Maria Rosa Campanale

Intervista a Maria Rosa Campanale, co-autrice di «Lisa & Cécile».

—————————— intervista a cura di Alessandra Di Gregorio


A: Scrivere. Perché?

MR: Scrivere  fa sentire liberi,  dà la possibilità di comunicare e condividere ciò che si prova e pensa con gli altri.La scrittura ti protegge,ti concede molte possibiltà,puoi interpretarla come vuoi, riuscendo  a trasmettere emozioni, sensazioni vere, forti: puoi trasgredire, ridere, piangere, fare sesso estremo, restare un’inguaribile romantica e persino uccidere i tuoi nemici! Puoi dare molto senza ferire mai davvero. Sono una donna e devo riconoscere che scrivo anche per quel pizzico di vanità che contraddistingue solitamente il sesso femminile. Un velo di egocentrismo c’è… Fissare su un foglio di carta emozioni e sensazioni rende eterni i pensieri.

A: Scrivere. Cosa?

MR:  Scrivo romanzi e racconti erotici. Parlo di sesso con naturalezza, senza inutili tabù, tentando però di mettere parte della mia anima nei corpi e nelle scene  che descrivo. La scrittura è il mezzo con cui riesco a trasmettere la passionalità vibrante che mi attraversa, sensualità e desideri che mi appartengono.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

MR: Scrivo per hobby, per il puro piacere appunto di comunicare con gli altri. Nasco come scrittrice circa tre anni fa con il mio primo romanzo erotico di cui sono co-autrice, “Lisa e Cecile” (Borelli editore) e che ha vinto nel 2007 il premio Fiuggi “erotismo e scrittura”. Ho collaborato recentemente con alcuni miei racconti al libro ” Eroticamente-confessioni intime” pubblicato ad ottobre da V. Casini editore. Spesso nei miei racconti faccio dei riferimenti ad arte e poesia che amo moltissimo.

A: La penna per te corrisponde a…?

MR: Ad una arteria, al mio sangue, al battito del cuore, alla mia parte più razionale, ed in contrapposizione alla mia follia… ai sensi…

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

MR: Per me non è cambiato niente, io sono ciò che scrivo, si può inventare una storia  senza mentire su ciò che si prova. Mi identifico nella mia scrittura, sono io che mi reinvento.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

MR: Dovrei usarne più di tre ma direi: visiva, intensa, diretta, perché riesco a descrivere emozioni fino a renderle tangibili senza perdere l’intensità e la sincerità, a volte anche cinica o crudele di donna.

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

MR: E’ la storia dell’amicizia profonda tra due donne, l’intreccio erotico e non delle loro vite. Fantasie, desideri e realtà si fondono e lasciano al lettore la possibilità virtuale di intervenire con la propria immaginazione, ma, se si riesce a leggere tra le righe, si scopre che oltre all’erotismo c’è il vissuto, l’anima di due donne sensibili con le loro gioie, le sofferenze, la fragilità, la forza e la passione. Mi sembra un ottimo motivo per custodirlo con cura in biblioteca: c’è sesso e c’è cuore.

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

MR: Non seguo modelli o forme specifiche, mi affido all’istinto, forse il mio stile è la semplicità, la chiarezza nel linguaggio.

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

MR: Flaubert diceva: “Madame Bovary sono io!”, questo perché c’è sempre qualcosa di personale, di autobiografico in ciò che si scrive… Direi Scrittura Per Piacere! In ogni racconto che ho scritto c’è parte di me, anima o immaginazione non è importante, ci sono io dentro con sensi e sentimenti.

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

MR: Accetto le critiche, servono a migliorarmi, a capire chi mi legge e  più che “lasciar andare via” un’opera preferisco dire che la dono ai miei lettori, è qualcosa che mi unisce a loro, un cordone ombelicale attraverso il quale fluisce la magia della scrittura che mi permette di entrare con la mia passionalità nei loro cuori.

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