Archive for dicembre 24th, 2008

24 dicembre 2008

Una Malattia – Racconto

Un libro particolarmente significativo, in una forma agile, così agile che si spererebbe lo fosse un po’ meno, e che del resto è sintomatica del fatto che l’immediatezza di talune cose, non la si può ingabbiare in un numero eccessivo di pagine.


recensione a cura di Alessandra Di Gregorio


una-malattia

Titolo: Una malattia
Autore: Spataro Riccardo
Editore: Cinquemarzo
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Erato
ISBN: 8895854063
Pagine: 59


Una Malattia è un libro avaro di pause. È tutto un arrampicarsi e inscatolarsi di pensieri che s’accavallano fino al parossismo, fino all’esagerazione, all’esacerbazione di un sentimento della nullità che si confonde alla contingenza e al dolore consapevole di chi è troppo sensibile e troppo esposto, in un mondo così profondamente nullo e facile alla categorizzazione. Riccardo e la malattia, Riccardo e sprazzi di luce al neon ed ombre, bieche, terrifiche, a volte persino baluginanti con la loro evidenza. Una Malattia riflette tanto la realtà vissuta che la realtà filosofica delle cose, in un crescendo o forse meglio in un districarsi continuo, tra idealità e immediatezza, con confusione e spesso scambi di ruolo, poesia al posto della filosofia e canto al posto del mero piangersi addosso. Spataro ha una penna sintetica e nevrile; la senti che gli vibra in mano in ogni riga e che il pensiero si somma al pensiero e alla fine è tutto un aggrovigliarsi di domande e ripensamenti e tutto conduce sempre sullo stesso punto e la distanza tra ciò che si sente e ciò che realmente si può fare, è sempre troppo grande e lui, allora, così irrimediabilmente vittima della trappola del male, è pur sempre un ragazzo anche quando è un uomo, ed era un bambino quando doveva essere un ragazzo, e pesa con la schizofrenia di una scrittura borderline, l’insoddisfazione di fronte all’esistenza scevra di eccessivi sentimentalismi, eppure mai arrendevole alla loro mancanza. La ricerca dell’uomo nelle spoglie del matto, è tutto quello che conduce Spataro all’evidenza dei bisogni, all’immanenza dei sentimenti, alla riflessione zigzagante e priva di regole che, così come l’ha risucchiato dentro, ad un certo punto lo sputerò fuori proprio per la via della consapevolezza, poiché, e di questo si può esser sicuri, chi è malato spesso se ne rende conto ma non sa rifletterci sopra; in lui è tutto un affrontar d’ostacoli e pene e questa forse è la migliore forma di liberazione. Il matto, che matto è se dice «Sì, signori: io sono matto»?

Adg.

24 dicembre 2008

L’isola pellegrina – Romanzo

Ringrazio edizioni Cinquemarzo ♥

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio


lisola-pellegrina

Titolo: L’isola pellegrina
Autore: Claudia Bellassai
Editore: Cinquemarzo
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Erato
ISBN: 8895854039
Pagine: 98

La vita si può scandire abbinando molteplici fattori e avvenimenti ai singoli istanti che contraddistinguono la nostra esistenza; ci ricorderemo di vecchi aneddoti quando una data cosa ci procurerà la reminescenza, verremo stimolati a guardarci indietro quando qualcosa dal nostro presente busserà alla porta del “già stato”, quando qualcosa ci riporterà al “chi eravamo”. La Bellassai scandisce in questo libro dal formato piccolo e discreto, i tempi della sua vita, con una mano pacata eppure non asettica, pragmatica ma mai impoetica, contrassegnando un evento o un periodo, una età come anche uno stato d’animo piuttosto che un viaggio, con un libro, una lettura, un’esperienza concreta di apprendimento, amore, ansia, immedesimazione.
I libri di cui l’autrice ci racconta sono intessuti di una profonda verità: hanno il dono di aver segnato lei personalmente, di appartenere ad un periodo ben noto e vivido nel suo calendario delle emozioni; una esperienza, un modo di intendere i fatti, che accomuna molti, certamente, ma la Bellassai, che scrive in modo tonico, al limite della secchezza, è realista, addolorata, stringata eppure pronta a lasciare casualmente aperte una serie di porte che a noi permette di varcare con lo strumento dell’immaginazione. I libri di cui ci parla in questo diario di bordo di una intera vita, sono libri regalati, prestati, acquistati, talvolta bruciati, che le sono stati fedeli nella gioia e nel dolore, che hanno viaggiato con lei e sono andati in giro per il mondo al riparo dai perigli nella sua borsa. L’infanzia è contraddistinta dalle Confessioni di Agostino, da Andersen, Florence Montgomery, da Mary Maper Dodge e i suoi Pattini d’Argento, a Luisa May Alcott e le sue Piccole Donne; Iliade e Odissea negli anni delle scuole medie, Hemingway, Mann e Lawrence, le prime letture impegnative, fino a scivolare verso la lettura teatrale con Tennessee Williams e il Macbeth di Shakespeare.
Tracciando il suo diario, dicendo chi era in un dato momento storico-autobiografico, chi era sua madre, chi erano suo padre e i suoi nonni, su quali bugie si basassero i suoi stessi natali e quali inganni tenessero in piedi la sua famiglia, quali trampolini di lancio ha preso, quali libri scelse per moda, quali rilesse, quali lesse senza stupore e quali portò con sé dall’altra parte del mondo, assieme al desiderio di scoprire, vivere l’amore del suo uomo e conoscere facce, la Bellassai disegna un ritratto generazionale, il suo come quello di tanti, il suo non tra i tanti ma speciale come molti. Riviviamo con lei i suoi gatti, i cani, Milena, i suoi amanti e i suoi amati, il matrimonio, il Sessantotto, la morte di Pasolini, la malattia della madre, Istanbul, la compagnia teatrale e la cognizione profonda del dolore, che non è solo un libro, ma uno stato di cose contingenti – a volte dolci, a volte aspre e acuminate.


Adg.

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