Gaia Conventi

Intervistando Gaia Conventi, autrice de «Una scomoda indagine e un cane fetente»

——————————- intervista a cura di Alessandra Di Gregorio


A: Scrivere. Perché?

Scrivere perché si ha qualcosa da comunicare, altrimenti si scrive di aria fritta e la gente se ne accorge. Scrivere, soprattutto, perché ci piace farlo… verranno momenti in cui lo si farà per mestiere, per soldi. La gente se ne renderà subito conto, i lettori amano chi scrive mettendosi in gioco.

A: Scrivere. Cosa?

Scrivere ciò che ci piace leggere, tentando di migliorare ad ogni occasione. Non importa il genere o il tema, ma se si scrive di un argomento bisogna masticarlo bene. Come diceva Einstein, hai capito veramente una cosa solo quando riesci a spiegarla a tua nonna. Parole sante! Prima di ogni storia c’è una ricerca, che sia storica o interiore. Mai partire senza avere nulla in mano, si fa poca strada e si arranca di continuo. Non ne uscirà un buon lavoro.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

Scrivo noir e gialli, sono una scrittrice che vuole regalare brividi e sano umorismo nero. Non mi prendo troppo sul serio nella vita, figuriamoci come scrittrice! Mi basta poter tenere compagnia a chi mi legge, lascio le cose serie a scrittori più capaci. Non mi offendo quando mi dicono che scrivo “letteratura da spiaggia”, la gente ha bisogno anche di libri leggeri… sennò si suicida guardando i telegiornali!

A: La penna per te corrisponde a…?

Corrisponde ad una moleskine e a notes vari, penna sempre in tasca, appunti al volo. Poi, con calma, butto giù la prima stesura al pc. Il belletto viene dato in seguito, prima stendo l’ossatura della storia. I gialli sono come i giochi enigmistici, tutto deve tornare alla perfezione. Ricami e riccioli li aggiungo dopo, sono la parte più divertente della lavorazione.

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

G: Ho pubblicato diverse cose, soprattutto a quattro mani con Stefano Borghi, autore milanese pluripremiato a concorsi letterari nazionali. Assieme abbiamo scritto antologie di racconti noir. Il mio ultimo lavoro, invece, è un giallo ironico, “Una scomoda indagine e un cane fetente”, vincitore del Premio Adamantes 2008 di Caravaggio Editore e del “segnalibro d’oro” a “Esperienze in giallo Piemonte Noir 2008. Ho iniziato a pubblicare nel 2007, prima sono apparsa in alcune antologie e ho scritto online su siti dedicati ai racconti. Il mio modo di approcciarmi alla scrittura non è cambiato in questi anni, scrivo perché mi diverte farlo. Non sono di quelli che “scrivevo ancor prima d’imparare a leggere”, figuriamoci! Ho iniziato a scrivere online, per puro caso, nel 2003. Ho scoperto che la cosa mi viene bene, non mi sono più fermata.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

G: Un mio vicino di casa, che mi segue con affetto, dice che scrivo in maniera lineare, ironica e matematica. Ti confesso che odio la matematica ma sono una grande amante dell’enigmistica, dai rebus ai giochi di parole. Credo che in quanto scrivo ci sia un pochino di questa mia passione, soprattutto la ricerca del particolare, il meccanismo che non deve incepparsi fino alla fine. Cerco di scrivere in maniera semplice, solo così il lettore può seguire una storia complicata, chi legge gialli vuole scoprire il colpevole… paroloni e ricerca linguistica sarebbero fuori luogo. L’ironia è sempre presente nei miei lavori, sono una persona che ama ridere, un’ottimista in tempi di crisi, una che non cede mai al malumore.

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

G: Come ti dicevo, scrivo libri d’intrattenimento. I miei noir vogliono scatenare un brivido lungo la spina dorsale, mentre coi gialli cerco di dare una visione quotidiana del delitto. In fondo, e lo vediamo tutti i giorni, la gente uccide per le cose più assurde e banali… a questo aggiungo un po’ di umorismo e personaggi simili a noi. Mai troppo sfigati, mai troppo geniali, con piccole manie. Il mio ultimo giallo “Una scomoda indagine e un cane fetente” ha tra i suoi protagonisti qualcuno che non ti aspetteresti di trovare, un cane. Non è Lessie, non parla, non risolve il caso, è soltanto un cane un po’ più in gamba della media. Ho avuto un cane simile, non mi sono poi inventata molto, devo confessarlo. Con lui anche il suo padrone, un fotografo della scientifica un po’ fuori dal comune, amante dei libri di Liala e attento ad immortalare con occhio critico le ultime pose degli sventurati cadaveri con cui ha a che fare. Anche la vittima di questa storia è un tantino fuori dal comune, un ometto di mezz’età, trovato in abiti femminili. Insomma, un giallo leggero e divertente, con spunti risibili e indagini incalzanti. Il finale è la sorpresa migliore, ovviamente su questo non posso aggiungere altro.

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

G: Scrivere mi riesce piuttosto facilmente, la storia la immagino durante la giornata, mentre faccio tutt’altro. Mi fermo, segno l’appunto, proseguo in quel che stavo facendo. Quando decido che è giunto il momento di mettermi davanti alla tastiera, rileggo gli appunti e parto in quarta. Probabilmente modelli e scelte li ho involontariamente immagazzinati durante la lettura di tutti i libri che ho incrociato sul mio cammino. Leggo generi diversi, solo così si ha poi un’idea globale dell’argomento di cui si vuole trattare. Ma, in pieno contrasto col mio ultimo personaggio, non leggo Liala!

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

G: Scrittura d’occasione che un po’ di è fatta mestiere. Sto scrivendo un giallo, una storia ambientata a Ferrara, città in cui ho vissuto e che amo. A volte può succedere che non ci sia l’idea buona, ma i tempi sono quel che sono e bisogna andare avanti. Si ricorre così ad alcuni artifici già usati in altre storie, li si adatta e improvvisamente diventano il passo giusto per proseguire e andare oltre. Se si scrive molto, da molto tempo, si imparano i trucchi che permettono di sublimare la giornata scarna di idee geniali. La stesura di un libro è cosa lunga, non si è al top in ogni pagina ma è il risultato finale quello che conta. Ovviamente nel mio giallo ferrarese c’è molto di me, conosco i posti, le persone e l’ambiente. Una parte si svolge durante il palio cittadino, che per anni ho vissuto in prima persona. Tutto il resto sono delitti che ho immaginato pensando a diverse parti della città, c’è chi passeggia in centro guardando i negozi e chi, come me, cerca il posto giusto per un ritrovamento ad effetto. E quando parlo di ritrovamento è come se fossi il protagonista di “Una scomoda indagine e un cane fetente” che con la Nikon immortala la scena. Ah, già, scordavo… amo fotografare e uso una Nikon.

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

G: Quel che ho scritto non mi appartiene più, a volte dimentico persino i titoli! Se una cosa deve rimanere propria, è meglio non farla mai uscire dal cassetto. Che sia pubblicata su carta o in un sito web, diventa di altri, di chi la legge. Può piacere, può ricevere critiche negative, per me non è mai un problema. E’ impossibile piacere a tutti, è una cosa che mi hanno insegnato fin da bambina. A questo, con gli anni e le uscite dei miei libri, ho aggiunto un po’ di sano menefreghismo… ironia e autoironia stanno alla base della mia vita. Ad una critica feroce rispondo sempre con una battuta di spirito. Te lo dicevo, per abbattermi ci vuole ben altro!

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