio un bel rapporto. Specie sul piano umano.

A: Quale libro ti piacerebbe aver editato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

“Polenta di castagne” di Iva Zanicchi, senz’altro. Ho un debito di riconoscenza nei riguardi di quel libro… momenti d’ilarità scolpiti nella memoria. Grazie Iva!

A: Tre consigli per chi scrive: cosa diresti ad un giovane in cerca di editore.

Ritorno su quanto detto in precedenza: gli scrittori esordienti in cerca di editore sono tantissimi, e ognuno di essi ha una personalità, degli scopi e determinati “mezzi/propositi/valori etici” coi quali intendono realizzarli.

A quelli che vogliono pubblicare e basta dico: tenete a portata di mano il blocchetto degli assegni e preoccupatevi poco di ciò che avete scritto, le proposte editoriali vi pioveranno addosso a prescindere.

A quelli che vogliono diventare ricchi e famosi dico: provate con le case editrici più note, ma sappiate che i metri di giudizio della grande editoria si basano ben poco sulla qualità di ciò che si è scritto. Il che potrebbe anche rivelarsi un vantaggio, per alcuni autori.

A chi vuole pubblicare senza ricorrere a un prestito bancario o alla vendita di un rene dico: rivolgetevi alle case editrici non a pagamento. Non tutte lavorano bene, ma il gioco vale la candela.

A chi desidera mettersi in gioco, e avere la certezza che il proprio manoscritto verrà letto dalla prima all’ultima riga, nonché trattato col dovuto rispetto, io dico: rivolgetevi a I Sognatori.

Neo Edizioni

In Alessandra Di Gregorio, case editrici, intervista agli editori on 8 Febbraio 2009 at 02:09

Oggi parliamo con Neo Edizioni, che ringrazio per essersi prestati.

—————————- intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunto a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Potremmo imputare la causa della nostra decisione ad una smodata passione per la letteratura oppure all’amore per tutto ciò che concerne il lavoro intellettuale dell’uomo o, infine, alla voglia di confrontarsi con un mondo così affascinante cercando di agire sulle sue regole dall’interno. Tutte cose verissime, tra l’altro. La verità, però, è che non ci siamo mai posti la domanda. Veniamo da due percorsi formativi diversi: Francesco Coscioni, esperto di marketing e comunicazione; Angelantonio Biasella, giornalista con velleità letterarie e trascorsi nell’editoria. Quando le nostre strade si sono incontrate è stato naturale che andassero in questa direzione.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

La linea editoriale è il marchio di fabbrica della nostra casa editrice. E’ una promessa che facciamo preventivamente ai lettori. Ed è una promessa che va mantenuta per evitare che il lettore si disaffezioni. La nostra, in particolare, è frutto di uno studio accurato del mercato e del nostro gusto in fatto di letteratura. Amiamo gli autori capaci di osare incondizionatamente, di trascendere la pacatezza del panorama editoriale italiano, di scardinare ogni regola imposta dominando, però, sempre e comunque lo strumento narrativo.

Per quanto riguarda lo scouting, ci muoviamo su più fronti. Inutile dire che è più facile trovare nomi interessanti sulle riviste specializzate o nei premi letterari. Lì c’è già stata un’azione di filtro da parte di giurati o redattori. Sarebbe infruttuoso, però, precludersi le possibilità della rete. Dedichiamo molto tempo, quindi, alla lettura di blog e portali che si occupano di scrittura a tutti i livelli.

A: Fare l’editore. In che modo? (non a livello burocratico ma a livello tuo personale, metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua linea di condotta (anche morale) e il tuo pensiero.

Non vediamo il nostro lavoro come una missione. Ci limitiamo a farlo con entusiasmo e divertimento. Lo facciamo proponendo testi che ci piacciono ed avendo sempre a mente la dignità dei nostri autori e dei lettori. La cosa che ci preme maggiormente è dimostrare la possibilità di un’alternativa alla produzione letteraria convenzionale. Un’alternativa capace di maturare una letteratura priva di dettami e condizionamenti, di ipocrisie e riverenze, di tradizionalismi e prudenza. Un’alternativa che, al contempo, sia credibile, di qualità e con una giusta capacità di penetrazione nel mercato editoriale.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

La Neo Edizioni nasce senza epidurale in un ambulatorio di fortuna tra le mani di un’ostetrica grassoccia ma che, di certo, sa il fatto suo. A parte gli scherzi, nasciamo dopo una gestazione piuttosto articolata e dopo aver frequentato corsi di specializzazione nella materia che ci riguarda. Non cerchiamo una nicchia in cui rintanarci. La nostra linea editoriale, anche se molto specifica, abbraccia uno spettro piuttosto ampio di possibilità narrative. Per farvi un’idea, potete dare un’occhiata qui: http://www.neoedizioni.it/neo/linea-editoriale/


A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Siamo per l’editoria pura. Non chiediamo alcun tipo di contributo da parte degli autori. Scommettiamo sui lavori in cui crediamo e lo facciamo di tasca nostra. Seguiamo gli autori in tutta la fase di editing. Il volume pubblicato è il prodotto finale di un lungo lavoro di contrattazione tra l’editore, l’autore, il grafico e l’impaginatore. Per le fasi di selezione, correzione bozze ed il lavoro di editing vero e proprio non ci appoggiamo a nessun collaboratore esterno. Ci fidiamo solo dei nostri gusti e del nostro giudizio.

A: Spiegaci la filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

La pubblicazione è solo una tappa della filiera libraria. Il lavoro vero e proprio inizia dopo aver scaricato quintali di libri nel tuo magazzino. Bisogna rendere visibile il titolo. Di qui la necessità di un ufficio stampa piuttosto coriaceo che si sappia muovere su più fronti. Partecipare ad eventi, fiere del libro, incontri culturali, organizzare letture, marcare stretto stampa (cartacea e online), radio ed emittenti televisive, tenere d’occhio i distributori e coltivare i rapporti coi singoli librai. Sono questi ultimi che mettono in mostra il titolo, che lo consigliano e che, in definitiva, determinano il suo destino.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

Un’antologia di AA.VV. in cui 18 autori di tutta la penisola rivisitano le fiabe della cultura classica. Il volume, dalla bislacca intitolazione “E morirono tutti felici e contenti” nasce da due esigenze fondamentali. Da una parte, la volontà dell’editore di confrontarsi con un immaginario fortemente radicato nella cultura popolare; dall’altra, la necessità di creare un contenitore in cui la diversità e l’intraprendenza della giovane narrativa italiana potessero sentirsi a proprio agio. Da qui l’idea di un’antologia coraggiosa.

Sono le fiabe che tutti conosciamo, riscritte però a partire da uno sguardo nuovo, da una memoria nuova. Una memoria che va costruendosi sotto i nostri occhi e che modella un nuovo immaginario collettivo, dove la Piccola Fiammiferaia è una prostituta grassa e indifesa, dove Cenerentola è un’adolescente smarrita in una Milano assopita nel caldo estivo, dove Aladino diventa “il genio dei disperati”, dove Pollicino è la vittima di un sistema che vorrebbe dimenticarlo.

Ogni autore, invitato a non porsi limiti di stile, di registro e di sconsideratezza, offre una personalissima versione di una fiaba. Il risultato è una raccolta di racconti autonomi capaci di andare oltre le fiabe che li hanno ispirati. Abbiamo, in sostanza, reso fiabe classiche rispondenti a canoni nuovi, ad esigenze linguistiche e di morale adatte ai giorni nostri. Racconti ironici, sarcastici, grotteschi, amari, esilaranti. Racconti che dissacrano passato, presente e futuro e che portano a paradossi inattesi. Racconti che inducono a contrarsi amaramente sfoggiando un radioso sorriso sulle labbra.

Un primo titolo che marchia a fuoco la Neo Edizioni e ne delinea, senza possibilità di redenzione, la strategia futura.

A: Il tuo rapporto personale con gli Autori e con gli Esordienti in particolare.

Gli autori sono amici con cui condividere un cammino. Abbiamo un rapporto paritario con loro. Ne condividiamo le aspettative e cerchiamo di sobbarcarci le loro pene. Gli esordienti, invece, sono come pargoli. Vanno amati e protetti.

A: Quale libro ti piacerebbe aver editato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

Tempo fa avremmo detto “Le particelle elementari” di Michel Houellebecq. Oggi diremmo lo stesso ma con l’aggiunta di “Trilogia della città di K.” Di Agota Kristof e “Cecità” di José Saramago. Il Motivo? Perché sono tutti romanzi coraggiosi, universali, coinvolgenti, destabilizzanti e scritti da paura.

A: Tre consigli per chi scrive: cosa diresti ad un giovane in cerca di editore.

Non scoraggiarsi ai primi rifiuti.

Diffidare dell’editoria a pagamento.

Non porsi limiti e scrivere cose sincere.

Edizioni XII

In Alessandra Di Gregorio, case editrici, intervista agli editori on 30 Gennaio 2009 at 18:09

Ringrazio la Redazione di Edizioni XII per la disponibilità e l’estrema simpatia e David Riva per il suo tempo.

————— intervista a cura di Alessandra Di Gregorio


A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunto a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Come spesso accade nelle scelte impegnative, sono molte le componenti che intervengono nel determinare la soluzione a un’esigenza: “fare” libri – e in generale produrre materiale letterario di qualità – è un lavoro che può dare immensa soddisfazione e risponde non solo alle prospettive imprenditoriali e alle proprie attitudini intellettuali, ma anche, perché no, a una passione rivolta sia all’”oggetto” libro che al piacere di creare qualcosa che diffonda una bella idea, una storia che va raccontata, un approfondimento culturale, uno stile letterario nuovo e stimolante, e tutto ciò che un buon libro porta con sé. Nella realtà odierna i canali dell’editoria sono tantissimi, molti rivolti esclusivamente alla quantità – per ragioni di mercato più o meno condivisibili -, perciò l’aspetto qualitativo spesso ne risente: mi piace pensare che sia possibile operare con un occhio di riguardo al “cosa” e al “come”, oltre che al “quanto”, senza per questo rinunciare a legittime ambizioni di ampia diffusione. La nostra realtà vuole affermarsi nel nome del rapporto di fiducia che si crea tra scrittore e editore (e Lettore): XII è anche un gruppo di autori, e conosce bene l’importanza fondamentale di questa alleanza virtuosa, perché l’opera non sia solo un fine ma anche un mezzo per fare letteratura.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

La nostra Casa Editrice ha un’ampissima ricezione sul Web, ambiente da sempre vivacissimo nel permettere interazioni e favorire contatti: tra le moltissime iniziative che l’Associazione Culturale XII propone si trovano non solo occasioni di aggiornamento e crescita personale (attraverso una fucina letteraria che mette a confronto esperienze e condivisioni, arricchita dallo scambio di idee con gli altri scrittori riguardo il proprio percorso autoriale, attraverso corsi di scrittura o ancora con la possibilità di interagire con autori già affermati), ma anche bandi di selezione letteraria finalizzati alla pubblicazione. La linea editoriale viene sempre condivisa con tutta la Redazione, secondo un preciso flow che permette stabilità e organizzazione, grazie anche alla lucidità e alla severità delle scelte operate: l’azione di scouting viene gestita dalla nostra Direzione Editoriale, che si avvale a sua volta di un parterre di Lettori/Valutatori di provata affidabilità e competenza – ogni manoscritto che perviene alla Redazione ottiene sempre una risposta motivata, sia che giunga alla carta ma soprattutto se non vi arriva. Massima attenzione viene riservata agli autori emergenti, in un’ottica impegnata a dare risalto al pregio letterario: il fatto che questo, qualche volta, si scontri con necessità di vendita, non è certo motivo per soffocare lavori meritevoli di risalto.

A: Fare l’editore. In che modo? (non a livello burocratico ma a livello tuo personale, metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua linea di condotta (anche morale) e il tuo pensiero.

Un esempio che sia identificativo: da tutte le attività messe in campo da XII nascono collaborazioni che spesso si trasformano in vera e propria partecipazione attiva al progetto. Molti scrittori che hanno partecipato alle selezioni, o alle iniziative messe in atto da XII, ora sono membri affezionati della community, Soci dell’Associazione Culturale, o suoi Sostenitori, o addirittura membri della Redazione. Senza contare che amicizia e lealtà sono conseguenze dirette e pregiate. Crediamo che i rapporti umani sono sempre di gran lunga più preziosi che non le mere vicinanze professionali. Da qui nascono un rapporto con l’autore sempre diretto e trasparente, un dovere categorico nel mantenere gli impegni presi, una forza decisionale e una severità di giudizio che trovano inesauribile vitalità nell’efficacia del progetto, una volontà nel crescere come editore focalizzata sul “far crescere” gli autori. Sappiamo che ogni mancanza, ogni tradimento del patto di fiducia non è solo una sconfitta etica, ma anche e soprattutto una lacuna personale da aborrire. In questo senso, contando sulle professionalità che ciascuno mette in campo, lavorare in Edizioni XII significa un investimento notevole di energia, e insieme un susseguirsi sorprendente di opportunità.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

Come specificato nel nostro Manifesto, XII è Associazione Culturale e una Casa Editrice, indipendente e no profit. I libri dei nostri autori sono progetti nei quali crediamo: pubblichiamo i libri per venderli, e puntiamo a venderne tanti è – ingenuo pensare che qualità e “commercialità” vadano necessariamente in conflitto, come già detto prima. Puntiamo sempre a una qualità molto alta e quindi siamo molto selettivi: questo per affermarci sempre più come marchio prestigioso, una garanzia di qualità agli occhi del Lettore, tanto che la cerchia sempre più ampia di estimatori costituisce una motivazione di forte impatto. La nascita della Casa Editrice rende evidente la necessità di mettere in pratica le aspirazioni e le volontà di XII come gruppo di autori, circolo letterario, punto di condivisione culturale. Crediamo anche nelle opportunità che possono nascere dalla collaborazione tra piccoli editori – e ci stiamo muovendo in tal senso proprio in questo periodo – per raggiungere quanti più Lettori possibili.

A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Il manoscritto che giunge alla Casa Editrice attraverso i canali delle iniziative della community oppure dalle selezioni editoriali, viene affidato alla Direzione Editoriale, che ne cura la valutazione: l’autore viene informato dell’esito nei tempi più brevi possibili. A partire da questo punto, in caso di giudizio positivo da parte del comitato dei Lettori e della Redazione, inizia il vero itinerario per giungere alla pubblicazione. Sono diversi i protagonisti di questo processo: tutti hanno un contatto diretto con l’autore, più o meno serrato a seconda del ruolo, coordinati secondo un protocollo prestabilito. In questo modo, Direttore di Collana, Editor, Grafici, Ufficio Stampa, Direttore Editoriale, tutti sono sempre aggiornati sullo stato di avanzamento del progetto (ogni fase prevede che ci siano quote di intervento più o meno attivo da parte delle figure citate). Una volta che il libro è su carta, XII si occupa del patrocinio di alcune presentazioni, della comunicazione stampa, della divulgazione del catalogo e della distribuzione del libro. Pur rimanendo l’opera al centro di questo processo, l’autore è interlocutore privilegiato e vero soggetto del rapporto con XII: non dimentichiamo che è lui a mettere a disposizione la sua realizzazione letteraria all’editore, e non viceversa, come spesso viene fatto sembrare.

A: Spiegaci la filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

L’Ufficio Stampa, che è parte integrante della Redazione, attua una serie di operazioni volte a divulgare il più possibile la pubblicazione di un titolo. Già a partire dalle primissime fasi di lavorazione, esso inizia la raccolta di tutto il materiale inerente l’opera (copywriting, grafica, ecc…) e a partire da quello mette in moto la strategia di propagazione dell’avvenimento-libro. Questa comprende la realizzazione e diffusione a largo spettro di comunicati stampa che siano mezzo per attivare traffico di notizie attorno al libro, l’organizzazione di eventi legati a esso, la creazione di nuovi contatti con organi di informazione, siti, blog (ai quali diamo molta importanza), l’invio di copie omaggio a giornalisti, scrittori e redattori Web, la produzione di “contenuti extra” a corredo dell’opera, e quant’altro. Una nota: anche questo fa parte del processo di pubblicazione: senza un adeguato supporto promozionale, il libro rimarrebbe confinato entro il limite di una produzione poco più che fine a se stessa. L’Editore, dal canto suo, incaricherà con un Promotore e Distributore che si occuperà di far arrivare il catalogo alle librerie, e quindi della questione pratica della diffusione del libro, parallela alla distribuzione – molto importante – online, che invece viene curata direttamente dall’Editore attraverso i propri spazi Web nonché una serie di accordi con le librerie Internet. Noi lavoriamo molto anche per fare in modo che i lettori abbiano modo di interfacciarsi direttamente con gli autori, fornendo spazi di discussione per esempio sul nostro forum: è un aspetto molto importante e appagante, una grande potenzialità del mezzo Internet, perché permette la creazione di un rapporto davvero diretto tra scrittori e il loro pubblico.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

In effetti non c’è un “primo libro”, perché Edizioni XII uscì, nel 2007 (io allora non ero ancora parte della Redazione), in blocco con un catalogo di otto libri. Questo per una precisa scelta strategica: quella di entrare nel mercato subito in maniera solida, ambiziosa, tale da raggiungere un buon pubblico anche in termini quantitativi, creare subito attenzione attorno al marchio e marcare già la nostra linea editoriale in maniera esplicita. Molti piccoli editori partono con uno o due libri, o addirittura presentandosi senza un catalogo. La loro scelta è legittima, ma XII ne ha compiuta una opposta, lavorando molto “a monte”. Oggi possiamo affermare che la scelta si è rivelata vincente: in breve tempo XII ha raccolto attorno a sé una vasta community di lettori fedeli, e pensiamo sia stato anche grazie a questa partenza così decisa.

A: Il tuo rapporto personale con gli Autori e con gli Esordienti in particolare.

Il fatto che Edizioni XII sia settore di una Associazione Culturale rende evidente quanto il rapporto con gli autori sia del tutto diretto e personale. Quanto detto prima riguardo all’importanza dei legami che si creano attorno a un progetto, è ancor più rilevante quando si coopera con scrittori esordienti, nei confronti dei quali si ha una grande responsabilità. Non solo perché noi stessi siamo stati tali, e quindi conosciamo l’investimento emotivo e d’impegno che stanno dietro a un’opera prima, ma anche perché se riusciamo fin da subito a stabilire con trasparenza e lealtà i ruoli, le competenze e la serietà, allora ci saremo assicurati la riuscita del progetto e la fiducia dell’autore stesso, aspetto quest’ultimo che non ha prezzo. Questo vale anche per gli scrittori già affermati, che sono già venuti in contatto attraverso la loro esperienza letteraria con altre realtà editoriali, e quindi sanno riconoscere immediatamente con chi hanno a che fare: possiamo dire che XII, in questo, non ha mai deluso nessuno.

A: Quale libro ti piacerebbe aver editato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

Domanda troppo difficile. Ci sono, a fianco di una sterminata produzione editoriale mediocre, comunque troppi ottimi libri in circolazione; e non vorrei far torto a nessun collega-editore: tanti meriterebbero di essere citati.

Quindi a questa consentimi di “passare”.

A: Tre consigli per chi scrive: cosa diresti ad un giovane in cerca di editore.

Non voglio soffermarmi su consigli fumosi e campati per aria: l’editoria è un campo già abbastanza oscuro per chi non ci lavora direttamente. Perciò:

1 – Non inviate manoscritti a caso: è tempo perso. Ogni Casa Editrice riceve centinaia di manoscritti al mese, è naturale che badi soprattutto a quelli che rispettano la sua linea editoriale e il processo di selezione che gli è proprio. Informatevi se l’editore che avete scelto può essere interessato al vostro genere di produzione (un romanzo rosa, per quanto scritto bene, non verrà mai pubblicato da XII, per fare un esempio pratico) e soprattutto su quali siano le modalità d’invio necessarie.

2 – Curate l’opera in ogni sua parte (presentazione compresa): fate esperienza, leggete, lavorate sodo sullo stile, la sintassi, la grammatica (XII organizza corsi di scrittura proprio perché ha raccolto le richieste di centinaia tra utenti e autori che partecipano alla sua community). Confrontatevi! Lo scrittore chiuso nella torre non farà che leggere se stesso e avrà una crescita limitata. Presentate sinossi complete: nessuno vi ruberà l’idea, e l’editore deve conoscere lo svolgimento dell’opera per sapere se essa vale oppure no!

3 – Imparate a distinguere l’editoria a pagamento da chi fa selezione letteraria. Non sempre è facile, soprattutto per chi non ha esperienza (magari in modo diretto e/o inconsapevole, purtroppo): leggere con attenzione una proposta editoriale spesso è sufficiente a rendere evidenti le caratteristiche operative dell’editore. Nessuno vi impedisce di pubblicare un libro a vostre spese, ci mancherebbe: l’importante è che ne abbiate la volontà, che ne possiate seguire le fasi con trasparenza e, soprattutto, che la attuiate come scelta cosciente.

Effepi Libri

In Alessandra Di Gregorio, case editrici, intervista agli editori, special thanks to on 17 Gennaio 2009 at 01:09

Oggi parliamo con Effepi Libri, ringraziandoli per la collaborazione.

————————————————– intervista a cura di Alessandra Di Gregorio


A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunto a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Scherzando, potrei dire: per disperazione. Mi spiego: con una laurea in Lettere e la passione per i libri, la lettura e la scrittura avrei potuto lavorare o nell’editoria o nel giornalismo. Ho provato per anni col giornalismo, ho pubblicato centinaia di articoli, ma alla fine ho capìto che non avrei mai potuto viverci. Ho provato anche con le case editrici, ma anche lì non c’è stato niente da fare (oggi che ricevo decine e decine di curriculum mi rendo conto che in questo campo l’offerta è molto maggiore della domanda). Così, ho tentato la “pazzia” di mettere su questa piccola casa editrice. Sperando, prima o poi ma non troppo poi, di riuscire a far quadrare i conti. Senza dubbio, l’aspetto intellettuale di questa attività mi piace assai più di quello imprenditoriale, perciò, tornando all’inizio direi che faccio l’editore per passione e l’imprenditore per “disperazione”.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

Un criterio banale, ma onesto, è quello di non pubblicare libri che non sarei disposto a leggere. Poterselo permettere è uno dei pochi vantaggi dell’essere un piccolo editore. Altro criterio generale è quello di fare solo libri di saggistica varia, dall’attualità allo sport allo spettacolo ecc. Quanto alla scelta concreta dei titoli, è dettata tanto dalle mie passioni, interessi e curiosità, quanto dalle proposte che ricevo. All’inizio, quando si è trattato di costruire un catalogo partendo da zero, abbiamo puntato (e speso!) molto sulle traduzioni. Oggi, per fortuna, riceviamo un discreto numero di proposte tra le quali possiamo scegliere quelle che troviamo più interessanti.

A: Fare l’editore. In che modo? (non a livello burocratico ma a livello tuo personale, metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua linea di condotta (anche morale) e il tuo pensiero.

La fortuna di questo lavoro è di essere uno tra i più belli che esistano. Decidere di pubblicare un titolo e poi veder nascere il libro, curarne ogni dettaglio fino a vederlo stampato è sempre una cosa che ti fa trovare le risorse emotive necessarie ad affrontare tutti i problemi di ordine pratico ed economico che ci sono. Comunque, nonostante tutte le difficoltà, non abbiamo mai chiesto contributi agli autori e riconosciamo i giusti diritti d’autore.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

Nasce nel 2005 e il percorso che ha portato alla sua nascita l’ho detto all’inizio. Quanto alla collocazione, come dimensioni si colloca nella miriade di piccole (e spesso valide) case editrici che ci sono in Italia. Come collocazione culturale, direi che possiamo definirci laici, libertari e un po’ a sinistra, ammesso che nell’Italia di oggi abbia un senso parlare di destra e di sinistra.

A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Beh, siamo talmente piccoli… Ci sono io, che faccio quasi tutto, e Paolo, il grafico, che impagina, fa le copertine e segue i rapporti con le tipografie. Inoltre, quando occorrono, ci sono i traduttori. Qualche amico giornalista ogni tanto dà un piccolo aiuto per la promozione, e questo è tutto.

Poi c’è la distribuzione (attualmente la stiamo cambiando) che assieme ai tipografi spesso rappresenta il principale motivo di malumore per chi fa questo lavoro.

A: Spiegaci la filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

Si spediscono un bel po’ di copie a giornali, giornalisti e siti Internet, sperando che esca qualche segnalazione o recensione. Si cerca, di volta in volta, di segnalare il libro nei vari forum e blog relativi all’argomento del libro. Poi ci sono le librerie online, il nostro sito Internet e, da qualche giorno, anche il nostro gruppo su Facebook.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

Il tennis è un grattacielo, l’unico, finora, del quale sia anche autore. Diciamo che ho fatto da cavia a me stesso.

A: Il tuo rapporto personale con gli Autori e con gli Esordienti in particolare.

Cerco di avere buoni rapporti con tutti, poi con qualcuno si crea un feeling maggiore e con altri no, ma questo è normale. Naturalmente, con gli autori si crea una dinamica “asimmetrica” dovuta al fatto che mentre io mi occupo di più libri contemporaneamente (quelli usciti da poco, quello in lavorazione, quello che seguirà…), ogni autore vorrebbe che mi occupassi solo del suo. Ma anche questo credo sia fisiologico. Quanto agli esordienti, finora ne ho avuto uno solo e non ha richiesto nulla di particolare. Del resto, credo che per chi si occupa di saggistica non ci sia grande differenza tra esordienti e autori più esperti.

A: Quale libro ti piacerebbe aver editato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

Tanti, troppi. Certamente mi piacerebbe pubblicare i libri di Marco Travaglio, mentre non pubblicherei mai quelli di Bruno Vespa.

A: Tre consigli per chi scrive: cosa diresti ad un giovane in cerca di editore.

1) Leggere molto prima di mettersi a scrivere, perché questo è un Paese dove molti scrivono e pochi leggono. 2) Studiare bene i cataloghi degli editori prima di decidere a quali proporsi. 3) Avere pazienza e tenacia.