Francesco Giannasi

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Intervista a Francesco Giannasi, autore di «La neve rossa – il pugile nel Lager».

——– intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.


A: Scrivere. Perché?

È sempre stata la mia passione e da quando gestisco il sito di Paolo Vidoz ho modo di “sbizzarrirmi” a volontà! E’ stato questo che mi ha spinto a riprendere in mano i miei vecchi racconti chiusi nel cassetto e  ricominciare con questa avventura.

A: Scrive. Cosa?

Mi piace scrivere gialli e thriller, ma ultimamente mi sono specializzato nel genere sportivo/boxe e cerco di ambientare i miei libri in vari contesti storici e temporali in modo da rendere la letture più interessante anche a chi non può amare il genere “pugilato”.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

Sono una persona qualunque e semplice, faccio un lavoro normale e vivo in una famiglia normale. Potrei essere ciascuno di voi.

A: La penna per te corrisponde a…?

Libertà e fantasia.

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

Ho sempre amato leggere e scrivere, ripeto, quindi ho sempre guardato con grande ammirazione chi riusciva con molta forza di volontà a portare a termine e pubblicare la sua opera. Stimo molto Roberto Saviano e due scritturi che mi hanno sostenuto e consigliato molto in questa mia piccola opera: Carlo Lucarelli ed Andrea Di Cesare.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

NON HO RISPOSTE. :-)

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

E’ la storia di un pugile ebreo che combatte per la libertà durante la seconda guerra mondiale all’interno di un campo di concentramento. Lo consiglio a chi può piacere il genere sportivo e guerra.

La crudeltà e la drammaticità dei campi di concentramento è conosciuta da tutti.

Credo di essere riuscito a rappresentare bene la sensazione di freddo e l’incontro finale sul ring.

Ogni libro merita un piccolo spazio nella nostra libreria… ed il mio di spazio ne occupa davvero poco!

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

Mi immedesimo in quello che scrivo e cerco di vivere le varie situazioni che creo da tutti i punti di vista di tutti i miei personaggi, buoni o cattivi che siano.

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

Mi piacere che diventasse un mestiere questo è ovvio, per me la scrittura è molto,ma credo che per diventare un mestiere di acqua sotto i ponti ne dovrà passare!

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

Ogni critica è costruttiva ma sicuramente un parere negativo mi fa male, perché credo in quello che scrivo e vorrei che tutti riuscissero a capire e vedere quello che volevo scrivere e descrivere.

Preferisco la verità però ad una mezza bugia del genere “Sai non e’ il genere che mi piace” o “Scritto bene ma non sono io la persona più adatta a giudicare”.

Sincerità sempre.

Un bel complimento l’ho ricevuto da un pugile di nome Fabio Tuiach, quel suo sms e quelle sue parole per me sono state davvero importanti. E’ stato uno dei primi a leggere il mio libro e la velocità con la quale l’ha letto mi ha fatto capire che quello che diceva era verità. Una persona sincera.


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2 commenti to “Francesco Giannasi”

  1. Buona sera
    Vivo in Scozia e per caso ricercando lontani parenti della mia famiglia,sono caduto su il suo nome, mi ricordo che molti anni fa’incontrai per caso un Giovanni Giannasi in Scozia proveniente da Firenze,parente alla lontana! Io sono originario di Castelnuovo di Garfagnana. Volevo solo sapere se forse siamo un po’della stessa famiglia? Appena arrivo in Italia compro il tuo libro in tutti i modi . Saluti Marco

  2. ho girato la sua mail all’Autore. grazie.

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