Post contrassegnati da tag ‘Edizioni Il Ciliegio’

22 marzo 2010

L’ultimo dono

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio, editor e prefatrice del testo.

Titolo: L’Ultimo Dono

Editore: Il Ciliegio Edizioni
Autore: Paolo Scriboni

Data di Pubblicazione: 2010

In un clima letterario che si ostina a propinare scenari violenti, improbabili e roboanti, Paolo Scriboni propone un mondo concreto e ugualmente rarefatto, intimo e solare. Il mondo elegante di un uomo consapevole che vive d’idee e fatti. La sua, la storia comune di un uomo fuori dal comune, riferita col garbo e la sensibilità di chi fa del dato biografico minimo un momento di scambio e incontro.
Un racconto dedicato all’amore per lo sport, alla gioia dei bambini su un campo di calcio, alla ricerca e realizzazione di sé al di fuori di sentieri sterilmente tracciati dalla società.

“I giorni successivi la comunicazione è avvenuta per lo più per sms e grazie a rade telefonate incastrate tra il mio lavoro e le sue occupazioni quotidiane. La seconda volta che ci siamo visti è stato per passeggiare dalle parti della periferia della città, nel momento straordinario in cui il sole va a dormire dietro le montagne. Un momento magico, in cui – se il cielo è terso, e quella sera lo era – si possono intravvedere in lontananza le prime cime del Karakorum, che segnano il confine con il Pakistan. Ci siamo baciati. È stata magia, rapimento, estasi controllata, con il nulla intorno a noi, e la realtà, anche se ad un passo, sconosciuta e intangibile.”

___

Alessandra Di Gregorio

3 settembre 2009

Amarti immensamente

amarti_big

Titolo: Amarti immensamente

Autore: Marchese Valentina

Editore: Il Ciliegio

Data di Pubblicazione: 2009

Collana: Romanzo rosa

ISBN: 888899615X

ISBN-13: 9788888996158

Pagine: 112

_

Di questo libro ho curato prefazione e quarta. Ho avuto modo di leggerlo a un passo dalla stampa e pubblicazione e ci tenevo molto a riportare qui quelle stesse parole finite poi nel volume.

_

QUARTA DI COPERTINA:

Anna, Riccardo, Lucia. Tre fratelli, il dolore per la scomparsa prematura dei genitori, una verità scottante, un amore segreto che serpeggia e che poi finalmente sboccia. Amarti Immensamente è un romanzo timido e condensato in cui si osserva l’Amore nella sua componente più importante perché «Forse amare è anche questo: avere la sensazione di poter fermare il tempo e, restare sdraiati su quel letto, insieme, per sempre». Un legame unico nel suo genere, corrotto dalla pesante bugia che ne alimenta il fuoco ma abbastanza forte da reggere a scossoni che in condizioni normali atterrerebbero anche i più audaci. Un romanzo delicato, con una soavità di fondo che non sfugge, in bilico tra armonie da ridisegnare e colori tenui che spesso contrastano coi chiaroscuri dello sfondo.

PREFAZIONE:

Amarti Immensamente è un romanzo che si libra dal foglio come una promessa solenne e un impegno a vita che comporta l’accettazione di regole morali e giudizi affettivi. Anna ama riamata un uomo che le è stato imposto come fratello e che dentro di sé ha sempre sentito come estremamente speciale. Un legame unico nel suo genere, corrotto dalla pesante bugia che ne alimenta il fuoco ma abbastanza forte da reggere a scossoni che in condizioni normali atterrerebbero anche i più audaci. Un romanzo delicato, con una soavità di fondo che non sfugge, in bilico tra armonie da ridisegnare e colori tenui che spesso contrastano coi chiaroscuri dello sfondo. Anna e Riccardo presi e irretiti da un sentimento che non lascia scampo: l’amore più puro, quello in grado di brillare anche a luce spenta, ma che anche il più fievole dei venti può far vacillare fino a tramutare tutto in rovina. Un romanzo candido e intenso, in cui ci si misura con sentimenti bisbigliati e il più delle volte dolorosamente esposti all’incuria dei giudizi e del fraintendimento. L’Autrice si misura con una tematica che non va urlata ma liberata timidamente sulla pagina che tutto assorbe, e lo fa con un candore inaspettato, che ci incolla alla lettura e ci fa bagnare gli occhi di un sottile strato di rugiada – giustificabile a suo modo per la delicatezza dei temi e il rammarico della conclusione e della svolta. La penna di chi scrive vibra in un magma aereo di sentimenti grandi e dure scelte, di impossibilità a procedere nel coronamento dell’amore e di rimpianto relativo a tutti quei sogni che poi svaniscono al mattino. Leggendo queste poche e ricche pagine si rinnova nel Lettore romantico il senso di una giustizia d’amore che tutto può annientare, persino falsi legami imposti dall’abitudine e da una amorevole scelta compiuta quando uno dei due era ancora in fasce – ma poi gli sussurra nell’orecchio, per correttezza di esposizione, che solo in teoria quando si tratta d’amore le cose vanno seguendo una piega convenzionale, perché poi Anna e Riccardo non vivranno mai liberamente ciò che sentono nei modi in cui lo sentono, e anche se alla lunga la cicatrice farà meno male, questo non cancellerà il fatto che effettivamente esiste. L’Autrice ci riconcilia con un romanticismo non stantio, sullo stile di Cecilia Ahern, che commuove e infonde speranza senza mai scadere nella banalità più consumata di un happy ending che – esattamente come nella realtà – non c’è dato sempre di poter reclamare.

_

Alessandra Di Gregorio

24 agosto 2009

Vanessa: una voce

di Alessandra Di Gregorio, recensione a cura di Leonardo Tonini

_

9788888996196

_

Titolo: Vanessa. Storia di una metamorfosi

Autore: Di Gregorio Alessandra

Editore: Il Ciliegio

Data di Pubblicazione: 2009

ISBN: 8888996192

ISBN-13: 9788888996196

Pagine: 192

Reparto: Narrativa italiana

_

I libri chiamano i libri, i libri migliori, gli altri portano solo al narcisismo di chi li ha scritti e annoiano. Leggendo Vanessa, seconda prova edita di Alessandra di Gregorio e suo primo romanzo, io sento una voce originale. La sento subito, dalle prime righe e questa voce mi accompagna fino all’ultimo capitolo, fino alla parola fine. Parlando con l’autrice di questo ottimo esordio, mi confessa che certi passaggi le hanno ricordato Una stanza tutta per sé, di Virginia Woolf, pur non avendo preso neppure lontanamente quel libro come modello. A me invece Vanessa ricorda la scrittura di Colette, limpida, appassionata e assolutamente priva di pietà. Anche la frase, questo suo avere sempre il centro nel periodo successivo e risultare quindi incalzante, pur nell’introspezione, pur nell’indagine. Ma Colette e Virginia Woolf non c’entrano. Facendo l’editore, mi arrivano molte prove di autori giovani e meno giovani. Li suddivido in due categorie, quelli che non hanno mai aperto un libro e che di conseguenza non sanno neanche coniugare i verbi, e quelli che hanno letto dei libri e che scrivono cose che sanno troppo di ciò che hanno letto. I primi sono ignoranti, i secondi sono emuli. Poi c’è una terza categoria di scrittori, estremamente rara, che ha una voce propria. In Vanessa, io posso sentire Colette, Alessandra avverte Virginia Woolf, un terzo lettore sentirà qualcosa di diverso, ma sono forze del passato che ritornano, non è copia, non è emulazione. E quando una forza del passato ritorna, non è per ripetere, ma per portare il nuovo sulla Terra. Questo lo sapeva bene Borges, fra gli altri, che diceva che da che mondo è mondo l’uomo si racconta sempre le solite cinque storie, l’assedio, il ritorno, la resurrezione, il parricidio e l’amore negato. Vanessa rientra nella terza categoria, è un libro che parla di resurrezione, della propria. Ma per risorgere bisogna prima scendere all’Inferno ed è quello che Alessandra fa. Circondata da alte mura di solitudine, Vanessa si è costruita un mondo autistico intorno a sé, una selva oscura, ma, come Dante, invece di commiserarsi decide di scendere il baratro, senza sconti per se stessa, senza infingimenti. E scende fino a ritrovar la luce proprio nell’ultimo capitolo, non una luce raggiunta, ma intravista, ancora lontana, non conquistata, ma possibile. Seguendo la metafora di Dante, alla fine del libro Vanessa/Alessandra si ritrova sulle spiagge del Purgatorio. Ha ancora molto viaggio davanti a sé, prima di vedere “l’amor che muove il Sole e l’altre stelle”, ma è questo che vogliamo da una scrittrice vera; non che abbia finito di cercare, ma che abbia ancora tanto da dire. Capitolo dopo capitolo, Vanessa scende nel suo personale inferno fatto di fantasie erotiche e di esperienze limite e si guarda in faccia, fa spietatamente i conti con se stessa. Che sorprende in questa scrittura è l’intelligenza, il cinismo verso se stessi, la ricerca di dati di fatto assolutamente inoppugnabili, l’assenza di ogni finzione, al fine di trovare il dato certo, la base, il terreno solido su cui costruire il proprio avvenire umano. Vanessa ha l’ansia della verità, si autodistrugge per trovare il nucleo, la ghianda di luce inscalfibile della propria verità. È come se sulla soglia della follia, Vanessa tentasse il tutto per tutto, la vita o la morte. Solo che è sorretta nella sua ricerca da una notevole intelligenza dei meccanismi dell’umano e da una tenuta argomentativa che non vedevo da tempo. Ecco perché non si perde, ecco perché, proprio all’ultimo capitolo, che arriva velocissimo, è un libro che ci fa rimanere incollati alla pagina, trova il senso del suo penare e la via di fuga, l’uscita, la spiaggia.

__

Leonardo Tonini

20 luglio 2009

Rimetti a noi i nostri debiti

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

_

rimetti a noi

# Titolo: Rimetti a noi i nostri debiti. Biografia di un amore

# Autore: Marzetti Enrico

# Editore: Il Ciliegio

# Data di Pubblicazione: 2009

# Collana: Romanzo autobiografico

# ISBN: 8888996141

# Pagine: 246

dalla prefazione (da me curata)…

Rimetti a noi i nostri debiti è un romanzo autobiografico. Quando mi hanno chiesto ufficialmente di buttar giù due righe di prefazione, non avevo idea della responsabilità di cui ero stata investita. Messa di fronte ad un testo personale, sentito, duro, a tratti doloroso, e al tempo stesso ricco di speranza al punto da farsi ingestibile proprio per la forza sorprendente tanto della mano che scrive che della mente che la domina. Perché questa penna, la penna che ci accingiamo a stimare, nel silenzio rispettoso che solo la lettura personale concede – sorta di voyeurismo autorizzato e codificato nel tempo da innamorati delle Lettere, proprie e altrui – ha dalla sua il pregio della semplicità, la gravità della consapevolezza – che un po’ ti schiaccia e un po’ t’avvolge – di uno stato di cose sul quale non si può agire se non per quanto riguarda la parte più intima di se stessi – che è poi quella veramente complessa e ostica.

L’amabile penna di Marzetti ha la leggerezza del piombo, dalla sua, pur esprimendosi con metafore pesanti quanto una piuma e la timidezza di chi – mai sceso a patti col proprio Io – ce lo consegna nudo e tremante, quando è disadorno di tutto e trasale nel tentativo di venire a capo di una situazione difficile da gestire per un uomo solo, e candido e integro – quanto più appare rivestito e intatto, foderato di quella mistica e fideistica consapevolezza di chi sa o forse ciecamente spera, che le energie del mondo non si disperdano mai veramente. Questa penna è la penna di chi vuole che la materia si rigeneri, viva anche in corpi privati del movimento e vibri nelle anime che non appassiscono mai se non per la propria volontà d’annientamento. Marzetti si spoglia senza vergogna davanti al Lettore e nell’elegante pudore che solo la penna può registrare, ci mette di fronte al fatto che una vita può cambiare in pochi attimi.

Allora qui, e nelle pagine che il Lettore andrà ad assaggiare, il percorso accidentato d’un uomo che cade riverso sulla pavimentazione d’una vita facile ai dissesti – una vita che egli risolverà inizialmente a proprio intimo vantaggio attraverso l’amore per una donna, che presto si consumò lasciando il buio più totale, sino a far ritorno e ad esplodere con la luminescenza che solo la candela dell’amore può avere quando si fa lucore di salvezza – non è necessariamente una caduta tra le braccia dell’oblio più totale. È qualcosa che si esprime nel bisogno di non cedere mai di fronte anche alle scelte più tormentate o al disagio più grande, perché il corpo è solo un contenitore di forze che legate allo spirito – unico vero prezioso contenuto da preservare – possono valere tanto l’esaltazione dell’essere umano che le preserva, che la sua perfetta dannazione qualora la reazione ai patemi non reggesse il confronto.

Il fisico Albert Einstein sosteneva che nell’Universo ci sono delle forze che rendono le cose meno vane di quanto in apparenza possano apparire, come a dire che le coincidenze non esistono e tutto si lega a tutto, in un continuo processo di riciclo delle energie e delle linfe vitali che sorreggono ora una creatura ora un’altra. I destini si incrociano: un uomo e una donna possono amarsi anche più di una volta al limitare della stessa esistenza, e gli equilibri e gli squilibri che si creano attorno a questo conducono spesso in vicoli a fondo cieco. C’è da chiedersi se anche con Elena non sia veramente così.

Nella notte un dolore intermittente ruba la tranquillità del sonno. Poi una risonanza magnetica rivela una lesione spinale: un tumore infido che lo mina alla base, ne mette alla prova la tempra, ne sfibra l’essenza, ne debilita il tronco; lo porta lontano da casa, dagli affetti, dalla dolcezza di Elena, dalla sicurezza di poter stare di nuovo bene.

Una scure che gli cala fra capo e collo, una sensazione indescrivibile di confusione e panico; il difficile compito di raccontarlo ad Elena – così fragile lei, così sensibile – come se la cosa non riguardasse lui direttamente ma un altro per cui avrebbe stretto i denti e lottato. Un’operazione lunga e complessa, un risveglio sotto agli sguardi poco rassicuranti di medici che non sono certamente ottimisti – e che però lui ignorerà con la sua unica convinzione certa: il fatto di non dover smettere neanche per un minuto di vivere né per apatia né per codardia.

Rimetti a noi i nostri debiti è allora il percorso frastagliato e onesto del narratore che si fa protagonista e si carica dell’enorme fardello della ricerca di sé attraverso il difficile percorso d’affiliazione ad un credo – che non è il credo occasionale del fedele di passaggio, ma la convinzione rilevante che qualcosa di grande anche in questa vita c’attende.

Enrico Marzetti per questo si butta di testa in quest’odissea di scoperta e accettazione dell’umano limite della ragione e del corpo, e di quello meno estremo del cuore, per giungere infine alla consapevole ammissione che in Terra c’è dato di patire affinché si compia in noi la consistente evoluzione di chi – non spaventato dal duro cammino ideale e morale, di rivincita e risalita dalla tenebra che inghiotte – riesce ad abbracciare la dottrina della ferrea fede nell’energia che muove l’Universo, che non è solo la speranza di chi amministra le religioni o le dottrine filosofiche di tutti i tempi, ma la reale constatazione che il flusso che ci genera è anche quello che più intimamente ci guida.

__

Alessandra Di Gregorio

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.