Archive for marzo 1st, 2009

1 marzo 2009

Sono solo un marinaio

Ringrazio Patrizia della simpatia.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

sono-solo-un-marinaio
Titolo: Sono solo un marinaio
Autore: Roggero Patrizia I.
Editore: Boopen
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 8862232101
ISBN-13: 9788862232104
Pagine: 260

Da anni esiste un filone di letteratura rosa seriale dedicato esclusivamente al pubblico femminile, che esporta nel mondo un cliché narrativo in cui le storie vengono infarcite solitamente di personaggi e relazioni improbabili – sul tipo, ad esempio, dell’eroe sette-ottocentesco, capelli al vento e spada al fianco, che è o pirata o nobile decaduto, tra le cui braccia finisce una fanciulla della società da bere, di solito naufraga o costretta con la forza al matrimonio coatto, che presto o tardi cede alla passione e finisce conquistata dal temerario/reietto e a suo modo esplica la redenzione dello stesso seppure abdichi alle leggi dell’amore rigettando quelle della società. Questa tradizione letteraria potrebbe dirsi facente capo effettivamente alle edizioni Harlequin. Dall’altro lato c’è però un filone letterario avventuroso che è sette-ottocentesco per davvero, prodotto principalmente da scrittori inglesi, e che è afferente alla letteratura della colonizzazione o anche all’odeporica – o letteratura da viaggio, in cui il viaggio è il tema centrale, visto in chiave spesso stereotipa ma vissuto matita alla mano per poterne raccogliere gli spunti su di un diario che permettesse ai posteri di conoscere le sorti di chi quel viaggio lo aveva vissuto. Questa letteratura può dirsi facente capo a Defoe, padre del romanzo inglese ed autore del celebre Robinson Crusoe, capace di mescolare sensazionalismo, cronaca e fantasia, ed inscenare quadri letterari complessi e pregevoli ma dando vita ad annotazioni di carattere sociale alquanto discutibili – data l’ottica da colonizzatore bravo bello e buono che il suo Robinson armato di Bibbia incarna persino su di un’isola deserta.

Il romanzo della Roggero Sono solo un marinaio, si potrebbe idealmente collocare a metà strada tra le due varianti sul tema. Un tentativo letterario discreto – seppure: rielaborazione del soggetto, capacità d’indagine psicologica, intarsio dei dettagli e forza dell’intreccio non siano sempre all’altezza delle aspettative di resa oggettiva più alte. A mio avviso ciò che viene fuori è prettamente una letteratura leggera, certamente non disdicevole ma ascrivibile chiaramente alla letteratura rosa d’appendice, che ci rimanda ad un secolo che di avventure, pirati, fanciulle da salvare, naufragi e isole caraibiche, aveva fatto gran tesoro, esplodendo in quantità di romanzi che ognuno di noi avrà letto almeno mille volte nell’età in cui si sogna d’esser pirati o si guardano le disavventure dell’avvenente Angelica in tv, seppure sul versante francese (mini-serie degli anni sessanta tratta dal libro Angelica La Marchesa Degli Angeli). C’è da poterla ritenere (ma senza voler addurre una qualificazione negativa) una letteratura anacronistica e stereotipa – nonostante la penna della Roggero non sia così cattiva e fatta la dovuta pulizia si rischia di ottenere un capolavoro in pieno stile coloniale (cosa per cui ci vuole molto talento e questo sottolinea lo sforzo creativo dell’Autrice). È una bella lettura come può esserlo un testo afferente alle saghe Harlequin o al filone di Defoe, ma il suo successo sta tutto nel palato che va a stuzzicare. Se però riflettessimo sul fatto che la Pamela di Richardson ha indossato le vesti fittizie di una Elisa di Rivombrosa televisiva – con tutto il successo che sappiamo – e che dal punto di vista strettamente letterario i testi qui citati non si discostano molto dallo stile della Roggero – che trova invece i suoi natali nel nostro Novecento – verrebbe da chiedersi se qualora il libro fosse sottoposto ai giusti palati, potrebbe apparentarsi ulteriormente ai suoi consimili grazie alla degna riscoperta del genere d’avventure e pirati, e trovare una migliore collocazione anche extra-editoriale? Forse oggi siamo tutti un po’ malati di realismo sensazionalistico  e neanche ci poniamo più la domanda, ma comunque, come sempre, al Lettore spetterà l’ardua sentenza.

Alessandra Di Gregorio.

1 marzo 2009

Il caso Rykov

Si ringrazia Nottetempo Edizioni.

il-caso-rykov-dal-nostro-corrispondente

Titolo: Il caso Rykov (dal nostro corrispondente)
Autore: Cechov Anton
Curato da: Malcovati F.
Traduttore: Vassena R.
Editore: Nottetempo
Data di Pubblicazione: 2009
Collana: Gransassi
ISBN: 8874521901
ISBN-13: 9788874521906
Pagine: 119

Il caso Rykov è un volumetto di narrativa straniera particolarmente interessante – per il significato che può rivestire oggi una letteratura antica di più d’un secolo ma attuale come non mai – pubblicato da Nottetempo Edizioni e appena uscito in libreria. È la traduzione di un insolito testo di Cechov che – come prospetta lo stesso Malcovati che ne cura l’edizione tradotta da Raffaella Vessena – ha nelle sue linee tematiche di riferimento similitudini molto spiccate con alcuni fatti della cronaca giudiziaria ed economica italiana degli ultimi anni, al punto da lasciare quasi basiti e perplessi – non tanto per la similitudine in sé, che può starci, quanto piuttosto per il problema della disuguaglianza sociale fraudolenta, che non accenna a spegnersi (e forse mai lo farà).

Il libro è la risultante del talento letterario e giornalistico di un Cechov come non l’abbiamo mai letto. Siamo all’altezza della fine del 1884 e il giovane scrittore è corrispondente in qualità di reporter per la Gazzetta di San Pietroburgo, all’indomani dell’inizio del processo per bancarotta fraudolenta intentato contro Rykov – equiparato non a torto al nostro Tanzi, e responsabile di un fatto increscioso che all’epoca fece vittime e scalpore come negli ultimi anni ne ha fatto da noi il crack della Parmalat. Lo scrittore era poco più che uno squattrinato ventiquattrenne di belle speranze all’epoca, che viveva in ristrettezze e collaborava con un umorista molto quotato – tal Lejkin, col quale collaborerà lungamente – scrivendo per lui racconti brevi e brevissimi improntati ad un umorismo da vignetta. L’idea iniziale, all’indomani della notizia dell’avvio del processo contro il direttore della banca della minuscola città di Skopin – che si era macchiato di ogni nefandezza che il raggiro finanziario sistematico di perfetti indifesi gli potesse permettere di perpetrare, unitamente ad una politica assolutamente improntata alla disuguaglianza, dell’allora sovrano dispotico Alessandro III – era quello di contribuire a ricordare l’evento con un feuilleton. Lejkin lo informa che alla Gazzetta vogliono invece una nota umoristica per ogni giorno del processo e seppure di umoristico ci sarebbe stato molto poco, Cechov, per altro sprovvisto di nozioni giuridiche ma con in tasca un accredito stampa per presenziare all’evento e la promessa di sette copeche a riga, diventa il corrispondente ufficiale del giornale e presenta, così come li vede, fatti nomi e persone, raccontando il processo passo dopo passo.

Il quadro storico che ne viene fuori è il ritratto di una società che fa leva sulla corruzione e il malgoverno pur di compiere la ruberia più bieca nei confronti di un popolo ridotto alla fame, che sconta ora il pegno di un capitalismo spregiudicato con la perdita ingente di capitale e fiducia, e domani col doversi sobbarcare la povertà stessa di un Paese che sarà poi tutto da rimettere in piedi per il semplice fatto di non essersi mai curato di non procurarsi da sé le grandi ferite che sappiamo.

Alessandra Di Gregorio.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: