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8 marzo 2009

Palude

ringrazio Lorenzo Mazzoni, La Carmelina Edizioni ed Enrico Astolfi.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

palude

Titolo: Palude
Autore: Astolfi Enrico
Editore: La Carmelina
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 8890330031
ISBN-13: 9788890330032
Pagine: 138

Palude è il brillante romanzo di Enrico Astolfi ambientato a Ferrara e nell’idea del ristagnare di situazioni sempre uguali a se stesse, e delle condizioni atmosferiche nella provincia minima italiana. Il testo si può leggere come un romanzo ma anche come una serie di racconti autonomi, tant’è che se iniziassimo dal terzo capitolo piuttosto che dall’ultimo, non troveremmo problemi nel discernimento della storia, anche se Palude ha a suo modo una certa circolarità. I racconti che animano il libro ci espongono situazioni diverse ma parallele, vite intrecciate da una comunanza che non è solo data dalla territorialità limitante (ma poi veramente limitante?), storie scandite stilisticamente in modi molto differenti tra loro – partendo in sordina e finendo in sordina, ma serbando nel mezzo, tra il principio e la fine, il meglio del senno narrativo di un Astolfi autentico e profondo.

L’Autore ha una mano ferma e pacata – e a maggior ragione più brava nel rendere l’idea di catatonica immobilità di un piccolo universo nell’universo, in cui figuri monotoni e stolti si muovono al rallentatore conducendo vite appesantite dalla nebbia. Mediocrità, noia, violenza gratuita, spacciatori di droga, tifo violento, parabole destinate a perdersi e infrangersi. Su tutti però si staglia la storia di Clara e Mimmo, ed è qui che l’Autore ci concede uno spiraglio di sole; lì dove le gonne di Clara si sollevano alle brezze leggere e le parole che Mimmo rivolge all’amata/odiata amica/amante/confidente sono scritte col fuoco anche quando il tratto è leggero e sognante, addolorato e lacrimevole. L’esempio di una storia d’amore che rischiara i cieli villani e tronfi di una località in cui la nebbia tutto affoga e la mediocrità si fa partito. La poetica di Astolfi si dipana qui, dirompente, alle volte scostumata ma leggera, scollacciata e spesso candida, ilare, schietta. La leggerezza svagata e franca che si denota nel mezzo espressivo utilizzato, cattura il Lettore in un tenue sguardo d’insieme che sceglie, in luogo dell’imposizione di un punto di vista univoco, l’immediatezza della fotografia dal vero – e se da un lato svela volti senza faccia, dall’altro esalta un quotidiano spesso sciatto ma degno d’esser visto anche nel riflesso di una penna. L’invito di fondo ci appare come un inno all’osservazione delle realtà quotidiane minime, ricche di sogni inespressi, di vite appese, di esistenze in bilico, ricettacoli di storie incredibili e chiaroscuri inestimabili.

Alessandra Di Gregorio

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8 marzo 2009

Ti seguirò ovunque andrai

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Ti seguirò ovunque andrai
Autore: Pagano Loredana
Editore: Boopen
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 8862233736
ISBN-13: 9788862233736
Pagine: 53

Il romanzo della Pagano TI SEGUIRO’ OVUNQUE ANDRAI, edito da Boopen, è un romanzo declinato in salsa rosa che accarezza il palato con una certa timidezza e lascia pressoché insoddisfatte le buone forchette – che s’aspettano di necessità una lettura in grado di solleticare il gusto sufficientemente bene.

Dalla sua ha particolarmente la velocità del tracciato e la non tediosità data da un volume contenuto, ma la mancanza di pulizia del testo e l’ingenuità della scrittura rendono altresì difficoltosa tanto la lettura che il gradimento generale della stessa. Il soggetto del romanzo, preso così com’è, appare di per sé valido – storia d’amore che sboccia all’improvviso facendo risorgere la protagonista dalle ceneri di una relazione precedente andata male – ma lo svolgimento è appena sufficiente a permetterci una giusta fruizione del narrato e il risultato complessivo appare deludente. L’impianto stilistico è carente e linguisticamente siamo di fronte ad un’opera lacunosa e scolastica. L’Autrice denota un certo desiderio d’imporsi con la scrittura – e perché non dovrebbe? – e tuttavia viene meno al suo stesso bisogno con la fretta di pubblicare un testo obiettivamente poco curato, in cui ad una immaturità narrativa generale, si aggiunge una mancanza di strumenti personali che permettano la rielaborazione delle idee e la loro successiva fissazione nel romanzo. La speranza è dunque di rivedere la Pagano tra qualche anno, con nel bagaglio una migliore dialettica che le permetta di trasfondere sulla pagina quanto potenzialmente ha da dire, e soprattutto la conoscenza e l’abilità che solo il lungo esercizio possono darle. Si può ritenere il libro come un approccio preliminare ad una scrittura che attende solo di poter sbocciare – per cui, lungi dal voler proporre stroncature, perché lo scopo di una lettura è unicamente un invito a migliorare, si attendono sviluppi.

Adg.

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