Laura Boerci

Oggi intervistiamo Laura Boerci, autrice di «L’aura di tutti i giorni»

—– intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

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A: Scrivere. Perché?

Perché la scrittura, come la pittura, mi dà la possibilità di andare oltre i limiti dell’esistenza.

A: Scrive. Cosa?

Storie, sceneggiature per il teatro, lettere d’amore, pensieri… Non esiste qualcosa che non possa essere descritto o raccontato, quindi perché immaginare d’avere un confine invalicabile?

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

Sono una persona con molta fantasia e con essa mi piace giocare. Mi diverte trovare modi per trasmettere emozioni, cercando di essere originale, tutto qui. Non penso di fare qualcosa di straordinario, ho semplicemente una grande fortuna: le parole si inseguono e si incontrano nella mia mente, dando voce e vita ai pensieri.

A: La penna per te corrisponde a…?

Ad un paio d’ali

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

Scrivere è sempre stata una passione per me. Ho iniziato con stupidissimi testi di canzoni, per poi passare alle sceneggiature ed ai racconti. Per molto tempo ho cercato di capire quale fosse la mia strada; se esistesse o meno la possibilità di comunicare attraverso una forma d’arte e, dopo diversi tentativi ed alcuni risultatati soddisfacenti, ho capito che la scrittura è la mia vita. Per se stessi o per gli altri non importa! Ciò che conta davvero è la possibilità di esprimersi e quindi di essere liberi. Pubblicando un libro, naturalmente, ci si confronta con i lettori e ci si mette in gioco, ma questo non mi spaventa, anzi! Mi dà nuovi stimoli e nuova energia creativa.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

Semplice, diretto, coinvolgente. Ho scelto questi tre aggettivi perché descrivono anche il mio modo d’essere. Non amo i fronzoli, le lungaggini e le situazioni asettiche.

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

E’ un’autobiografia che, a mio giudizio, può essere letta anche senza sapere chi sono. Solitamente attraggono le biografie dei personaggi famosi, ma io ho scelto di raccontarmi per raccontare un grande amore per la vita. Dalla nascita sono affetta da una malattia grave, la SMA, il mio intento però, scrivendo “L’aura di tutti i giorni” non era quello di parlare della disabilità. Ciò che volevo fare era trasmettere un messaggio positivo, un messaggio che non fosse buonista o scontato, di quelli che svanisco al primo soffio di vento. Io ho scelto di raccontare le mie sfide e le mie scommesse per dimostrare che, nonostante le difficoltà, si può vincere. Spero di esserci riuscita.

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

Il desiderio è quello di scrivere qualcosa di coinvolgente. Se, quando rileggo ciò che la mia fantasia ha partorito, mi diverto il gioco è fatto. Non ho una tecnica standard. Creo una scaletta, una sorta di scheletro, poi aggiungo, taglio, cambio, sposto… E’ un po’ come avere tra le mani un blocco di marmo, sapendo che al suo interno custodisce una forma da liberare.

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

Scrittura d’occasione. Mi stimolano i grandi dolori e le grandi gioie. Spesso scrivo perché la forza delle emozioni è incontenibile.

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

Scrivere la parola “fine” è bellissimo. E’ capire d’essere riusciti a dar vita ad un’idea, spesso ad un sogno. Da quel momento l’opera è libera di seguire i percorsi che la fortuna ha scelto per lei. E’ un po’ come mettere al mondo un figlio: lo si aiuta a crescere, lo si segue, ma lo si lascia libero. Se arrivano critiche costruttive non mi fanno male.

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