Paolo Scriboni

Oggi parliamo con PAOLO SCRIBONI, autore de: «Le Frequenze dell’Anima» e di «Alchimia di Pensieri» – presto recensito su Scrittura Informa.

——————————– intervista a cura di Alessandra Di Gregorio


A: Scrivere. Perché?

P: E’ un modo per dire al mondo che ci sei anche tu.

A: Scrivere. Cosa?

P: Scrivere qualcosa che possa far riflettere, anche parzialmente.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

P: Sono una persona normale che avrebbe voluto far qualcosa di più in questa vita, soprattutto per gli altri. E’ un mio piccolo grande rammarico.

A: La penna per te corrisponde a…?

P: Alla mia testa e al mio cuore.

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

P: Avevo e ho tuttora grande stima e grande rispetto per gli scrittori, oggi si sta un pochino meglio in questo contesto, anche se sono molto critico con me stesso.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

P: Considero il mio stile personalissimo e molto conciso. Ho voglia di far arrivare dei messaggi chiari e sintetici, forse perché sono convinto che spesso i libri si dilunghino troppo in elucubrazioni sterili e non utili al lettore. Ma questo è solo un mio personalissimo pensiero.

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

P: Il mio libro… mi sento di poter dire che appartiene a tutti e non solo a chi l’ha scritto, ho cercato di parlare un linguaggio universale, una sorta di esperanto, non so se io sia riuscito in questo, posso dire che ho tentato, senza speculazioni di abbracciare la quotidianità.

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

P: Credo di essere anomalo in questo. Mi faccio guidare dai miei istinti, quindi i miei libri sono per così dire molto”primordiali”… se possiamo dire così. Niente tecniche, niente razionalizzazioni ne schemi precostituiti, tutto a braccio. Probabilmente è un errore, ma è esattamente così.

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

P: Parzialmente credo di aver risposto prima, niente schemi né preconcetti ed anche poca immaginazione, c’è molto nel vissuto mio e di altri in quello che propongo.

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

P: Anzitutto credo che dare giudizi sia sempre molto complicato, questo perché non si hanno le conoscenze necessarie che possano portare alle motivazioni per mezzo delle quali una determinata cosa è stata scritta, assemblata creata e poi perché quel pizzico di esperienza vissuta mi permette oggi di poter affermare che ognuno ha un percorso complicato e difficile da sostenere e quindi la prudenza è d’obbligo.

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