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8 febbraio 2009

Azzurra Mangani


Oggi parliamo con l’autrice di Per Elisa, Azzurra Mangani.

———————————- intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

A: Scrivere. Perché?

Credo che la scrittura nasca dalla sensibilità personale e dalla maniera in cui si sceglie di affrontare una certa situazione, presente o passata. Si scrive – o almeno, io scrivo – per disegnare una via di fuga, per cercare una forma di appagamento; si scrive, in primo luogo, per se stessi. Ma se il percorso si fermasse qui, tutti i libri resterebbero nei cassetti degli autori. In qualche maniera scrivere significa essere altruisti: lo si fa per trasmettere emozioni; è una grande forma di condivisione.

A: Scrivere. Cosa?

Non ho mai previsto limiti agli argomenti da trattare. Qualunque cosa va bene, purché l’autore l’abbia fatta propria, la senta come sua.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

Cerco di essere versatile, capace di spaziare fra più linguaggi, con un occhio attento alla sperimentazione. Come scrittrice so di essere una di molti, e non mi dispiace. So di essere appena all’inizio di un lungo percorso, e mi pongo su questa strada con impegno e con molto interesse per gli altri compagni di viaggio.

A: La penna per te corrisponde a…?

Un fedele e silenzioso alleato.

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

La pubblicazione è stata per me un vero spartiacque. Prima vivevo i libri in modo molto egoista, scrivevo e nascondevo subito quello che avevo creato; il mondo della scrittura mi pareva sacro, difficilmente raggiungibile, e avevo paura di mettermi in gioco e rischiare. Adesso sono un pochino più tranquilla: sto cominciando a conoscere questo mondo per quello che è, con pregi e difetti, e ne resto affascinata. Più di quanto non lo fossi prima, mentre lo ammiravo dall’esterno.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

Scorrevole, acerbo, visivo. Li ho scelti perché mi rispecchiano: tento di coltivare un stile semplice, regolare, fatto di frasi non eccessivamente pesanti, che stanchino il meno possibile. Allo stesso tempo mi rendo conto di non aver finora raggiunto uno stile fisso e standard: lo considero acerbo, ancora imbrigliato nelle influenze di ciò che leggo al momento. Visivo è il primo aggettivo che mi è venuto in mente: mi piace ricreare immagini, addirittura condensare concetti in descrizioni visuali.

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

“Per Elisa” racconta di un’amicizia difficile ma incredibilmente forte, vista e raccontata attraverso gli occhi di una donna matura e malata, che ne ripercorre i momenti più significativi. È un’opera particolare, densa di emozioni più che di fatti, che non dice niente e che pure esprime tutto quanto è necessario sapere. Si ispira in buona parte alla canzone di Battiato (o meglio, a un’interpretazione che le è stata data), a cui se ne aggiungono altre che ne scandiscono i capitoli. Consiglierei di leggerlo per l’unione fra musica e parole, per l’attenzione con cui vengono analizzati i rapporti fra le persone e soprattutto per il singolare “colpo di scena” finale.

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

Il mio flusso della scrittura è guidato esclusivamente da immagini che “scorrono” in testa e da una sorta di rumore di fondo, un sonoro di qualche genere. Al momento di concretizzarli in parole, mi accorgo che la prima stesura non è mai definitiva: ho bisogno di continue correzioni e di una visione completa dell’opera su cui agire. La tecnica che uso è piuttosto classica e tradizionale, alla fine: si tratta di un lavoro di limatura lungo e preciso. Lascio spazio alla scrittura creativa (e quindi a tecniche più immediate o mediate, lessico inusuale, trame dell’assurdo) solo nei racconti brevi; è un esercizio che ho cominciato da poco.

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

Preferisco la scrittura d’occasione, anche se non necessariamente autobiografica; mi piace discostarmi dalla realtà, ma partendo da fatti reali, da cose accadute. Spesso, da frasi pronunciate o storie che mi sono state raccontate. Lo sforzo di immaginazione è necessario, ma non è mai stato l’unico riferimento all’interno di un mio lavoro.

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

Non riesco a lasciarla andar via. Man mano che il tempo passa posso sentirmi più distaccata, diversa o più capace, ma rimango comunque colpita dalle critiche. Spesso sono proprio io a criticare i miei lavori, dopo che sono passati alcuni mesi; quindi si può dire che resto sempre legata a ogni opera terminata.

8 febbraio 2009

Neo Edizioni

Oggi parliamo con Neo Edizioni, che ringrazio per essersi prestati.

—————————- intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunto a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Potremmo imputare la causa della nostra decisione ad una smodata passione per la letteratura oppure all’amore per tutto ciò che concerne il lavoro intellettuale dell’uomo o, infine, alla voglia di confrontarsi con un mondo così affascinante cercando di agire sulle sue regole dall’interno. Tutte cose verissime, tra l’altro. La verità, però, è che non ci siamo mai posti la domanda. Veniamo da due percorsi formativi diversi: Francesco Coscioni, esperto di marketing e comunicazione; Angelantonio Biasella, giornalista con velleità letterarie e trascorsi nell’editoria. Quando le nostre strade si sono incontrate è stato naturale che andassero in questa direzione.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

La linea editoriale è il marchio di fabbrica della nostra casa editrice. E’ una promessa che facciamo preventivamente ai lettori. Ed è una promessa che va mantenuta per evitare che il lettore si disaffezioni. La nostra, in particolare, è frutto di uno studio accurato del mercato e del nostro gusto in fatto di letteratura. Amiamo gli autori capaci di osare incondizionatamente, di trascendere la pacatezza del panorama editoriale italiano, di scardinare ogni regola imposta dominando, però, sempre e comunque lo strumento narrativo.

Per quanto riguarda lo scouting, ci muoviamo su più fronti. Inutile dire che è più facile trovare nomi interessanti sulle riviste specializzate o nei premi letterari. Lì c’è già stata un’azione di filtro da parte di giurati o redattori. Sarebbe infruttuoso, però, precludersi le possibilità della rete. Dedichiamo molto tempo, quindi, alla lettura di blog e portali che si occupano di scrittura a tutti i livelli.

A: Fare l’editore. In che modo? (non a livello burocratico ma a livello tuo personale, metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua linea di condotta (anche morale) e il tuo pensiero.

Non vediamo il nostro lavoro come una missione. Ci limitiamo a farlo con entusiasmo e divertimento. Lo facciamo proponendo testi che ci piacciono ed avendo sempre a mente la dignità dei nostri autori e dei lettori. La cosa che ci preme maggiormente è dimostrare la possibilità di un’alternativa alla produzione letteraria convenzionale. Un’alternativa capace di maturare una letteratura priva di dettami e condizionamenti, di ipocrisie e riverenze, di tradizionalismi e prudenza. Un’alternativa che, al contempo, sia credibile, di qualità e con una giusta capacità di penetrazione nel mercato editoriale.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

La Neo Edizioni nasce senza epidurale in un ambulatorio di fortuna tra le mani di un’ostetrica grassoccia ma che, di certo, sa il fatto suo. A parte gli scherzi, nasciamo dopo una gestazione piuttosto articolata e dopo aver frequentato corsi di specializzazione nella materia che ci riguarda. Non cerchiamo una nicchia in cui rintanarci. La nostra linea editoriale, anche se molto specifica, abbraccia uno spettro piuttosto ampio di possibilità narrative. Per farvi un’idea, potete dare un’occhiata qui: http://www.neoedizioni.it/neo/linea-editoriale/


A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Siamo per l’editoria pura. Non chiediamo alcun tipo di contributo da parte degli autori. Scommettiamo sui lavori in cui crediamo e lo facciamo di tasca nostra. Seguiamo gli autori in tutta la fase di editing. Il volume pubblicato è il prodotto finale di un lungo lavoro di contrattazione tra l’editore, l’autore, il grafico e l’impaginatore. Per le fasi di selezione, correzione bozze ed il lavoro di editing vero e proprio non ci appoggiamo a nessun collaboratore esterno. Ci fidiamo solo dei nostri gusti e del nostro giudizio.

A: Spiegaci la filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

La pubblicazione è solo una tappa della filiera libraria. Il lavoro vero e proprio inizia dopo aver scaricato quintali di libri nel tuo magazzino. Bisogna rendere visibile il titolo. Di qui la necessità di un ufficio stampa piuttosto coriaceo che si sappia muovere su più fronti. Partecipare ad eventi, fiere del libro, incontri culturali, organizzare letture, marcare stretto stampa (cartacea e online), radio ed emittenti televisive, tenere d’occhio i distributori e coltivare i rapporti coi singoli librai. Sono questi ultimi che mettono in mostra il titolo, che lo consigliano e che, in definitiva, determinano il suo destino.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

Un’antologia di AA.VV. in cui 18 autori di tutta la penisola rivisitano le fiabe della cultura classica. Il volume, dalla bislacca intitolazione “E morirono tutti felici e contenti” nasce da due esigenze fondamentali. Da una parte, la volontà dell’editore di confrontarsi con un immaginario fortemente radicato nella cultura popolare; dall’altra, la necessità di creare un contenitore in cui la diversità e l’intraprendenza della giovane narrativa italiana potessero sentirsi a proprio agio. Da qui l’idea di un’antologia coraggiosa.

Sono le fiabe che tutti conosciamo, riscritte però a partire da uno sguardo nuovo, da una memoria nuova. Una memoria che va costruendosi sotto i nostri occhi e che modella un nuovo immaginario collettivo, dove la Piccola Fiammiferaia è una prostituta grassa e indifesa, dove Cenerentola è un’adolescente smarrita in una Milano assopita nel caldo estivo, dove Aladino diventa “il genio dei disperati”, dove Pollicino è la vittima di un sistema che vorrebbe dimenticarlo.

Ogni autore, invitato a non porsi limiti di stile, di registro e di sconsideratezza, offre una personalissima versione di una fiaba. Il risultato è una raccolta di racconti autonomi capaci di andare oltre le fiabe che li hanno ispirati. Abbiamo, in sostanza, reso fiabe classiche rispondenti a canoni nuovi, ad esigenze linguistiche e di morale adatte ai giorni nostri. Racconti ironici, sarcastici, grotteschi, amari, esilaranti. Racconti che dissacrano passato, presente e futuro e che portano a paradossi inattesi. Racconti che inducono a contrarsi amaramente sfoggiando un radioso sorriso sulle labbra.

Un primo titolo che marchia a fuoco la Neo Edizioni e ne delinea, senza possibilità di redenzione, la strategia futura.

A: Il tuo rapporto personale con gli Autori e con gli Esordienti in particolare.

Gli autori sono amici con cui condividere un cammino. Abbiamo un rapporto paritario con loro. Ne condividiamo le aspettative e cerchiamo di sobbarcarci le loro pene. Gli esordienti, invece, sono come pargoli. Vanno amati e protetti.

A: Quale libro ti piacerebbe aver editato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

Tempo fa avremmo detto “Le particelle elementari” di Michel Houellebecq. Oggi diremmo lo stesso ma con l’aggiunta di “Trilogia della città di K.” Di Agota Kristof e “Cecità” di José Saramago. Il Motivo? Perché sono tutti romanzi coraggiosi, universali, coinvolgenti, destabilizzanti e scritti da paura.

A: Tre consigli per chi scrive: cosa diresti ad un giovane in cerca di editore.

Non scoraggiarsi ai primi rifiuti.

Diffidare dell’editoria a pagamento.

Non porsi limiti e scrivere cose sincere.

8 febbraio 2009

Per Elisa

Ringrazio Azzurra Mangani per il libro  e il suo straordinario talento, e la redazione della Ibiskos Risolo per la grande disponibilità.

Recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

per-elisa

Titolo: Per Elisa
Autore: Mangani Azzurra
Curato da: Golestani B.
Editore: Ibiskos Editrice Risolo
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Minimal
ISBN: 8854604844
ISBN-13: 9788854604841
Pagine: 76

Per Elisa è il romanzo di una giovanissima e talentuosa autrice italiana. Un romanzo svolto in forma diaristico-epistolare, tratteggiato con serena manifestazione di stati d’animo forti e contrastanti, linguisticamente elegante e tondo, sobrio e misurato, pregnante e delicato. Alessandra è la destinataria di un lungo messaggio d’amore amicale, un modo come un altro di rinverdire una memoria passata ed un ricordo schiacciato dagli anni e forse dalla dimenticanza stessa che si vuole avere delle cose tanto belle quanto dolorose di un tempo che non è più. Un excursus sentito e misurato di quella che fu la loro amicizia, di dove affondavano le lontane radici di quel rapporto di sorellanza intima e complessa, difficile da gestire, alle volte persino scomodo e dispettoso. Due donne a confronto. Due esistenze trascorse tutto sommato in fretta e l’imbarazzo della parola fine scritta a chiare lettere persino nel vocabolario più inconfessato di due anime vicine. Perché i rapporti umani sono tutti un po’ così. L’adolescenza ci rende ebbri di una gioia di vivere che piano piano muta e diventa un neon appariscente che acceca senza però scaldare. Abbiamo tutti la sfacciataggine di crederci migliori perché di principi più liberali, saldi valori e proprietari di tante verità in tasca, però poi di fronte alla vita vera siamo troppo impreparati a reagire, e l’unica cosa che ci è possibile è quella di provare sin da subito l’oblio, come i più consumati tra i traditori della specie, che con la stessa rapidità con la quale si scagliarono contro la sorte avversa – più per ideale che per concreta esperienza – in tempi non sospetti, altrettanto in fretta si muoveranno in ritirata e quel che resterà alle loro spalle è unicamente l’elenco delle cose finite, patite, logorate e consumate, che non è possibile più ricominciare, guarire, rinnovare, ricucire. La penna della Mangani esplora aree privatissime con sapiente calma, e l’inchiostro si dosa bene anche laddove la prepotenza della lacrima incrina la voce e la mano tremolante della protagonista – resa incerta dagli anni, dagli acciacchi e dagli schiaffi del cuore – ha la forza e il coraggio d’indagarsi sino in fondo, nella rivisitazione di un’intera vita, senza vergognarsi mai di ciò che è stato, e con la triste consolazione d’aver avuto torto per la maggior parte del tempo e annuire adesso di fronte alla chiarezza del dato di fatto all’epoca mancante. Ogni angolo viene rivisitato e tutto appare meno opaco nonostante il tempo abbia causato più d’una grinza e sollevato più di un dubbio. Alessandra non c’è più e con lei anche la Giannini è lì lì per capitolare. La vita scorre troppo in fretta per poi cercare il bandolo di una matassa infeltrita e polverosa. Bisognerebbe vivere assecondando i moti del cuore, ma si fa presto a dondolarsi dietro un vetro di volta in volta più spesso e una faccia amica fa tanto presto a comparire che a sfiorire ed uscire dalla nostra orbita silenziosa. Un romanzo toccante, dove il tessuto è costellato – anche linguisticamente – di un dettato importante e ponderato, e la forza della memoria e del rimpianto ci disegna due donne straordinarie intrappolate in un destino ahi noi eccezionalmente ordinario.

Alessandra Di Gregorio

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