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27 gennaio 2009

Il Sole sul Labirinto

Grazie alla Società Editoriale Arpanet per avermi messo a disposizione volumi di grande interesse.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio

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Titolo: Il sole sul labirinto
Autore: Bianchi Roberto
Curato da: Simone P.
Editore: ARPANet
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: La bellezza nelle parole
ISBN: 8874260547
ISBN-13: 9788874260546
Pagine: 32

Il Sole sul Labirinto è un piccolo gioiello che va letto con la giusta tempistica. Arpanet si occupa di questa serie di volumi di grande interesse, piccolissimo formato e forte densità di significati. Il sole dell’uomo che c’illustra la sua vita labirintica e priva di scossoni è Hina, giovane pakistana che non scopre mai il viso fino al momento della proprio affermazione personale, tramite l’affrancamento da una vita grama già programmata in funzione del non-amore né per sé né per l’uomo che le hanno imposto. L’uomo però che la desidera – poeticamente, venalmente, ingiustificatamente, passivamente, candidamente, lascivamente, banalmente – è qualcuno che vorrebbe possederla in modo diverso, giacché la vede come una creatura insolita ed esotica, forse da preservare, forse da difendere dal male e dal marciume che la circonda, forse da utilizzare come scappatoia per il proprio grigiore interiore e le giornate sempre uguali a se stesse. Il labirinto in cui egli s’è perso è una condizione pregressa all’incontro con Hina, dovuto all’agio di una vita sicura che ci allena a perdere slancio anche negli imprevisti. Forse lui è lo specchio della società occidentale troppo piena di sé per ammettere di essere al tracollo, di aver avuto già tutto e di essere giunta troppo presto alla noia da collasso del sistema. Hina non ha niente, in fondo. Eccetto quel chador che le scherma il viso ma non nega al prossimo il suo paio d’occhi intensi e la favolosità delle cose che si porta dentro e che serba per cultura e soprattutto per personale scelta di vita; quel qualcosa è la sua attrattiva maggiore, quel qualcosa viene modulato con una penna leggera, stringata, densa. Hina vede il mondo attraverso uno schermo impostole da una striscia d’universo che la lega e la tiene per le radici, e quand’anche la si potesse comprare, ella morirebbe come un uccellino tenuto in cattività, perché la cattività è anche una condizione apparentemente migliore ma non necessariamente fatta su misura per chi la subisce, e da un certo punto in avanti si fa necessaria e pressante l’esigenza di agire – potendo – senza dar retta a nessuno, senza fermarsi a pensare che un salvatore sarebbe infine giunto. Perché la libertà è una condizione del tutto peculiare e ciò che per uno libera, per un altro lega. Occidente e Oriente, senza fusione, perché il vero collante è quello che passa nel cuore e il manifesto dell’emancipazione è impresso in un’istantanea dagli occhi limpidi e i capelli mossi. La purezza non si compra né si compara con la propria incapacità di reagire alla mollezza della propria stabilità. Hina ci riporta alla mente un’altra Hina tristemente nota alle cronache perché la sua famiglia poi la “brutta fine” gliela fece fare davvero. Allora le pagine di Bianchi ci prospettano una versione post-moderna della realtà stessa, favolistica forse, di quelle che tutto sommato non fanno male, ma ci prendono, ci toccano, sono giuste così come si svolgono e ci svelano, con un misto di tristezza e rassegnazione, che forse, la nostra visione del mondo non è davvero la migliore. Ci vuole coraggio per non lasciarsi vivere e se non si ha la forza di venir fuori dal labirinto, nessuno potrà trarci mai in salvo. Non è Hina, quella veramente in catene, ma è chi ha tutto e ritiene di dover stare bene con soldi e mezzi, e con la comodità della propria posizione. Bianchi ci dona uno spiraglio di sentimento e rammarico per il proprio sé reale e per il proprio sé ideale, attraversando le stagioni climatiche viste e sentite come speranza verso un miglioramento che se non è miglioramento interiore, prima che concettuale, non avrà mai modo di concretizzarsi per davvero.


Alessandra Di Gregorio

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