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24 gennaio 2009

Alchimia di Pensieri

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio


alchimia-di-pensieri

Titolo: Alchimia di pensieri
Autore: Scriboni Paolo
Editore: Ibiskos
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Il frangipane
ISBN: 8878413194
ISBN-13: 9788878413191
Pagine: 108

Alchimia di Pensieri è la risultante di pensieri random raccolti in forma diaristica, dove spesso la penna si posa senza una reale ispirazione poetica e il testo si fa prosastico anche quando ti aspetteresti due versi a motivazione di un intervento. Quello che fa Scriboni in queste pagine è avvicinare le storture comuni all’esistenza d’ogni uomo, a riflessioni dal vago sapore filosofico, dove il caos personale diventa caos del mondo e si cerca l’innalzamento da uno stato di cose spesso spiacevole e disarmante. Le alchimie sono chimiche sottese ad ogni reazione. Accostando differenti stati d’animo, peculiarità rilevanti e irrilevanti della propria persona e della propria sensibilità di fronte a mali comuni e alla comune incapacità di difendersi dalle catene – che poi sono sempre le catene di tutti – si riesce a trasmettere un moto zigzagante alla penna.

La penna si fa veicolo di considerazioni nient’affatto stucchevoli – pur se spesso ingenue nell’espressione linguistica che le connota o leggere e vaghe nell’esposizione generale – e il foglio evidenzierà quello che resta quando la verità si sedimenta giù un fondo ed è impossibile mentire o evitare di dare un senso ed una rilevanza a quello che si ha di fronte. Il pregio di cotali considerazioni – alcune volte particolarmente lievi e pregnanti, altre meno – è quello di porgersi senza presunzione dinnanzi all’occhio del lettore, il quale, quasi sfogliasse un calendario delle proprie ricorrenze emotive, è sottoposto ad una ricognizione a carattere speculativo, che lo vedrà anche protagonista, non solo spettatore, perché diari di alchimie di pensieri ne abbiamo riempiti tanti anche noi sin da sempre, e la sola idea di disfarcene ci fa ancora arrabbiare.

Allora custodirli diventa una missione e risolverli è l’unica ragione che giustifica il tutto, perché le pagine – per dirla con Scriboni – vanno lasciate bianche quando non si ha motivo d’imbrattarle, e quelle già corrotte d’inchiostro, restano intatte giusto il tempo di una riflessione e della conseguente soluzione del nodo che ci ha permesso di generarla.

Adg.

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