Rafelina piglia l’anguria!


Ringrazio Achille per il fatto di essersi dichiarato esterrefatto di fronte alle mie parole.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Titolo: Rafelina, piglia l’anguria
Autore: Signorile Achille
Editore: Boopen
Data di Pubblicazione: 2007
ISBN: 8862230303
ISBN-13: 9788862230308
Pagine: 135

Aprendo questo libro ero già carica di aspettative, perché questo è il solo modo che adotto per approcciarmi alla lettura; mi ci sono infilata un’intera giornata, terminandolo con profonda gioia e appagamento. Sì perché le buone letture non sono sempre rintracciabili nel fornito catalogo di un noto editore, o nella rinomanza che spesso premia più per meriti teorici che concreti, e allora la ricerca dell’autore di nicchia o del titolo poco noto, diventa un modo ottimale per scoprire le perle di cui questo mare è riccamente abitato.

Il romanzo di Signorile ce ne offre una splendida conferma e l’entusiasmo che mi ha procurato è dovuto principalmente all’intreccio brillante e alla scrittura infarcita di una grazia un po’ demodé – ma di quelle col fascino onesto dello scrittore d’altri tempi, che di cose da raccontare ne ha tante e non usa mai una retorica spicciola per intesser discorsi o giri di parole, e che anche di fronte all’indecisione del registro migliore da utilizzare riesce a farle vivere sulla pagina in modo tanto naturale e gustoso. Il piacere di una lettura come questa, che devi andare a scovare personalmente e che vale il tempo speso, sta tutto nell’atmosfera vecchia Italia del Sud e a quattro fratelli attorno ai quali ruotano le vicende famigliari e paesane di uno spaccato di società rurale meridionale  – appeso tra l’ansia dell’innovazione e del miglioramento, e il peso della tradizione più consumata. Signorile racconta attraverso la viva voce di uno dei quattro, le gesta infantili e adolescenziali di quelli che saranno i nostri eroi dal principio sino alla fine, svelandone segreti, manie, pulsioni, tenerezze, curiosità, grandi e piccole scoperte, e soprattutto il gusto spensierato per una vita che di spensierato non concedeva poi così tanto ma che andava comunque presa a morsi e affrontata di petto. Erano altri tempi quelli, e allora il racconto si inerpica su su per il campanile, dove il vecchio sagrestano amministra la sacra mansione di suonare le magnifiche campane, modulandone il suono e la combinazione a seconda della ricorrenza – più fausta meno fausta – e scandendo, attraverso la descrizione della sua salita fino in cima, il tracciato dell’esistenza propria e altrui, in un crescendo di emozioni, ilarità e saggezza più o meno spicciola, vissuta uno scalino alla volta. Mentre le pagine scorrono e i nostri eroi si fanno grandi – e scoprono il sesso e sono costretti a uscire con le ragazze brutte per non passare da fessi; o ad entrare in seminario perché così si usava, ad educare i fratelli più piccoli sulle meraviglie custodite sotto le gonne di Marianna; a mandar giù i terribili papponi che il babbo imponeva a tavola forse in memoria degli anni di prigionia di cui però non parlò mai apertamente; ad assistere alle pantomime materne di una tipica donna del Sud che tiene alle differenze sociali e detesta bestemmie e parlata volgare; ai rituali sociali sciocchi e meno sciocchi, agli screzi tra preti, alle baggianate dei politicanti locali e ad amenità assortite di una variegata umanità trista e ridente, in un posto che ora sembra lontano più di cento anni fa – la penna di Signorile ci strizza l’occhio col paternalismo bonario del Manzoni più noto e riflessivo, l’ironia – a volte indolente a volte triste sino all’estrema presa di coscienza dei limiti sociali di un costume o un territorio – e la compartecipazione solidale e divertita del miglior Giovanni Verga, la rotondità della scrittura dell’incantevole Nico Orengo de La curva del Latte, e l’abilità creativa di tutti quegli autori italiani che, rappresentando l’Italia regionale, ponendo sulla provincia o la minuta realtà popolare la lente dell’affresco genuino, ne hanno saputo esaltare la bellezza senza tempo, cogliendone altresì lo splendore dettato dalle piccole e care cose, che attraverso la gabbatura più ingenua o la satira più urticante,  ci danno il polso di una realtà forte, statica e colorita, assai utile a fornire spunti creativi per letteratura di assoluto pregio e valore. Qui il dettato ha una eleganza signorile giammai priva d’ironia e tenera compiacenza, e allora il libro ha con sè tutto il profumo fresco di una Puglia magica tutta da rivivere.

Alessandra Di Gregorio.

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6 Responses to “Rafelina piglia l’anguria!”

  1. Ho avuto il piacere di leggere il libro di Achille Signorile e non posso aggiungere granchè a questa acuta recensione. E’una delle tante piccole perle nascoste fra coloro che scelgono di pubblicare con un editore on demand.
    ” Rafelina piglia l’anguria ” è la prova concreta che non tutti gli scrittori che scelgono questa strada sono degli imbrattapagine. Complimenti ad Achille Signorile, mi ha regalato dei piacevolissimi momenti di lettura.

  2. Concordo in pieno. Un testo splendido, una lettura divertente e piacevolissima.

  3. Luana Troncanetti dice a me le cose che invece van dette a lei e al suo gradevolissimo, istruttivo e scanzonato “Le mamme non mettono mai i tacchi”! che dire? Grazie!

  4. smettetela di fare i modesti ^ ^

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