Cristiana Longhi

Oggi pariamo con Cristiana Longhi, co-autrice di Lisa & Cécile

——————————- intervista a cura di Alessandra Di Gregorio


A: Scrivere. Perché?

C: Non sempre la scrittura necessita di un perché. Forse si scrive per trovare un percorso personale nella propria lingua madre. È un’emotività che prende forma…

A: Scrivere. Cosa?

C: Quello che si vuole, che si sente o che semplicemente si crede di sentire. Tutto per immergersi in un “mondo” dove l’immaginazione è realtà e viceversa.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

C: Non mi pongo… semplicemente scrivo libri erotici. Forse potrei definirmi come un’immagine proiettata nello spazio condiviso della lettura o anche della promozione editoriale. Questo non vuol dire che io non possa coincidere in qualche modo con quell’immagine.

A: La penna per te corrisponde a…?

C: Ad una bic nera. Strumento che dà corpo ai concetti che prendono vita nei miei personaggi.

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

C: L’attitudine è quasi identica. Di sicuro le pubblicazioni sono uno stimolo per continuare.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

C: Ogni volta che mi metto a scrivere, non dimentico di essere anche il lettore di me stessa, ma non lo faccio intenzionalmente: ciò avviene in modo automatico. I tre aggettivi che indicherei sono: rapsodica, surreale ed ellittica. Se ne dovessi scegliere uno solo, sarebbe: sensuale.

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

C: Di sicuro le tecniche di scrittura servono come base, ma in fondo anche l’assenza di schema può essere una regola. Un ordinato caos è quello che fa un buono scritto. E cioè quel che ne esce fuori, quelle sensazioni che si legano ad archetipi recepibili e sentiti da tutti, ciascuno a suo modo. La scrittura sceglie solo diverse forme per esprimerli. Dando luogo alla singolarità di uno stile che solo l’estro e la soggettività sanno creare.

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

C: L’esperienza biografica o le sensazioni sono sicuramente una parte integrante cui lo scrittore attinge, ma non credo che l’uso di queste esperienze determini il valore di uno scritto. Essenziale è lo stimolo che conduce a scrivere, che questo avvenga per mestiere o per occasione. Non ci sono fogli che sia un peccato lasciare vuoti, non sempre tutto deve essere riempito ad ogni costo o solo perché ci sembra vuoto. Quando si scrive. la nostra forza si scontra con un’altra uguale e contraria. Quando queste energie invisibili trovano accordo o il non-accordo la scrittura si forma, sprigionando una o un’altra trama. Molte volte mi son ritrovata a buttar giù idee che poi nello svolgimento si sono trasformate e non perché il pensiero originario non fosse buono, ma solo perché è insito nella creazione uno stravolgimento. È la forza stessa del pathos a trovare il terreno che gli è proprio.

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

C: Schiacciata no… ma difficilmente qualcosa che ti attraversa e ti accompagna per tanto tempo come la stesura di un’opera, riesce ad andare via da te stessa. Ne rimane il ricordo, la sensazione e il cambiamento che ha creato. Nessuna critica nel bene o nel male mi lascia indifferente, perché dietro ogni scritto c’è sempre un serio lavoro, un impegno costante che già è stato sottoposto alla mia attenta valutazione. Ma in fondo le critiche appartengono alla cerimonia di ciò che gravita intorno ad una pubblicazione. La mia sensibilità mal sopporta le ingerenze, soprattutto quando queste risultano sterili o affette da pregiudizio, mentre le critiche argomentate possono essere ben accette.

nota dell’Autrice:

«Ringrazio Alessandra Di Gregorio per l’intervista, la disponibilità dimostratami e per l’attenzione e l’impegno che ripone nell’evidenziare le novità emergenti nel campo della scrittura.

Sinceri ringraziamenti,   Cristiana Longhi.»

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