L’erba sotto l’asfalto

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: L’ erba sotto l’asfalto. Storie dalla piana dei Castelli dal ’55 al ’75
Autore: Lanciotti Maria
Editore: Controluce (Monte Compatri)
Data di Pubblicazione: 2007
ISBN: 8895736001
ISBN-13: 9788895736006
Pagine: 336

L’erba sotto l’asfalto – Storia della piana di Castelli dal ’55 al ’75, di Maria Lanciotti, pubblicato da Controluce e patrocinato dal comune di Ciampino, è un diario storico ricco di fatti, volti, cose, luoghi e reminescenze sempreverdi – che non è mai fuori luogo arieggiare, come quelle stanze di case antiche, amate eppur vuotate dal tempo, che non ci porteranno giammai a lasciar crollare l’imponente edificio ora disadorno, perché di noi lì tutto resta, nelle trame spesse di una casa che parla per noi di cose già andate. È un libro che viene scandito da una ricca ripartizione interna, in cui i singoli capitoli simboleggiano periodi storici e geografie contestualmente rilevanti nell’Italia del cambiamento, e i paragrafi interni lo scorcio di vita della selva di personaggi che sfila nel denso della riflessione pacata, sentita, mai stonata, di una voce che si eleva con lo scopo di fissare con l’inchiostro quello che foto o testimonianze altrui non fissarono mai direttamente. L’Autrice, sapiente e candida narratrice dei luoghi che ben conosce, che ha calcato con la pratica negli anni e che tinge a seconda del grado d’intensità della rievocazione, coglie – già nel solo posare lo sguardo su una faccia amica – l’occasione ridente per una scrittura – ora ricamo, ora ricco intarsio – che si fa porta d’ingresso per la cospicua moltitudine di nomi che affollano la sua memoria. Un romanzo voluminoso e vivido, in cui al ritratto spesso si sostituisce la cronaca e alla cronaca s’avvicenda l’elettrizzante diario ritmato e bello, di una ragazza verde come la scrittura e il pensiero di cui si macchia. Ella, col pragmatismo noto dell’osservatrice consumata, e la preziosità della scrittura più linda, si sofferma su una realtà urbana nota, che è quella che ci fornisce tanto spunti autobiografici d’interesse che brillanti osservazioni sull’indagine del mondo e delle cose. Questo romanzo, di spessore contenutistico e fisico, ci proietta in un’Italia che fu, la quale viene fatta rivivere un ciottolo alla volta, in un quadro datato eppure all’apparenza privo di età e ragnatele. La Lanciotti, che a Ciampino ha vissuto buona parte della vita, ci prende per mano e ci porta con sé, lungo le strade sconnesse del tempo e le locali attrazioni umane che si perdono nel luna park di una giovinezza bianco e nero. Il suo dettato è brillante, vibra nell’intensità della memoria; è pregnante, ilare e svagato, non è mai banale né si perde in ingenuità scolastiche. La sua penna è agile; la storia si muove come per associazione di idee, e si ramifica dieci volte dallo stesso ramo, a seconda di quante cose un singolo evento può riportare alla mente e agitarle la penna. Quello che ne vien fuori è un quadro complesso e vario, tiepido e appassionante, che ci proietta – lungi dal voler manifestare il patetismo di tanta letteratura della memoria nota e meno nota – in una striscia permanente di colore, che non s’asciuga se non quando l’inchiostro della Lanciotti ha messo l’ultimo punto finale.

Alessandra Di Gregorio.

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