Archive for gennaio 28th, 2009

28 gennaio 2009

Via Crucis

Ringrazio Arpanet e la sua redazione, nonché la rivista Progetto Babele per la collaborazione e l’invio del libro di Francesca Mazzuccato.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio

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Titolo: Mini concepts gusto. Via crucis per corpo e anima svestita nel gusto dell’avvilente voluttà di chi cerca di rimanere vivo. Frammento
Autore: Mazzucato Francesca
Curato da: Simone P.
Editore: ARPANet
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Mini concepts
ISBN: 8874260385
ISBN-13: 9788874260386
Pagine: 32

Via Crucis è un percorso frastagliato, accidentato, al limite del paranoico e dell’abisso. Una serie di sberle e tagli ad un’anima svergognata, continuamente maltrattata da uno schiaffo che però vorrebbe essere una carezza o un soffio. Un percorso doloroso, carnale e sfibrante, con continui rimandi ad un periodo rosa cipria della sua vita – quello con la nonna, per cui ripulisce il linguaggio e fa finta di non sapere cosa sia parlare sporco, figuriamoci comportarsi da puttana. Via Crucis è una salita in cui una donna ha indosso solo un abito lacero e si sbarba le gambe all’aperto, in attesa di qualcuno che la monti e si dimentichi di lei pure se le sta ancora dentro. Questo ritratto impietoso di una bambina che ha smesso in fretta di fare la bambina, che canta di sé come in una nenia senza tempo e si culla nella sua immagine sporca, si legge come un diario a rovescio, dove di segreto non c’è niente e il dolore è un rigurgito dritto in pieno volto, e l’anima fanciulla viene smascherata presto per i troppi stupri diretti e indotti di cui resta vittima – ostaggio volontario, a volte, olocausto innocente, altre volte ancora. La mano della Mazzuccato trema, perché è forte quello che vuole imprimere nello slancio della scrittura, e quello che ne viene fuori è una esplosione di carne martoriata e viva, talmente viva da fare male e pulsare in nome del ricordo, di uno stato d’animo felice che forse non tornerà mai, che forse è morto come morta fu la nonna, come morta fu l’innocenza, come morta fu la speranza.

Alessandra Di Gregorio

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28 gennaio 2009

Credevo bastasse amare

ringrazio Alessio Masciulli per l’amicizia ideale che ci lega.

NOTA:

Il libro di Alessio Masciulli è autobiografico e doloroso. I fatti narrati, personalmente li conosco in parte, perché si sono verificati nella mia città e hanno per protagonista Silvia, una persona meravigliosa che conoscevo anche io.

Adg.


recensione a cura di Angela Zerbini

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Titolo: Credevo bastasse amare
Autore: Alessio Masciulli
Editore: Falco
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: narrativa
ISBN: 978-88-89848-67-8
Pagine: 199

Il 24 luglio 1995 inizia la storia d’amore di due persone comuni destinate ad un epilogo poco comune: Alessio e Silvia. Il 25 maggio 2006 la vita di Silvia viene inaspettatamente rubata e la tragedia investe una città intera e il cuore di molti. Alessio rivive le vicende di questi undici anni con un trasporto  che lascia a bocca aperta. Il loro primo incontro, il loro primo bacio, la prima volta che hanno fatto l’amore, la gita a Calascio e a Stiffe, la chiamata alle Armi. Lo stile  dell’Autore è essenziale, sobrio, semplice, a volte un po’ troppo ingenuo ma mai fuori dalle righe o spiacevole. Una storia che inevitabilmente commuove, che ti distrugge e ti ricompone pian piano nel corso della lettura. Molti i momenti di sconforto e di solitudine, di disperazione e di illusione.

Il 26 maggio ecco arrivare il primo segnale di Silvia, così come ci dice l’Autore intenzionato a tentare di rifarsi un’esistenza: una e-mail di Manuela, colei che lo aiuterà in questo periodo buio. Le cose in verità non vanno nel verso giusto e mentre Alessio è sempre più preso da Manuela, lei riesce ad offrirgli solo un’amicizia speciale. Fatta di baci rubati, false carezze, litigi, fraintendimenti, ma non amore – quell’amore che Alessio vorrebbe e che cerca di dimostrarle in tutti i modi, anche partendo dall’Abruzzo per arrivare in Friuli in moto, soltanto per un suo bacio. Manuela non apprezza il folle gesto e come una novella Penelope distrugge la tela di illusioni che Alessio aveva debolmente costruito per una necessità che era in fondo solo un tentativo disperato di salvezza dal baratro. La storia prosegue senza grandi svolte, solo molti sms (ben 9934), ai quali Manuela risponderà sempre meno e con frasi di circostanza che evidenzieranno la povertà di un rapporto che forse era solo una trappola emotiva che altro. Manuela ha però un altro uomo – e ironia della sorte un altro Alessio, dirigente di un’industria farmaceutica a Milano – e quando ormai tutto sembrava perso per sempre, ecco arrivare il secondo segnale di Silvia. L’uscita di scena di Manuela. Ora Alessio saprà andare avanti da solo, è cresciuto, ha tanti amici su cui contare, è un uomo razionale, è un uomo nuovo, è l’uomo che Silvia avrebbe voluto che diventasse. Silvia vivrà sempre in lui, vivrà nelle farfalle, vivrà nei girasoli piantati con cura da Nino nel giardino di casa sua, nei fuochi d’artificio, nella magica atmosfera del Natale, nel sorriso di un bimbo, negli occhi stanchi di un mendicante che accetta con stupore un pasto caldo da una mano amica; vivrà nel sole, nel mare, nel cielo e in tutta la terra che disperderà la sua grande voglia di fare del bene a tutti coloro che, impazienti, lo aspettano.

Ancora una volta egli troverà la forza di reagire, di rimettersi in sella alla sua moto e ripartire alla ricerca della felicità, anche se questa volta senza la sua principessa. Emozione, paura, coraggio, rivincita, queste solo le uniche parole per descrivere il progetto letterario di questo neofita che si affaccia, con una semplicità disarmante, al mondo della scrittura. I fatti vengono narrati da una voce fuori campo che altri non è che l’Autore stesso, l’Alessio coprotagonista della storia. La narrazione è fluida, lineare; passato e presente si intrecciano, si fondono, spesso il primo lotta col secondo, lo fa a pezzi e ne espone, vincente, i resti. Il futuro sembra molto lontano ma non può non esserci; forse sarà incerto come un contratto interinale, sarà triste e insensato perché quel vuoto non sarà colmato subito, ma deve esserci. Alessio tornerà a vivere. Alessio, soprattutto, tornerà ad amare perché la vita non è mai inutile e vale sempre la pena.

«La vita non è inutile: basta un po’ di ottimismo!» (cit.)

Angela Zerbini

28 gennaio 2009

Dove sei Charlie?

Grazie a Progetto Babele e alla Società Editoriale Arpanet.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Mini concepts musica-letteratura. Dove sei, Charlie?
Autore: Orange Holly
Curato da: Simone P.
Editore: ARPANet
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Mini concepts
ISBN: 8874260458
ISBN-13: 9788874260454
Pagine: 64

Dove sei Charlie è un inno alla complessità dell’amore e alla polisemicità dell’arte. Perché tra arte e sentimento il passo è sempre molto breve e in questo libro, agile nel formato come nella scrittura, si mette mano ad un momento particolare dell’amore: alla sua nascita. La nascita di un sentimento è una di quelle cose particolari e misteriose, di cui solitamente si ignorano le fasi, eppure riproducibili su carta, tant’è che ne leggiamo traccia in quest’opera, sotto lo sguardo di Andy Warhol, Jack Kerouac, Albert Einstein e della Venere di Milo. I Clash fanno da colonna sonora e sfondo alla poesia di Ferlinghetti e Charlie entrerà nella vita di Dan senza neppure sapere cosa gli può provocare dentro. Allora l’amore qui diventa l’innocente legante di due anime sconosciute e trasognate, impegnate ad ignorarsi fino al giorno in cui qualcosa finalmente le unisce. Dan è giovane e speranzoso, ama la poesia ma s’inventa la passione per la musica riempiendo il pavimento della sua stanza di tanti vinili che spesso non gli piacciono nemmeno – solo quello dei Clash è consumato e balbetta già da tempo. Ma quel pavimento, che è un po’ come una strada asfaltata di sensazioni, è una sottile forma d’arte che non nega mai a chi vi porge lo spirito, il gusto della scoperta. Dan ammette di non aver mai scritto poesie degne e questo, come dirà Charlie, solo perché non le ha vissute con l’impeto proprio della verità data dall’esperienza empirica d’un sentimento. Amore e arte, poesia e note. È questo ciò che sostiene la penna di Holly Orange. Un sentimento d’adolescenza in boccio, e la mistura di polvere di antico e di vecchio, in una Londra che è tanto antica che vecchia e sempre rinnovabile e nuova, sotto un cielo che butta giù tanta pioggia su due cuori, tersi come pochi, ma destinati a perdersi subito, stando assieme solo il tempo che batte un giradischi con la puntina ancora intatta.

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Alessandra Di Gregorio


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