I Sognatori

Oggi parliamo con l’editore Aldo Moscatelli de I Sognatori.

———— intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunto a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Per passione. E per rabbia. Passione nei confronti dei libri, rabbia nei confronti di un sistema editoriale che ho sempre detestato, e che ho avuto modo di conoscere nelle sue mille contraddizioni in qualità di scrittore esordiente (dieci anni di militanza non si dimenticano da un giorno all’altro). Ero incazzato nero, sai? Stanco di ricevere (e di veder ricevere da altri scrittori esordienti) i soliti complimenti accompagnati dalle solite richieste di contributo, sei mesi dopo aver raggiunto il traguardo della laurea mi sono rimboccato le maniche e ho deciso di fare qualcosa di concreto per auto-promuovermi e – al contempo – cambiare nel mio piccolo il sistema.

Mandare a quel paese l’editoria a pagamento, rifiutandomi di pubblicare con essa, è stato il primo passo. Fondare una casa editrice NON a pagamento è stato il secondo.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

La mia linea editoriale è semplicissima: leggo tutto quello che mi viene spedito (romanzi e raccolte di racconti), opero una rigida selezione e pubblico soltanto quello che mi convince. Devo investirci un bel po’ di soldi senza chiedere un centesimo all’autore, dopo tutto. Cerco di mediare oggettività e soggettività, per cui chi non sa tenere la penna in mano e/o si limita a scopiazzare le opere altrui, non ha alcuna speranza di pubblicare con I Sognatori. Ma quella è la base.

L’unico fattore di cui non mi importa un tubo è quello commerciale. Non guardo le classifiche di vendita quando accordo la mia fiducia a uno scrittore. E chi ha letto “Lapsus” di Flavio Pagani, in particolare, sa che non racconto balle.

A: Fare l’editore. In che modo? (non a livello burocratico ma a livello tuo personale, metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua linea di condotta (anche morale) e il tuo pensiero.

E da quando in qua gli editori hanno una morale?

Io continuo a reputarmi un editore sui generis. Un diploma in ragioneria e una laurea in filosofia testimoniano forse la mia tendenza a unire “idealismo” e “pragmatismo” senza che il primo prevarichi sul secondo, e viceversa. Sono aperto al dialogo e allo scambio di idee, rifletto sui consigli che mi vengono forniti e ho un bellissimo rapporto coi miei lettori. Lavoro come uno stacanovista pur nutrendo un profondo pessimismo nei riguardi del futuro della piccola editoria. Le risorse emotive le ho terminate da un pezzo, vado avanti senza pormi problemi di alcun genere. Da tre anni ammorbo un mucchio di gente con le mie polemiche sulla richiesta di contributo, sulla logica da strozzini dei librai, sulla superbia di molti scrittori esordienti e di molti pseudo-critici e pseudo-esperti che operano in rete, sull’indifferenza del lettore medio nei confronti delle opere meno note, sugli atteggiamenti da primadonna di alcuni giornalisti (gli unici a poter percepire lo stipendio pur recensendo un libro che non hanno nemmeno sfogliato) e così via.

Con scarsi risultati, devo dire. Ma questo non ha importanza.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

Come accennavo in apertura di intervista, inizialmente desideravo promuovere me stesso come scrittore e al contempo pubblicare altri autori ingiustamente snobbati dal sistema editoriale. Il citato Flavio Pagani, ad esempio, ha raggiunto l’agognato traguardo della prima pubblicazione dopo aver atteso invano dieci anni. Tutto lascia supporre che se non fossi arrivato io a concedere una chance al suo bellissimo romanzo, “Lapsus” sarebbe rimasto per omnia saecula seaculorum in un cassetto polveroso: un danno incalcolabile per chi ama la letteratura innovativa e coraggiosa.

Quanto alla seconda parte della domanda, non è possibile collocare I Sognatori in un punto determinato del panorama editoriale. C’è la micro-editoria, la grande editoria, la piccola e media editoria, e poi c’è I Sognatori.

Non è un inutile vanto, è la realtà dei fatti.

A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Con gli autori sotto contratto lavoro praticamente in simbiosi. Rilevo eventuali difetti e ne discuto con loro, in un rapporto di reciproco rispetto. Senza mai dimenticare che i ruoli sono diversi e le competenze anche. Non ci sono filtri, niente consulenti o editor: nessuno meglio dell’autore del libro, e dell’editore che intende pubblicarlo, può sapere in quale modo è giusto che l’opera faccia il suo ingresso nell’affollatissimo mercato editoriale.

A: Spiegaci la filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

L’editore medio si affida a un ufficio stampa che ha il compito precipuo di reclamizzare il prodotto. Un tempo ci si limitava ad organizzare presentazioni apposite, a far girare il libro nelle Fiere e (nel caso) in eventi correlati alla tematica dell’opera. Senza dimenticare la partecipazione ai concorsi, la pubblicità (rara, perché costosissima) sui giornali, in radio e in tivù, e chiaramente la distribuzione in libreria, curata dalla figura del promotore (quello che si assicura che l’opera sia presente nella data libreria, e negli appositi spazi, tipo la vetrina o le pile fronte-cassa)

La rete internet ha cambiato il volto della promozione editoriale. Oggi la pubblicità avviene in molti altri modi. Sono nati i booktrailer, i siti, i blog, i forum, MySpace e FaceBook. Manna dal cielo per la piccola editoria, almeno all’apparenza. Il problema è che in molti casi all’aumento esponenziale della visibilità non ha fatto seguito un concomitante aumento dell’interesse concreto da parte dei fruitori. E quando parlo di “interesse concreto” intendo quello che poi si tramuta in acquisto.

Forse è per questo motivo che alcune case editrici ricorrono sempre più spesso al fake, ovvero alla recensione entusiastica ma fasulla (scritta da gente appositamente retribuita, o comunque implicata nell’attività della casa editrice), oppure all’anonimo navigante che fingendo distacco e un improbabile atteggiamento super partes, incensa la casa editrice “Y”… pur essendo un autore o un dipendente della casa editrice “Y”.

Per quanto riguarda I Sognatori, il suo approccio tenta di mediare il vecchio e il nuovo. Ci sono state presentazioni, articoli sui giornali e quant’altro. Tuttavia, cerchiamo soprattutto di esplorare strade non ancora battute. Ad esempio non conosco una casa editrice più attiva della mia, nell’ambito della blogosfera. Forse in Italia siamo stati i primi a cercare il parere diretto dei lettori, senza intermediazioni di sorta. E se consideri che i libri editi da I Sognatori sono stati richiesti anche da Paesi lontanissimi come lo Yemen, la Lituania, il Canada e le Seychelles, ti rendi conto dell’enorme potenzialità della rete, se abilmente sfruttata. Siamo una casa editrice on line, quindi fin dall’inizio si è reso necessario soprattutto instaurare un dialogo e un confronto con tutte le realtà della rete. Sotto questo punto di vista ho di che essere soddisfatto.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

“L’orologio di cenere”, del sottoscritto. Avevo bisogno di rientrare subito nei costi d’avvio, così pensai bene di editare un libro ancor prima che la casa editrice facesse il suo ingresso ufficiale in rete. Era un buon modo per presentarsi al pubblico con già un libro in catalogo. Ma quale? Ovviamente, non avendo ancora avviato il servizio di valutazione dei testi inediti, la scelta cadde su un mio lavoro.Considera inoltre che all’epoca avevo pochissima dimestichezza con le dinamiche tipografiche, e non mi pareva il caso di porre questa inesperienza al servizio di un altro scrittore esordiente.Preferii dunque rischiare in prima persona su tutta la linea. E pubblicai “L’orologio di cenere”. Avrei potuto dare alle stampe alcuni racconti (confluiti poi nella raccolta “Il cimitero dei giocattoli inutili”), ma l’idea di partire con una raccolta di novelle, che in Italia – notoriamente – tirano poco, mi spinse a optare per “L’orologio di cenere”. Scelta vincente. Forse perché romanzo scorrevole e di agevole lettura, si è comportato bene e mi ha consentito di restare in piedi per un anno intero. A distanza di quasi tre anni continua a vendere. Con gli introiti ho potuto pubblicare i libri di altri scrittori, e questo mi inorgoglisce parecchio.

Storia passata, comunque. Oggi sono editore a tempo pieno.

A: Il tuo rapporto personale con gli Autori e con gli Esordienti in particolare.

Dico sempre che “esordiente” è un aggettivo, non un sostantivo. Non esiste una categoria uniforme di individui dalle caratteristiche comuni. Alcuni scrittori esordienti sono umili e alla mano, accettano i consigli e sanno mettersi in discussione. Altri sono altezzosi, o superficiali. Alcuni mostrano una gentilezza e una sensibilità disarmanti. Altri sono dei perfetti imbecilli. Alcuni scrivono bene, altri no. Io vado d’accordo con gli scrittori che rispettano il mio lavoro. Tutto qui.

Con gli autori che pubblico ho senza dubbio un bel rapporto. Specie sul piano umano.

A: Quale libro ti piacerebbe aver editato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

“Polenta di castagne” di Iva Zanicchi, senz’altro. Ho un debito di riconoscenza nei riguardi di quel libro… momenti d’ilarità scolpiti nella memoria. Grazie Iva!

A: Tre consigli per chi scrive: cosa diresti ad un giovane in cerca di editore.

Ritorno su quanto detto in precedenza: gli scrittori esordienti in cerca di editore sono tantissimi, e ognuno di essi ha una personalità, degli scopi e determinati “mezzi/propositi/valori etici” coi quali intendono realizzarli.

A quelli che vogliono pubblicare e basta dico: tenete a portata di mano il blocchetto degli assegni e preoccupatevi poco di ciò che avete scritto, le proposte editoriali vi pioveranno addosso a prescindere.

A quelli che vogliono diventare ricchi e famosi dico: provate con le case editrici più note, ma sappiate che i metri di giudizio della grande editoria si basano ben poco sulla qualità di ciò che si è scritto. Il che potrebbe anche rivelarsi un vantaggio, per alcuni autori.

A chi vuole pubblicare senza ricorrere a un prestito bancario o alla vendita di un rene dico: rivolgetevi alle case editrici non a pagamento. Non tutte lavorano bene, ma il gioco vale la candela.

A chi desidera mettersi in gioco, e avere la certezza che il proprio manoscritto verrà letto dalla prima all’ultima riga, nonché trattato col dovuto rispetto, io dico: rivolgetevi a I Sognatori.

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