Archive for febbraio 10th, 2009

10 febbraio 2009

Rafelina piglia l’anguria!


Ringrazio Achille per il fatto di essersi dichiarato esterrefatto di fronte alle mie parole.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Titolo: Rafelina, piglia l’anguria
Autore: Signorile Achille
Editore: Boopen
Data di Pubblicazione: 2007
ISBN: 8862230303
ISBN-13: 9788862230308
Pagine: 135

Aprendo questo libro ero già carica di aspettative, perché questo è il solo modo che adotto per approcciarmi alla lettura; mi ci sono infilata un’intera giornata, terminandolo con profonda gioia e appagamento. Sì perché le buone letture non sono sempre rintracciabili nel fornito catalogo di un noto editore, o nella rinomanza che spesso premia più per meriti teorici che concreti, e allora la ricerca dell’autore di nicchia o del titolo poco noto, diventa un modo ottimale per scoprire le perle di cui questo mare è riccamente abitato.

Il romanzo di Signorile ce ne offre una splendida conferma e l’entusiasmo che mi ha procurato è dovuto principalmente all’intreccio brillante e alla scrittura infarcita di una grazia un po’ demodé – ma di quelle col fascino onesto dello scrittore d’altri tempi, che di cose da raccontare ne ha tante e non usa mai una retorica spicciola per intesser discorsi o giri di parole, e che anche di fronte all’indecisione del registro migliore da utilizzare riesce a farle vivere sulla pagina in modo tanto naturale e gustoso. Il piacere di una lettura come questa, che devi andare a scovare personalmente e che vale il tempo speso, sta tutto nell’atmosfera vecchia Italia del Sud e a quattro fratelli attorno ai quali ruotano le vicende famigliari e paesane di uno spaccato di società rurale meridionale  – appeso tra l’ansia dell’innovazione e del miglioramento, e il peso della tradizione più consumata. Signorile racconta attraverso la viva voce di uno dei quattro, le gesta infantili e adolescenziali di quelli che saranno i nostri eroi dal principio sino alla fine, svelandone segreti, manie, pulsioni, tenerezze, curiosità, grandi e piccole scoperte, e soprattutto il gusto spensierato per una vita che di spensierato non concedeva poi così tanto ma che andava comunque presa a morsi e affrontata di petto. Erano altri tempi quelli, e allora il racconto si inerpica su su per il campanile, dove il vecchio sagrestano amministra la sacra mansione di suonare le magnifiche campane, modulandone il suono e la combinazione a seconda della ricorrenza – più fausta meno fausta – e scandendo, attraverso la descrizione della sua salita fino in cima, il tracciato dell’esistenza propria e altrui, in un crescendo di emozioni, ilarità e saggezza più o meno spicciola, vissuta uno scalino alla volta. Mentre le pagine scorrono e i nostri eroi si fanno grandi – e scoprono il sesso e sono costretti a uscire con le ragazze brutte per non passare da fessi; o ad entrare in seminario perché così si usava, ad educare i fratelli più piccoli sulle meraviglie custodite sotto le gonne di Marianna; a mandar giù i terribili papponi che il babbo imponeva a tavola forse in memoria degli anni di prigionia di cui però non parlò mai apertamente; ad assistere alle pantomime materne di una tipica donna del Sud che tiene alle differenze sociali e detesta bestemmie e parlata volgare; ai rituali sociali sciocchi e meno sciocchi, agli screzi tra preti, alle baggianate dei politicanti locali e ad amenità assortite di una variegata umanità trista e ridente, in un posto che ora sembra lontano più di cento anni fa – la penna di Signorile ci strizza l’occhio col paternalismo bonario del Manzoni più noto e riflessivo, l’ironia – a volte indolente a volte triste sino all’estrema presa di coscienza dei limiti sociali di un costume o un territorio – e la compartecipazione solidale e divertita del miglior Giovanni Verga, la rotondità della scrittura dell’incantevole Nico Orengo de La curva del Latte, e l’abilità creativa di tutti quegli autori italiani che, rappresentando l’Italia regionale, ponendo sulla provincia o la minuta realtà popolare la lente dell’affresco genuino, ne hanno saputo esaltare la bellezza senza tempo, cogliendone altresì lo splendore dettato dalle piccole e care cose, che attraverso la gabbatura più ingenua o la satira più urticante,  ci danno il polso di una realtà forte, statica e colorita, assai utile a fornire spunti creativi per letteratura di assoluto pregio e valore. Qui il dettato ha una eleganza signorile giammai priva d’ironia e tenera compiacenza, e allora il libro ha con sè tutto il profumo fresco di una Puglia magica tutta da rivivere.

Alessandra Di Gregorio.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: