La Favola

Trovo il libro di Fabrizio attraverso Aphorism. Poche righe di trama e mi convinco a contattarlo. Non me ne sono pentita. Finora fortuna e senso del “caso” mi assistono solerti.

Grazie Fabrizio.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio


la-favola1

Titolo: La favola / Eleonora
Autore: Fabrizio Diotallevi
Editore: Il Filo
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Nuove voci
ISBN: 886185575X
ISBN-13: 9788861855755
Pagine: 102

Il libro di Diotallevi è un libro come se ne leggevano una volta, una favola in pieno stile, una di quelle che mi sono sempre piaciute, dove si fondono tema veneziano, storia, dramma, tenui speranze, perigli d’ogni genere e natura, natali sfortunati, una compagnia teatrale nella Venezia di Goldoni e un universo malaticcio e povero dove fioriscono perle di bontà e gesti d’amore inconsueto.

La penna di Diotallevi è una di quelle che funzionano unicamente a mano, col calamaio accanto e il tampone per correggere errori e sbavature; una penna possibilmente d’oca, da usare a lume di candela nelle notti fredde di dicembre, magari su una chiatta che attraversa il più freddo dei mari sperando di giungere incolume a destinazione. Una favola quasi al limite del dickensiano, ma con le ovvie diversità date da Venezia stessa, che diventa un personaggio cardine sul palcoscenico di una commedia dolce, triste e amara, sempre al limite col dramma, forse sprofondata nel dramma ma decisa a risorgere come se la laguna non potesse mai veramente inghiottirla. Protagonista assieme a Venezia è Eletta; protagonista assieme ad Eletta e Venezia è la compagnia teatrale Medebec.

Il personaggio di Eletta Canigiani è un fiore fuori dal suo stesso tempo; si apparenta alle migliori eroine romanzesche e non, per il coraggio e la determinazione con la quale porta a termine una gravidanza che è però anche il manifesto delle intenzioni di una generazione di donne forti ante-litteram. Si staglia nella storia dritta, seppure sorretta più dalle emozioni che dalle sue stesse membra, con la sua forza che poi è anche determinazione a dare dei natali alla sua piccola Eleonora; l’eleganza e la meticolosità di Diotallevi ce la mostrano come un’eroina d’altri tempi eppure modernissima, al limite del femminismo o forse semplicemente la voce meno corale di un coro d’anime perse che tira i remi in barca per evitare di sbriciolarsi contro l’immediatezza fredda e lacera di una vita segnata da forze difficili da controllare.

Venezia invece è immensa e acquartierata, meravigliosa con la sua povertà e il suo sfarzo, col suo gelo e le sue mille complicanze storiche e sociali. Una città affascinante dove miseria e ricchezza si giocano ai dadi la fortuna o la morte, dove l’arte diventa poesia dei poveri e s’innalza sulle teste di coloro che restano contesi tra presente e futuro storico. Venezia come terra di promesse e sconfitte, modellata da Diotallevi con una maestria artigiana che lascia stupefatti, ma forse non stupefatti abbastanza, perché la delicatezza della sua parola è una realtà e non un fregio per lasciar a bocca aperta il lettore poco assennato. Diotallevi tiene in mano le redini della storia dei tristi natali di Eleonora con la bravura con la quale un pescatore s’appresta alla pesca e attende di riempir una rete di preziosità di cui potrà fregiarsi d’aver fatto bottino. La favola si disegna con perizia e semplicità e si legge d’un fiato, magari proprio mentre anche i nostri fiati si gelano nella notte che annuncia il nuovo anno e i fuochi d’artificio scoppiano in aria e scacciano la paura, il freddo, il dolore e tutti i mali che abitano terre e mari.

La laguna si tinge d’emozione mentre s’appresta a ricevere il nuovo anno e, secondo i calendari di allora, il primo giorno del nuovo secolo.

Adg.

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