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29 marzo 2009

Vita e opinioni filosofiche di un gatto

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Vita e opinioni filosofiche di un gatto
Autore: Taine Hippolyte
Curato da: Scaraffia G.
Editore: Nottetempo
Data di Pubblicazione: 2009
Collana: I sassi
ISBN: 8874521863
ISBN-13: 9788874521869
Pagine: 45

Vita e opinioni filosofiche di un gatto è un’opera di Taine snella e gustosa. Nottetempo cura questo volume di gran contenuto affidandone la prefazione e la nota a Giuseppe Scaraffia, che del filosofo rintraccia gli esordi, la vita, le battute d’arresto e gli episodi fondamentali, lasciandoci entrare nell’ottica di un uomo che non ha conosciuto ovvietà e non ha praticato i salotti per il gusto di tener banco.

Figlio di un periodo in cui il pensiero talvolta s’è allontanato dall’uomo, perché la ragione – pur così sollecitata alla riflessione – passando di cenacolo in cenacolo, può diventare vezzo, passatempo accademico (pochi eletti hanno pochi pensieri buoni e compiuti, mentre il resto del mondo vegeta e non è ritenuto all’altezza neppure di piangere la propria miseria) e puro ornamento dell’indole vanesia del pensatore, Taine pretese di passare dalla formula alla vita, di mettere carne sul puro scheletro e andare oltre l’idea astratta. Gli amici lo rimproveravano perché non appariva capace di diluire l’amarezza del suo dire, ma è proprio in questo testo che il ragionamento lineare e conciso di un Taine mai cinico, ma realistico, concentrato e metodico, raccoglie su di sé una poetica di vita lontana dai facili patetismi del buon costume o del pensiero politicamente corretto indotto dalla Società . Lo spleen dello scrittore è una malattia professionale che si può combattere con l’azione. Scrivere uccide e rende molto poco economicamente, ma anche potendo scegliere, probabilmente non si potrebbe decidere di fare altro. La maggiore difficoltà per lui era coniugare la forza del discernimento con la gran dote creativa – da qui la particolarità del suo disquisire filosofico, mai fine a se stesso, mai sterile, ma concreto e corposo come solo da un osservatore della natura e del quotidiano può produrre.

Ai suoi discepoli consigliava di acquistare quaderni da quattro soldi e scrivere di tutto e con frequenza; appuntare la cronaca minima, i particolari all’apparenza irrilevanti, gli episodi di vita altrui e di tutti, perché è solo dall’attenta osservazione e dall’annotazione di quanto ci sta attorno, che possiamo trarre la misura di una riflessione e del nostro meditare. Bisogna sempre avere una riserva dalla quale attingere idee fresche. Particolari che saltino fuori dalla pagina e che abbiano qualcosa da dire e da mostrare. Non si può parlare o scrivere a vuoto – e questa è una grande lezione – perché la riflessione sia qualcosa di più complesso della mera speculazione filosofica. L’esistenza si esplica in una realtà materiale che non si può ignorare. Allora la si deve affrontare e partire dal dato concreto per superarlo e trovarvi l’oltre.

Il Gatto è un gustoso affresco di vita narrato in prima persona da un gatto che racconta di sé dalla nascita all’età adulta, in un climax esistenziale in cui il vizio della falsità del luogo comune umano è smascherato, preso e deriso, rovesciato da questo insolito osservatore tanto saggio e feroce da sapere come va il mondo, e che la Civiltà umana imbellettata è menzognera, e solo nel regno animale è possibile cogliere l’essenza di quanto la natura ha stabilito. Il cortile del gatto rappresenta una umanità alla Swift, dove ci cela nella bestia il corrispettivo umano, e nell’orgia di sangue in cui le galline ci rimettono le penne (ma verranno salvate dalla famelica bocca dei gatti, per morire poi più in là, per la mortifera mano del padrone), la Civiltà viene colta in fallo, perché disposta a tutto pur rinnegando una natura imperdonabile.

È sempre questione certa di chi mangerà chi per primo – questo è l’unico assunto certo – ma l’Uomo è così ipocrita e falso da pascere lungamente le bestie da macello, illudendole di una vita che non esiste. «Una corrente rapida e immensa ci trascina. A quale scopo studiarne la rapidità e la profondità?» Un invito all’accettazione delle regoli universali che dominano il mondo e al godimento di quanto c’è dato godere nello stesso istante in cui lo si sta vivendo.

Alessandra Di Gregorio.

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