Clemente Musumeci

Oggi parliamo con Clemente Musumeci, autore di «Perdere se stessi, romanzo autobiografico»


—————————– intervista a cura di Alessandra Di Gregorio


A: Scrivere. Perché?

C: Sono tanti i motivi che mi inducono a farlo ma sono anche difficili da identificare e scindere tra loro. Per quanto mi riguarda scrivere si traduce spesso e volentieri in un modo per approfondire la conoscenza più importante: quella di me stesso.

A: Scrivere. Cosa?

C: Tutto ciò che ne valga la pena.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

C: È difficile rispondere a questa domanda. Mi definirei come una rosa blu in un mazzo di rose bianche. Cerco di portare alla luce uno stile di scrittura non convenzionale e sfruttato, sviluppando una metodologia di espressione che trasformi il ” vecchio” in “nuovo” e sia in grado di rinnovarsi continuamente.

A: La penna per te corrisponde a…?

C: È un po’ come l’aria che respiro: morirei senza.

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

C: Non è cambiato molto rispetto a prima. Non ho mai avuto bisogno di una pubblicazione per credere in quello che scrivo. Stare sul palcoscenico della scrittura è un’esperienza importante e  mi auguro di poterci rimanere il più a lungo possibile, perché vorrà dire che il mio lavoro è stato apprezzato dai lettori. Se un mio libro potrà cambiare in meglio la giornata, di anche solo una persona, avrò raggiunto il palcoscenico da me più ambito.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

C: Fotografico… Questo libro è come una foto-ricordo. Nello scorrere della lettura sono presenti parecchi spunti, a volte interi capitoli, che fanno immaginare la realtà, i sogni, i desideri, che l’autore ha voluto raccontare. Personale: è un libro che lascia molto spazio all’immaginazione del lettore. Durante la narrazione si ha l’impressione di poter  vivere il racconto parallelamente al protagonista. Così facendo una storia che apparentemente non ci appartiene diventa parte del lettore. Poetico: perché spesso la poesia ne libro supera la narrazione pura e semplice.

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

C: Il libro narra la storia d’amore impossibile di un ragazzo e una ragazza, uniti da un destino beffardo che per anni gioca con loro vite, ma che poi stufo le butta via come fossero un giocattolo usato. Nonostante la distanza che li divide, Flavio si nutre di un sentimento sempre più potente che gli annebbia la mente e il cuore, portandolo a vivere il sogno impossibile di un amore che lui solo, ha realmente provato. Un viaggio in Russia e l’amara scoperta della realtà concludono il suo tormento, dando risposta al grande punto interrogativo che era diventata la sua vita. Acquistare “Perdere se Stessi” vuol dire vivere un esperienza sincera e profonda, diventare partecipi di un AMORE puro e indelebile. Credo che questo libro possa aiutare tante persone a sentirsi meno sole, nel difficile cammino della vita, e dar loro un po’ di sollievo dal dolore, che a volte, coincide con l’amore.

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

C: Ho il mio stile. Nessun altro libro è simile al mio. La tecnica è un processo che vado maturando di continuo, ed i grandi scrittori sono i miei insegnanti. In sostanza aggiorno, giorno dopo giorno, il mio bagaglio di tecnica, stile, spunti, sviluppandolo secondo la mia sensibilità ed utilizzandolo poi nelle mie opere.

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

C: Credo che gli spunti biografici siano indispensabili a qualsiasi scrittore. Possono farne a meno quelli che scrivono un articolo di giornale, una cronaca, ma non chi racconta una esperienza o una storia. Personalmente mi è capitato di bruciare pagine e pagine che sarebbero dovute rimanere bianche. Quindi non è mai un peccato lasciare un foglio in bianco se quel che si ha da scrivere non vale il foglio stesso.

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

C: Quando termino un’opera è come se la stessi ibernando e riponendo in un cassetto. Da quel momento non è più mia, ma diventa patrimonio di tutti. Mi interessa il parere della gente , ma sono cosciente  che non tutte le critiche hanno ugual valore. Nel caso fossero negative  cercherei il modo migliore per renderle costruttive al fine di migliorarmi.

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