Archive for aprile, 2009

30 aprile 2009

Intermezzi Editore

Oggi intervistiamo gli amici di Intermezzi Editore. Ringrazio Chiara Fattori per la disponibilità.

—— intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunta a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Molto semplicemente perché era il mio sogno, e forse, anche se non so se ci credo davvero, il mio destino. Amo i libri fin da bambina. Ho amato leggerli e studiarli. Mi sono laureata in lettere e ho fatto un tirocinio in casa editrice. Poi con Manuele e Attilio abbiamo pensato che potevamo provare a realizzare qualcosa di nostro, abbiamo messo insieme le nostre esperienze, gli studi e le capacità e ci abbiamo provato.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

Soprattutto a intuito. Leggo tutto quello che arriva e scelgo quello che mi piace. Per ora la nostra casa editrice non ha una linea editoriale ben definita. Ci siamo indirizzati verso il tema del viaggio (con il nostro primo libro, Slowtuscany), dell’intercultura (L’intervallo, Gente di Mumbai) e dell’intermedialità (il progetto WebSite Horror).

A: Fare l’editore. In che modo? (non a livello burocratico ma a livello tuo personale, metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua linea di condotta (anche morale) e il tuo pensiero.

Nessuna richiesta di contributo editoriale; massimo rispetto per le opere e chi le ha scritte, quindi editing accurato, giusto riconoscimento dei diritti d’autore, attenzione nei confronti dei desideri e delle aspettative degli autori; infine dialogo con i lettori, i nostri primi e veri interlocutori.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

La nostra casa editrice nasce in Toscana, dalla passione e anche un po’ dalla frustrazione di tre laureati precari, si colloca tra la piccola editoria coraggiosa che ha scelto di pubblicare non a pagamento e che cerca di farsi conoscere sfruttando soprattutto le potenzialità della rete.

A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Dopo aver scelto il testo contattiamo l’autore, prima di sottoporgli il contratto cerchiamo di incontrarlo e parlare del libro: lì comincia il lavoro, dalle parole dell’autore, da come mi presenta la sua opera e mi parla delle sue aspettative, incomincio a lastricarmi mentalmente la strada che percorreremo in seguito. Il primo contatto con l’autore è il momento più importante secondo me: è lì che avviene la scelta. Può capitare anche che si decida di non percorrere quella strada. Se invece si sceglie di farlo il cammino non sarà mai uguale per tutti: ogni autore e ogni libro ha il proprio.

A: Spiegaci la filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

Tanto passaparola, soprattutto in rete: non possiamo permetterci altro tipo di pubblicità per il momento. Poi comunicati, contatti con i media, quelli che riusciamo a raggiungere, e presentazioni. Le presentazioni soprattutto sono un’occasione di condivisione importantissima: l’incontro tra l’autore e i lettori, parlare insieme dell’opera, poter far vedere personalmente e con la propria voce il lavoro e il prodotto frutto di questo lavoro è sicuramente efficace e emozionante.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

Slowtuscany, di Damiano Andreini.

A: Il tuo rapporto personale con gli Autori e con gli Esordienti in particolare.

Come ho già detto, ogni autore è storia a sé. In generale cerco di instaurare rapporti informali e amichevoli, senza però creare confusione per quanto riguarda i ruoli. Gli esordienti non sono poi così diversi dai non esordienti. Per loro, certo, tutto è nuovo, ma a dir la verità lo è anche per me, io stessa, dopo soli cinque libri pubblicati, credo di potermi ancora considerare niente più che un’editrice esordiente.

A: Quale libro ti piacerebbe aver editato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

Il partigiano Johnny, con Beppe Fenoglio ancora in vita.

A: Tre consigli per chi scrive: cosa diresti ad un giovane in cerca di editore.

A un giovane, ma anche a un non più giovane, in cerca di editore, direi di leggere tanti libri, quanti più riesce a leggerne, di rileggere tante volte quello che ha scritto prima di proporlo a una casa editrice e di non rivolgersi mai, nemmeno in ultima scelta, all’editoria a pagamento.

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25 aprile 2009

La fossa comune

Si ringrazia Alessandro per la pazienza.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: La fossa comune
Autore: Bastasi Alessandro
Editore: Zerounoundici
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Selezione
ISBN: 8863071071
ISBN-13: 9788863071078
Pagine: 196

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Come alcuni hanno già fatto notare, di questo libro l’unica nota stonata è il titolo – che lascia presagire altri tipi di storia e altre ragioni sociali. La fossa comune, però, a dispetto di quello che si potrebbe erroneamente pensare, non parla infatti di alcun tipo di eccidio, quanto di una forma allegorizzata di morte comune concreta, intesa quale fine di un importante periodo storico e di conseguenza come l’apertura d’un baratro che ha riguardato il mondo intero. Il quadro che ne viene fuori è senza dubbio un ritratto autentico e corposo, ricco di valenze politiche e storiche che è possibile rintracciare, volendo, anche nella reale cronistoria del nostro recente passato, che dunque affonda profondamente le radici nella storia dell’Europa contemporanea.

Il romanzo di Bastasi segue le vicende di un italiano, Vittorio Ronca, che racconta così come la vede, una Russia post-sovietica impietosa, povera, catastrofica e sporca, in un romanzo che è un po’ thriller, un po’ giallo, un po’ cronaca di un decennio che ha visto il declino di un vero impero, e la commistione, strada facendo, di un senso di riscatto che però si tramuta costantemente in un evidenziarsi di bassezze civili e sociali – il riscatto viene sempre meno, e più la volontà comune si piega di fronte alla mano che sottrae, più si ha la conferma che se sottrarre è così facile le ragioni vanno rintracciate tanto nel tessuto politico di un Paese che in quello sociale di una umanità sempre più disincantata, corrotta e ladra, che imputa alla sopravvivenza comune, le colpe delle proprie malefatte.

Bastasi, chiaro conoscitore della materia narrata, ha la finezza del reporter mentre scrive – non è cinico ma tende alla fotografia umana, attraverso la quale mette in evidenza occhi e facce dei personaggi chiamati in causa, e con essi dischiude un mondo intero, nella forma per lui più evocativa e sincera, dando l’impressione di esserci stato concretamente nella pelle di un Ronca qualunque. Il romanzo consta di una trama piuttosto elaborata, ma il disegno sottostante si muove agilmente tra un narrato fitto, coeso, credibile e ricco, e una “etimologia” del delitto sociale, che fa il verso non solo alla Russia sbandata, corrotta, insensibile e bieca, ma anche a tutta quella generazione odierna incapace di raccogliere l’eredità (umana, civile e politica) del ’68. Una sorta di denuncia personale contro i traditori di un ideale civile ben preciso, che si esplica in un dettato lineare, linguisticamente rilevante, ed in un intreccio funzionale e altamente politicizzato.

Alessandra Di Gregorio.

24 aprile 2009

L’odore della polvere

Si ringraziano Edizioni Babele e Prospettiva Editrice.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: L’ odore della polvere. Tra piste e dune del Marocco
Autore: Robo Gabr’Aoun
Editore: Prospettiva Editrice
Data di Pubblicazione: 2006
Collana: I libri di prospettiva
ISBN: 8874183976
ISBN-13: 9788874183975
Pagine: 392

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Quanta letteratura di viaggio – od odeporica – è stata prodotta nei secoli passati, in forma di lettera, diario, romanzo, satira o cronistoria? E quanta, coloniale, vergata dalla mano dei conquistatori di ogni tempo, dandoci il polso emotivo, sociale e culturale delle imprese che hanno caratterizzato non solo l’assoggettamento territoriale, ma anche l’incontro con l’altro da sé – e una serie di inenarrabili soprusi civili e morali?

Il viaggio, in letteratura, rappresenta, tanto da una prospettiva personale che generale, un momento di incontro, nascita, scambio, e al tempo stesso l’estrinsecazione del pregiudizio culturale (nonché la sua stessa formazione), del preconcetto relativo a popoli ed etnie ritenute a torto minoranze – fino a produrre, in risposta e contropartita, tant’altra letteratura da parte delle suddette minoranze colonizzate. Il viaggio è visto come invito a varcare confini geografici e umani, in uno spostamento da un luogo ad un altro luogo sia in senso fisico che spirituale.

Stanchi però di vedere gli Occidentali profanare coi propri racconti la memoria e le culture altrui – ritenute, per pregiudizio, minori, barbare o selvagge (pensiamo solo a quanto fossero xenofobi e razzisti i Greci, al punto da coniare una terminologia ben precisa per identificare “lo straniero” e “l’ospite” e quanto invece lo fossero meno i Romani), oggi ci troviamo tra le mani un romanzo che è in verità un diario corposo, ricco, vivido e denso, di un viaggiatore moderno alle prese con un particolare moto che è principalmente un viaggio interiore, un cambiamento di prospettiva, un andarsi incontro reciproco, un ospitare l’altro da sé nel più totale rispetto dell’ottica altrui.

Nel libro di RoboGabr’Aoun – al secolo Roberto Salvai, piemontese – edito da Prospettiva Editrice, si realizza – in senso pratico come in senso allegorico – la vera metafora del viaggio come esperienza qualificante per l’uomo. Il suo è un diario dettagliatissimo e puntuale degli spostamenti tra le piste e le dune del Marocco, dove polvere, sabbia, silenzio, elementi naturali, imprevisti, condizioni climatiche avverse, guasti meccanici e soprattutto bisogno di confrontarsi con se stessi, guidano la corsa verso il nuovo, verso un altrove che è sempre un chilometro avanti e che strada facendo getta negli occhi immagini che andranno serbate per la memoria propria e di quei posti. «Io viaggio tra le sabbie, senza sfidare il Grande Deserto, ma assecondandolo duna dopo duna». È questo il messaggio di Salvai e il motivo cardine che gli fa da guida. «Ho scritto queste pagine perché, narrando, il viaggio si perpetua nel tempo, diviene infinito e supera le barriere dello spazio e del tempo». Salvai racconta un Marocco che a volerlo rispiegare a parole proprie non ci si riuscirebbe – come per noi che siamo nella posizione di raccontarlo a nostra volta, in una operazione metanarrativa in piena regola, che ci espone al rischio di apparire innaturali, laddove invece l’esperienza concreta è talmente intensa e pregnante che ha un vocabolario tutto suo e trova voce in un assetto narrativo degno di quegli scrittori d’oggi che con modalità simili ma ragioni diverse, ci espongono meraviglie romanzate in grado di avvicinarci al sogno del viaggio. Salvai il viaggio lo compie davvero ma a differenza di quando si producevano romanzi d’avventura sette/ottocenteschi, per esempio, lui l’Africa la vive da colonizzato – perché per lui l’Africa colonizza per primo il cuore. L’Africa è un luogo da attraversare senza portare via nulla, neanche un granello di sabbia, lasciando esattamente tutto al suo posto, e facendosi unicamente prendere e incantare, lasciando pezzi di sé nei luoghi deputati all’asilo e alla memoria. Il deserto, allora, non è mai un vero deserto, e ciò che l’esplorazione comporta è uno scoprirsi sotto altra luce e altra stella, avvolti da un profumo secco come quello della sabbia che si infila dappertutto e che, con un sol colpo di vento, cambia faccia ad un paesaggio che per alcuni, come Salvai stesso, non si può mai smettere di cercare.

Alessandra Di Gregorio.


24 aprile 2009

La piramide

Ringrazio Leonardo Tonini e l‘Associazione Culturale Gattogrigio.

Recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: La piramide
Autore: Tonini Leonardo
Editore: Gattogrigioeditore
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: I sampietrini
ISBN: 8896314003
ISBN-13: 9788896314005
Pagine: 60

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La Piramide è il primo volume edito dall’Associazione Culturale mantovana che risponde al nome di Gattogrigio Editore, pubblicato, come tutti i testi editi e promossi dalla rampante iniziativa lombarda, con licenza copyleft e senza scopo di lucro. È l’interessante punto di vista di un letterato italiano che attraverso cinque racconti minimi propone cinque esempi di visione del mondo e dei rapporti umani in esso vissuti e possibili. Il taglio generale dei racconti, e dunque dell’intera raccolta, è retorico – nel senso filosofico più concreto – e se da un lato invita ad una riflessione circa ideali e modi di fare della società come del singolo (spiattellandone difetti, non minimizzandone i conflitti, concentrandone le ottiche) dall’altro pone di fronte ad una letteratura agile, secca, sbrigativa, concisa e pregnante, in cui un narratore alle volte sentimentale, alle volte platealmente idealista, ferreo e riflessivo, si getta in pasto alle lettere con dosato impegno.

Ne Lo Studente, l’impianto narrativo corrisponde ad un assetto dialogico del tutto peculiare. Qui troviamo infatti due persone coinvolte in una speculazione filosofica di un certo interesse. Il tema di fondo è relativo alla ragione per cui si reagisce in un certo modo di fronte agli stimoli; l’Autore sostiene – costruendo una impalcatura nient’affatto male – il ragionamento per il quale è possibile osservare atteggiamenti egoistici anche dietro alle iniziative all’apparenza più nobili. Ne chiarifica le ulteriori caratteristiche, certo, ma non ne dà per forza una chiave di lettura negativa; al contrario, l’Autore traccia, attraverso le parole di un oratore che sa il fatto suo, il fondamento umano per il quale si sta bene a far del bene e non necessariamente ciò che è male – come ad esempio salvare il prossimo perché ci piace la sensazione che ne ricaviamo, benevolenza generale compresa – si può demonizzare a priori. Salvare qualcuno è pur sempre salvare qualcuno, a prescindere dalle ragioni per le quali ciò avviene.

Ne La Piramide, un oratore in solitaria rivolge un discorso ispirato ad una platea di cui non conosciamo dimensione, nome e colore. Un invito ad armarsi unicamente del proprio intelletto per brandirlo contro media corrotti, politicanti da strapazzo, dittature filosofiche vecchie e nuove. Il cambiamento, viene da chiedersi leggendo, può passare solo per la voce di un unico uomo? La storia – dall’antica Grecia in avanti – è piena di uomini che da grandi oratori sono stati ridotti al rango di semplici imbonitori di piazza. La consapevolezza della mancanza di unione e coesione nella lotta è la vera sconfitta dell’uomo che arde di passione civile. Ma chi si brucerà sempre ogni volta come fosse la prima e unica sopportabile? L’uomo comune, o colui che si anima da un pulpito ogni volta diverso, mosso da schiettezza e rettitudine intellettuale, ma vittima dell’immobilismo generale?

In Il punto etico, un uomo e una donna, nudi in un letto, vicini al grado massimo tanto del pudore che della vulnerabilità e della suscettibilità, raccontano come sia possibile giungere allo zero assoluto del desiderio, rappresentando nella pratica ciò che – solo nei concetti – è la brama umana di possedere e concupire un altro essere – al punto da fargli, in segreto, una violenza.

In Una storia inventata, il senso di colpa di un uomo meschino di fronte al tradimento appena compiuto. Il fantasma dell’amante che diviene spettro delle proprie malefatte. La confessione e il racconto di cosa si è fatto, per dire in altre parole chi si è e in quali modi – pur con tutto il fascino di cui si dispone – si conquista una preda, tirando fuori il meglio che la propria faccia tosta permette, per tornare l’indomani i soliti vili nei soliti vecchi abiti.

Ne L’invasione dei Rofo in Italia, Tonini analizza, attraverso un racconto di cui si individua facilmente la retorica – supportata anche dall’intelligente disegno di base del dettato narrativo – la tematica della diversità, nel racconto – al limite tra il favolistico e la cronaca ridicola e dell’assurdo – di una pacifica o meglio non del tutto chiara, invasione aliena. L’alieno assurge qui a figura chiave del discorso sulla problematica del “diverso da sé” e nelle reazioni di coloro che vi avranno a che fare, è chiarita se non del tutto, almeno in parte, la prospettiva umana di fronte a chi in qualche modo non rispecchia canoni facilmente inquadrabili.

Alessandra Di Gregorio.

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