Gattogrigio Editore

Oggi parliamo con Gattogrigio Editore, che ringraziamo per la disponibilità.

——- intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunto a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Avevo già pubblicato un mio libro nel 2005, una truffa. Al di là dei soldi che avevo recuperato da amici e da qualche sponsor, il libro non aveva la benché minima distribuzione. L’editore si era limitato a stampare il libro senza nemmeno tanta grazia, mi aveva consegnato le copie, e buonanotte al secchio. Ci rimasi male, per due anni ho fatto niente, le copie le avevo distribuite a parenti a amici e consideravo conclusa la mia attività letteraria. Invece, nel 2007, un amico si mise a pretendere da me un altro libro. Scrissi tra maggio e giugno una manciata di racconti e mi misi all’opera per pubblicare. Di soldi non ne avevo e alcuni editori (a pagamento) erano disposti a pubblicare dietro compenso, senza neppure aver letto i miei pezzi. Ricordo un editore di Siracusa, mi mandò un contratto già firmato, dovevo solo apporre la mia firma, inviare 3500 euro e cedere i diritti. Ricordo che cercai l’editore su internet e sulle pagine bianche, non ne esisteva traccia. Con la mia compagna Nadia, decidemmo quindi di tirare uno scherzo all’editoria italiana. Inventammo una casa editrice fasulla, che aveva una linea editoriale fasulla, ci inventammo un formato, e ci inventammo pure una licenza copyleft. Stampammo 100 copie a spese nostre, spendendo solo 200 euro. Per rientrare ponemmo un prezzo di 2 euro a copia e cominciammo a distribuire. Dieci copie finirono anche in una libreria di Castiglione (http://www.mrlibro.it/), e lì una copia finì nella mano di un ragazzo abruzzese da poco trasferito in paese. Il libro gli piacque tanto che mi contattò e mi chiese di questo fantomatico editore. Gli dissi che l’editore non esisteva, che era una balla. Ci pensammo e decidemmo che non esistere non voleva dire che non sarebbe esistito mai. Era nato il Gattogrigio Editore.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

Siamo in tanti, i soci della Gattogrigio – che si presenta come associazione culturale senza fini di lucro e apolitica – e qualche amico di Roma o di Bologna. Quando ci arriva del materiale da visionare, lo vagliamo e scegliamo quello che ci appare il meglio. Nel tempo siamo cresciuti, dai primi esperimenti e dalle pubblicazioni di amici, siamo finiti a leggere materiale che ci arriva da tutta Italia. Ora che siamo cresciuti, abbiamo capito che una piccola casa editrice senza fini di lucro può avere solo un senso per esistere, la qualità delle sue pubblicazioni.

A: Fare l’editore. In che modo? (non a livello burocratico ma a livello tuo personale, metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua linea di condotta (anche morale) e il tuo pensiero.

Il mio pensiero, che è condiviso da tutti i soci è molto semplice: solo la qualità resta, solo la qualità rende interessante un lavoro dove si perde molto tempo senza ricavarci un soldo.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

Dove si colloca la nostra casa editrice? Insieme a tutte quelle case editrici senza fini di lucro, che pubblicano in copyleft non per propagandare idee politiche, ma perché credono che la cultura debba essere libera e di qualità. Quante ce ne sono?

A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Dopo che un testo è stato scelto, l’editing nasce con l’autore, attraverso quello che si potrebbe chiamare un lungo braccio di ferro. Nadia cura la formattazione e la grafica, Fabio Alessandria è il nostro esperto per quanto riguarda le poesie, è un tecnico, preciso fino alla paranoia. Ma per arrivare a questo bisogna vincere la selezione, nove cose su dieci finiscono nel cestino.

A: Spiegaci la filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

La cosa migliore è la serata di presentazione, dove l’autore conosce e si fa conoscere al suo pubblico, facciamo un tour fra tutti quelli che ci invitano, locali, librerie. Solo con l’autore davanti, un lettore si può rendere conto di cosa va a compare. Pur con il nostro prezzo, abbiamo visto che se nessuno conosce l’autore, nessuno compra. Tieni conto che non abbiamo una distribuzione in senso classico perché andrebbe a incidere troppo sul prezzo di copertina, si conta sul passaparola e sui siti web nostri e di quelli che ci ospitano.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

Il mio, La piramide, cinque raccontini divertenti.

A: Il tuo rapporto personale con gli Autori e con gli Esordienti in particolare.

Guarda, ce n’è di diversi tipi, ma di base c’è chi capisce il progetto e chi non lo capisce. Chi lo capisce partecipa, propone, diventa un collaboratore, talvolta  assiduo, talaltra saltuario, ma sempre prezioso. Chi non capisce, non si fa più vedere e nemmeno si cura del suo libro.

A: Quale libro ti piacerebbe aver editato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

Il panorama italiano è vasto e desolato, voglio dire che offre tanta roba uguale a se stessa, è quella che Torodov chiama letteratura narcisistica, che si copia vicendevolmente, sembra un unico enorme romanzo d’appendice fatto di persone sofferenti e sensibili, ma alla fine solo incentrate su loro stesse. Una pena. Di veramente valido trovo solo autori stranieri ultimamente come Bolaño, una scoperta recente per me. Fabio Alessandria l’ho pubblicato volentieri, in lui c’è una ricerca molto profonda su un italiano che volutamente si distacca dalla lectio fiorentina e riscopre l’italiano lombardo come il Gadda dell’Adalgisa, ma nitido e pulito come Arpino. E pure Gianni Papa è bravo, un talentaccio il suo, riesce a costruire un universo letterario che assomiglia molto all’Italia di oggi vista da un campano incazzato, coltissimo e che odia ogni forma di retorica.

A: Tre consigli per chi scrive: cosa diresti ad un giovane in cerca di editore.

Leggere leggere e leggere. Questo manca oggi a tanti che si improvvisano scrittori. Per me la scrittura è come il pianoforte, ci vogliono dieci anni per un diploma e si continua a studiare per tutta la vita. È l’unico modo questo per imparare a scrivere. Non dico di imitare gli altri, dico di trovare la propria voce, farla uscire, pulirla da tutte le incrostazioni, dai luoghi comuni, dal blabla dei politicanti, degli opinionisti, per trovare la propria lingua. E poi vivere all’estero, aprirsi al mondo, l’Italia è un paese per vecchi, un paese di furbi e la furbizia, che come dice Shakespeare, è l’unica virtù dei deboli.

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