Archive for dicembre 26th, 2008

26 dicembre 2008

Convinti – Manuale

Si ringraziano Maria Grazia Cammisano ed Edizioni Sì per la disponibilità.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio

Ho letto questo manuale trovando ulteriore conferma a tutta una serie di riflessioni e fatti di cui avevo già un certo grado di certezza. Lavorando nel campo dei media e della comunicazione, è importante infatti capire – prima ancora di imparare a discernere e gestire – quali siano i meccanismi sottesi a quello che diciamo e che facciamo, quando non direttamente a quello che scegliamo scientemente di non dire o di non fare; logico poi trovare continue conferme e smentite anche per ciò che concerne il nostro quotidiano. Testo molto interessante.

Titolo: Convinti
Autore: Maria Grazia Cammisano, Tiziano Motti
Editore: Edizioni Sì
Genere: manualistica
ISBN:978-88-95577-35-7
pagine: 95


convinti

La persuasione analizzata alla luce della vasta casistica umana: è questo ciò che troviamo all’interno di questo saggio/manuale che è nient’affatto banale, e che dà dritte nient’affatto inutili a chi perspicacemente è in grado di reinventarsi pur facendo parte integrante di un circuito. Sì perché in un mondo che tendenzialmente si muove in direzione di rapporti di forza e dove la comunicazione si fa serva dell’assoggettamento del prossimo per i più svariati fini, analizzarne i meccanismi e com’è strategicamente possibile usarli e/o evitare che vengano usati contro di noi, è una pratica di sicuro impatto che investe largamente l’attenzione comune. Gli Autori indagano con linguaggio piano e fruibile i vari strati di cui si compone la comunicazione persuasiva; salta immediatamente agli occhi che basterebbe osservare il nostro e l’altrui comportamento giornaliero, per capire – o più semplicemente avere conferma – quanto i nostri stessi atteggiamenti siano condizionati da retaggi emotivi ora attivi, ora passivi, che permettono – a seconda di come ci poniamo – di essere recettivi verso le gabbature, di commetterne a nostra volta, di vendere un’idea, un oggetto, una qualunque verità o perché no, persino noi stessi in qualità di campioni di determinate forme di pensiero. La persuasione è spesso molto elementare; basterebbe essere un po’ più attenti, un po’ più bravi a schivarla, oppure un po’ più scaltri a girarla a nostro vantaggio. Per abitudine e costume comune, siamo portati a pensare che i persuasori siano solo coloro che vogliono venderci una enciclopedia, ma la verità è qualcosa di molto più profondo: i venditori porta a porta non vogliono solo venderci una enciclopedia, vogliono che noi la vogliamo… La persuasione, infatti, si gioca tutta sulla possibilità di inscenare molteplici prospettive; i persuasori sono solitamente persone molto empatiche, ovvero persone che riescono a sintonizzarsi con gli stati d’animo dei loro “bersagli”, però è erroneo e forse un po’ troppo sbrigativo – così come ci confermano gli Autori – condannare per partito preso ogni forma di comunicazione strategica, perché in fondo i persuasori fanno molto e fanno anche molto poco: il problema è che chi gli sta di fronte lascia loro campo libero; a meno di non subire violenza fisica diretta, nessuno ci costringe realmente a fare determinate cose, – nella teoria – poi nella pratica c’è sempre il rischio di lasciarsi scappare un sorriso di fronte ad un complimento o una firma in calce ad un documento, anche se partiti col presupposto di non voler assolutamente acquistare un nuovo aspirapolvere super potente o una nuova batteria di pentole. Il bravo persuasore è colui che non forza mai la mano; quando i fili della tele che ci tesse attorno sono eccessivamente visibili, anche la persona più disattenta potrebbe scoprire “l’inganno”. Allora è necessario entrare in empatia col potenziale cliente e assecondare i suoi bisogni, renderci credibili sfruttando le sue debolezze o ciò che più gli fa piacere credere. In fondo è anche questo il nodo centrale della questione: la credibilità è un concetto altamente rinegoziabile e cambia a seconda di quali attori salgono sul palco. Possiamo essere credibili spacciando per vera una panzana, dobbiamo solo capire chi è disposto a crederci, perché ha bisogno di crederci e con quali metodi e mezzi possiamo arrivare a solleticare la sua fantasia senza procurargli il disagio del sentirsi raggirato. Forse questi termini appaiono fuorvianti di un’altra enorme verità: persuadere non vuol dire esattamente “raggirare”… Persuadere vuol dire “convincere”; poi convincere relativamente a che cosa, è un altro paio di maniche. L’impressione che s’ingenera nelle persone è sempre quella più scontata e negativa, forse perché si ritiene che la comunicazione sia asservita e asservibile solo a meri fini materiali; la comunicazione invece è qualcosa di più profondo, che appunto investe la sfera emotiva e dunque non ha nulla a che vedere – o comunque non riguarda unicamente – quello che il cosiddetto “imbonitore” cerca di far passare per buono. Noi potremmo trovarci al suo posto in qualunque momento – citiamo ad esempio i colloqui di lavoro – e avere come fine l’ottenimento di un risultato che soddisfaccia gli obiettivi che ci eravamo proposti in origine; ci sentiremo allora dei loschi affaristi? Gli Autori tentano di usare e poi ribaltare di continuo, la prospettiva giusta con la prospettiva erronea – o comunque quella non necessariamente valida a priori – per darci dimostrazione che seduttori possiamo esserlo tutti, e che possiamo esserlo in funzione di azioni ben determinate; ottenere un lavoro o un invito a pranzo dall’uomo dei nostri sogni, piuttosto che lo sconto ad una bancarella di chincaglierie, è esattamente la stessa cosa. Abbiamo a disposizione tecniche seduttive più o meno innate, abbiamo a disposizione un convincimento personale più o meno forte e soprattutto la possibilità di usare in modo strategico tutto quello che c’è attorno a noi, a partire dal nostro stesso corpo. Il linguaggio non verbale è la maggiore fonte di input per chi abbiamo di fronte; allora gli Autori sottolineano un passo alla volta com’è possibile gestire le interazioni – di qualunque natura esse siano, da quelle più marcatamente manipolatorie, a quelle più sottili o anche solo vagamente pericolose per la nostra integrità di gruppo o individuale – e rovesciarle a nostro vantaggio. In una società in cui l’immagine è tutto, si deve essere principalmente convinti dei propri mezzi e della propria intelligenza – anche senza essere particolarmente scaltri o predisposti. Senza di essi, saremmo solo un paio di occhi inermi di fronte ad un televisore che fa scorrere un film continuo in cui una pubblicità sempre identica a se stessa, ci convincerà di qualunque cosa il media di turno, l’imbonitore o il ciarlatano, avranno la necessità di propinarci. Manuale ricco di spunti pratici e soluzioni concrete, che non addita dei colpevoli in questo gioco della credibilità, ma che suggerisce piuttosto quali siano i due risvolti della medesima moneta. Consigliata senz’altro la lettura.

Adg.

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26 dicembre 2008

Uomini, Donne e Manichini

Recensione a cura di Alessandra Di Gregorio

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Titolo: Uomini, donne & manichini.
Autore: M. Rosaria Calamita
Editore: Caravaggio Editore
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Fuori collana
ISBN: 889543708X
Pagine: 65

Uomini, Donne e Manichini è forse più di un semplice pamphlet e credo – e ciò è evidenziabile anche di fronte all’occhio meno allenato e alla coscienza meno sveglia – che l’Autrice non abbia ancora piena cognizione di quanto affermato in queste pagine intrise di denuncia e delusione. La Calamita affronta il costume odierno con la leggerezza linguistica e la bonaria pignoleria di chi è punto nel vivo da un fatto verificato in prima persona e purtroppo pesantemente sotto agli occhi di tutti – al punto da non destare quasi più preoccupazione ma da diventare un ulteriore sintomo della massificazione dei gusti popolari. Reduce dalla partecipazione al noto programma d’intrattenimento pomeridiano targato Maria De Filippi, la Calamita ne svela, senza velleità di persuasione né di scientificità, la trappola e il desolante fallo. Da qui l’osservazione scontata del lettore puntiglioso: il problema non è tanto poter avere sufficienti prove della banalità dei modelli proposti e avallati da taluni media, a discapito di altri più veritieri e concreti e sicuramente dal valore innegabile – che la nostra società a carattere tradizionale ha saputo mantenere e conservare a discapito di innovazioni provenienti da usi e costumi ritenuti meno nobili proprio perché provenienti dal modello televisivo – che una buona coscienza dovrebbe saper rintracciare nell’intricato mondo della socialità e del costume odierni, ma è forse riuscire a capire le ragioni per cui dover supplire alla mancanza di occupazione o di status sociali particolarmente rilevanti, nei modi fuorvianti e preordinati, scelti per noi da media tutto sommato impalpabili, che con la vita al di fuori da uno schermo hanno poco o nulla a che vedere. La Calamita affronta con spiccata verve, attraverso uno sguardo non disinteressato, il difficile mondo dello spettacolo e la ridicolaggine e faciloneria cui vengono sottoposte le ragazze “normali” che su quel palco imbellettate si presentano, in nome di una perfezione stereotipata e insalubre, in nome di una civetteria inutile e vacua, di un appiattimento dell’intelletto e dei gusti personali, predicando però – dopo l’esperienza concreta – una normalità sana e oltremodo non in contrasto coi modelli realmente praticabili. Tuttavia, anche giunti alla fine di questo libercolo, resta nel lettore la necessità di chiarificare sempre lo stesso punto: «bisogna davvero sperimentare il rifiuto di un palcoscenico notoriamente falso ed illusorio, prima di comprendere che le scorciatoie non portano a niente e che i modelli proposti dalla televisione, oggi più che mai, servono solo ad imbonire spettatori e figuranti facili a cadere nel dimenticatoio?»

Adg.

26 dicembre 2008

Le frequenze dell’anima

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio


Titolo: Le frequenze dell’anima
Autore: Scriboni Paolo
Editore: Cinquemarzo
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Erato
ISBN: 8895854071
Pagine: 82

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Ne Le Frequenze dell’Anima ci si sintonizza sulla necessità d’ascolto e risposte che utenti comuni – spesso solo spettatori della propria esistenza e privati della forza di reazione che si richiede davanti a necessità difficili e inaspettate – lasciano filtrare attraverso contatti radiofonici che sono forse richieste d’aiuto, sos da lanciare nell’etere in attesa di riscontro. Il Professore ascolta tutti e ribatte saggiamente, ma quello che evinciamo da questo volume all’apparenza bordato di eccessiva semplicità e probabilmente condotto con tiepida innocenza, è il naturale bisogno di vicinanza, di colmare per lo meno la sfera affettiva, di colmare per lo meno i bisogni dell’anima. Quando i conti non tornano, le incertezze si moltiplicano e la vita smette di sorridere – vuoi per pessime contingenze, vuoi per la propria incapacità di fronte all’ostacolo, vuoi per il timore di ammettere la propria fallibilità dinnanzi a forze che ci schiacciano e si fanno beffe di noi, che cadendo rotoliamo lasciando poca o nulla scia – la prossimità è l’unica fonte di luce. Divisi si sta peggio, uniti si cerca riparo, si cerca un nesso, si cerca un perché. Le questioni dell’anima non sono solo riflessioni personali da condursi nell’intimità di un pensatoio domestico, ma sono le questioni centrali di un libro modulato sulla frequenza di Radiostop e sulla frequenza di tanti cuori in affanno. La tenerezza della mano di Scriboni, la docilità con la quale ammaestra stati d’animo comuni spesso dolorosi, spesso in sosta sulle nostre bocche ma mai in grado di venir fuori per pudore, per irragionevolezza, per il troppo mal di vivere, sono gli ingredienti di questo libro che al di là di una probabile – ma forse anche plausibile – incoscienza della grandezza di ciò che si tenta di ammaestrare, ci spinge alla riflessione e alla comunanza. Affinché il mal comune prema meno, è necessario abbracciarlo e aver sempre a mente che tutti hanno frequenze dell’anima da ascoltare e che il vero torto sarebbe non ascoltarle.

Adg.

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