Alessio Masciulli

Intervista ad Alessio Masciulli, autore di «Credevo bastasse amare».

——————————- intervista a cura di Alessandra Di Gregorio

A: Scrivere. Perché?

Perché a volte sento il mio cuore troppo piccolo per contenere le mie emozioni.

A: Scrivere. Cosa?

Quello che gli occhi non sanno mutare in parole e che rileggendo nei miei testi mi rende forte.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

Sono semplicemente me stesso e pongo come traguardo sempre di stupirmi.

A: La penna per te corrisponde a…?

Un mezzo su cui scivolano le parole prima di addormentarsi sul foglio.

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

Nei confronti della scrittura mi collocavo come un timido spettatore curioso di provare ma timido per farlo, ora scopro che mi rende diverso e meno vulnerabile nei confronti del mio passato.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

Direi naturale, diretto e coinvolgente semplicemente perché rispecchiano come sono io.

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

Come dico sempre leggere il mio libro è come rotolare giù per una valle innevata e poi una volta fermi, sentire subito la voglia di risalire. Questo libro racconta una storia vera di una vita fermatasi sul ciglio di una strada e di quella del suo amore che resta in vita e sa trasformarsi come lei voleva.

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

Non uso molta tecnica, non l’ho mai imparata da nessuna parte, scrivo perché facendolo esprimo il mio mondo.

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

L’una credo che derivi dall’altro. Scrivo per passione ma potrebbe diventare un mestiere.

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

Io sono ciò che scrivo, e ne sono costantemente parte. Non lascio morire su un foglio parole e racconti se poi li allontano da me. Loro resteranno sempre parte di un mio io interiore e criticarli sarebbe come parlare al mio cuore. Io scrivo ciò che provo anche usando altri soggetti. La mia sensibilità mi permette di emozionare.

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