Giuseppe Cirino


Oggi parliamo con Giuseppe Cirino, autore di «Gli occhi del ricordo».

————————- intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

A: Scrivere. Perché?

Non credo che esista un perché! Ovviamente è un parere personale. Scrivere è come sfiorarsi i capelli o cercare le risposte frugandosi il “pizzetto”. È istintivo.

A: Scrivere. Cosa?

Quando scrivo non prefisso mai cosa, il come e quando. Mi lascio trasportare da tutto quanto mi attraversa e cerco di non pormi freni. Penso si possa scrivere di qualunque cosa senza pensare a chi poi la leggerà. Raccontare i giovani, denunciare, esaltare l’amore o descrivere un paesaggio. Il “cosa” sono i moti dell’anima e non vanno frenati.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

Sono un giovane come tanti che ha voglia di raccontare le persone e i loro piccoli mondi. Ogni persona è un mondo da scoprire. Mi pongo in modo semplice e diretto, sempre consapevole che non tutto quello che scrivo possa piacere. Ma chi scrive o dipinge, non fabbrica macchine o elettrodomestici e per questo motivo non mi pongo il problema di piacere o meno.

A: La penna per te corrisponde a…?

Corrisponde alla possibilità di essere in ogni posto scegliendo le tappe su di un foglio. Allo stato attuale direi che potrebbe essere un ottimo dolcificante per una realtà troppo dura. Dicendo questo un po’ mi contraddico perché scrivo molto della realtà che mi circonda e prediligo evidenziarne pregi e difetti. Ma soprattutto nel primo libro “Il suonatore di foglie” ho giocato molto di fantasia e non mi è affatto dispiaciuto. Uno dei miei racconti “Miele” è stato scelto per una rappresentazione teatrale e nulla di quello che ho scritto può essere accostato alla realtà, se non il fatto che gli uomini hanno BISOGNO di sognare.

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

A dire il vero non mi sento parte di questo “palcoscenico”. Nel mondo dei libri sembra non esserci spazio per tutti. Perché c’è disinformazione. Si bada troppo ai nomi o al marchio editoriale. Forse sbaglio o sono presuntuoso dicendo questo. Dove sono finiti i libri? L’importanza che dovrebbero avere essi e non chi li scrive.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

Spero di non deluderti ma non so rispondere a questa domanda. Sono solo consapevole di dovere migliorare tanto.

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

“Gli occhi del ricordo” denuncia una società dove i giovani si avvicinano alle droghe per non sentirsi emarginati, della capacità di credere ad un amore che il tempo e le circostanze non hanno annullato: l’amore per un figlio. Denuncia l’arrivismo, esalta dei valori che non dovrebbero perdersi nel tempo. Fissa l’attenzione su un piccolo particolare che “personalmente” credo non sia più tanto in voga : guardare le persone negli occhi. Credo fermamente che gli occhi assumano la forma dei ricordi che ognuno conserva. Tutti hanno GLI OCCHI DEL RICORDO anche se non hanno il mio libro. Anche tu!

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

Come ho scritto sulla quarta di copertina : La tecnica è solo il vezzo di chi non ha più ispirazione!

L’anima è la forma d’arte più grande che esiste in ognuno di noi ed è priva di tecnica. Si nutre senza scegliere e cresce a dismisura. Anche in negativo purtroppo. Gusto la scrittura e non bado alla tecnica. È bello bere l’acqua che sgorga da una fontanella e cogliere l’ultima goccia vicino alla guancia con il polso, anche se non è fine. Il fine è dissetarsi, non il come.

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

L’idea di scrivere per mestiere mi terrorizza! La scrittura nasce dai momenti e dagli stati d’animo. Lo pensavo prima di essere pubblicato e lo penso anche adesso. Allora perché farsi pubblicare? Rendere pubblico un tuo racconto non vuol dire che ci pagherai le bollette o potrai farci la spesa. Vuol dire donarsi a chi “vuole” coglierti. Se vendo soltanto tre copie e a quei tre lettori sono in grado di lasciare qualcosa sono contento ugualmente. Penso al libro come uno specchio dove rivedere se stessi.

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

Non rimango schiacciato dalle critiche. Le accolgo. Se qualcuno dice che il libro fa schifo vuol dire che non rientro nel suo gusto. Non mi fa male. Fino adesso non sono stato stroncato ma so che capiterà. Ma questo potrà impedirmi di scrivere ancora? Per questo non è un mestiere! Se fai male il tuo mestiere ti licenziano. Autorizzi qualcuno a poterlo giudicare. Ma hai visto quanti libri che escono per business? Più di qualcuno non è un libro ma un prodotto per vendere. E chi li scrive? Poveri libri!

Quando pubblichi in automatico autorizzi qualcuno a giudicare. Tu per esempio recensisci quello che io ho pubblicato. Lo accetto e mi assumo le responsabilità di quello che scrivo. Ma se restassi schiacciato dalle critiche non rispetterei il mio pensiero. Che poi mi ha portato a scrivere l’opera.

Grazie per la tua attenzione

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