L’Estate è finita

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio

lestate-e-finita

Titolo: L’ estate è finita
Autore: Lazoppina Girolamo
Editore: Ibiskos Editrice Risolo
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Minimal
ISBN: 8854604917
ISBN-13: 9788854604919
Pagine: 64

Si dice che l’estate non sia solo una stagione climatica, e noi allora assecondando l’adagio, parliamo di un libro che fa dell’estate come concetto, il suo punto focale. Perché è vero che l’estate è anche una stagione del cuore ma è soprattutto una stagione esistenziale nella quale è possibile riconoscersi e riconoscere l’espletamento di una bildung, a seguito di una rottura – la cosiddetta svolta.

L’Estate è finita, opera di Girolamo Lazoppina, è un romanzo di formazione bello e buono, anche se qui i termini della crescita sono leggermente spostati in avanti e non vi riconosceremo eroi ed antieroi alla Moravia – per dirla con Agostino, tanto per citare un nome, dove l’età della svolta è prematura – ma vi troveremo uomini comuni alla prese con la stessa inedia emotiva degli eroi ottocenteschi francesi, provocata dall’agio e dalla mollezza dei propri costumi, dalla corruzione della propria indole facile alla passività, – per educazione e per scelta – un’adolescenza che si protrae lungamente per la troppa sfiducia nei propri mezzi e l’orientamento personale – quando non addirittura epocale e sociale – ed una abulia generale tanto verso se stessi che verso l’esterno.

La storia di Diego Gonzales è quella di tanti rampolli della società da bere, inetti e immobili di fronte al futuro, schiacciati dalla propria sensibilità, da velleità mai messe in pratica, da padri che negano loro il dialogo, da vicissitudini che non sanno affrontare o non vogliono semplicemente prendere in considerazione. Poi una donna, un volto nuovo, una sensazione nella pancia… è così che s’avvia la svolta. La mano di Lazoppina è dosata anche quando esagera con l’uso di periodi inutilmente ricchi che rallentano la lettura. Ci sono qua e là ingenuità evitabili o per lo meno correggibili, ma quello che ci interessa non è sicuramente legato a gaffe linguistiche od espositive; ci interessa l’argomento in sé, il divario tra l’essere e l’apparire, l’idea della molla emotiva come traino di un cambiamento significativo nella propria persona, come spinta in avanti per la risoluzione della propria anima e del proprio vivere. L’estate è una condizione interiore volatile, spesso impalpabile, altresì vana ed illusoria, ma è preparatoria – quando vissuta come fase di passaggio, con la spensieratezza interiore di chi s’approccia alla vita in un moto in avanti mai statico o facile all’involuzione  – di una condizione di vita conseguente, superiore e necessaria, vivibile però, unicamente col trasporto e la sincerità intellettuale di chi quella bildung l’ha espletata per intero – perdendo del resto la fanciullezza su cui aveva puntato i piedi a lungo, infrangendo uno stato di natura che invece alla crescita da sempre ci spinge e ci prepara.

Adg.

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3 Responses to “L’Estate è finita”

  1. raramente capita di leggere recensioni di opere letterarie così chiaramente approfondite e analizzate e “semplicemente” esposte.
    da prendere a modello per critici lettarari che amano rivestire “il non letto” di termini ridondanti e tristemente ricorrenti.

  2. Mi piacerebbe soffermarmi molto più a lungo su ciò che leggo ma nell’esposizione rischierei di rubare spazio alla scrittura su cui sto meditando. L’importante è non essere mai sterili però. 🙂 Quindi lo evito coi mezzi che ho 😉

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