A un terzo dei mille


recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: A un terzo dei mille
Autore: Viglianisi Paolo
Curato da: Baldacci Balsamello M.
Editore: Ibiskos Editrice Risolo
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Minimal
ISBN: 8854604038
ISBN-13: 9788854604032
Pagine: 154

A un terzo dei Mille è il romanzo di un giovane autore che mi ha conquistato dalla decima pagina in avanti. Poi il libro l’ho letto a pezzi notte dopo notte ed ammetto che rielaborarne la complessità così dosata, intelligente e compiuta, non è molto facile. L’Autore ha una malizia di fondo che mi piace, che pervade la sua arte e viene amministrata con ingegno e bravura; se la vive con eleganza e se la gusta un personaggio alla volta, tracciando rotte divertenti e intriganti sotto ai nostri occhi sbigottiti per l’accadimento principale che contraddistingue la storia. Di fronte a noi mette tre caratteri diversi, tre uomini, tre vite separate che improvvisamente s’intrecciano l’una all’altra: Rosario, Luigi, Maurizio. Dare un’indicazione circa il genere letterario praticato da Viglianisi potrebbe forse essere tanto riduttivo quanto fuorviante; l’idea che me ne sono fatta, però, inquadra il suo romanzo nella giallistica italiana meno consumata da schemi triti e ritriti che ne svendono potenziale e carattere, perché qui infatti siamo di fronte ad un giallo con risvolti rossi neri e rosa, dove agli omicidi si coniuga l’amore, al sangue la passione, al giallo dell’uccisione il bianco di un foglio che non c’è dato di riempire di tutte le velleità d’artista che non si consumeranno mai più. Sì perché Luigi lavora alle Poste e si fa Giulia, ma da grande vorrebbe fare lo scrittore e si mette una scatola in testa per creare il buio attorno e focalizzare l’attenzione su pochi piccoli particolari più o meno rilevanti; Rosario lascia la sua calda Palermo in direzione di Roma ma un imprevisto lo costringe a prendere il primo treno per un posto che non conosce – e in cui alla lunga resta – di cui non sa nulla e con la possibilità più che probabile di farsi scoprire; Maurizio suo malgrado arriva quando le cose sono già avvenute: di tempo per riparare ai danni non ce n’è più abbastanza. Rosario ha fatto quello che andava fatto, Luigi ha fatto la diretta conoscenza di un sog e Giulia ha rischiato l’infarto o di farsi sgamare dal marito cornuto e contento. Il puzzle di Viglianisi s’intessera una pagina alla volta, trascinandoci dentro alla storia sulle rotte italiane del delitto e della constatazione, in un crescendo di ricordi, aspettative e agitazioni – della carne e del cuore – fino all’epilogo cui avremo fretta noi stessi di giungere – ma che l’Autore non ci concederà che a tempo debito. La penna di Viglianisi è arguta e brillante. L’intrico della trama ben ponderato, sensato, ben riuscito. Il dettato è interessante, ricco, elegante, duttile. Il romanzo apprezzabile, piacevole, avvincente. Il connubio tra azione e riflessione è forse uno degli aspetti meglio interpretati, perché se è vero che quando c’è un morto di mezzo solitamente ci sono anche una caccia e una fuga, in questo romanzo abbiamo anche e soprattutto annotazioni da diario delle intenzioni e del cuore. In questo Viglianisi si distingue, in questo Viglianisi eccelle. Ha scritto un romanzo che della timidezza non sa giustamente che farsene, e che ci fa sperare francamente in un seguito.

Alessandra Di Gregorio

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