Intermezzi Editore

Oggi intervistiamo gli amici di Intermezzi Editore. Ringrazio Chiara Fattori per la disponibilità.

—— intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunta a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Molto semplicemente perché era il mio sogno, e forse, anche se non so se ci credo davvero, il mio destino. Amo i libri fin da bambina. Ho amato leggerli e studiarli. Mi sono laureata in lettere e ho fatto un tirocinio in casa editrice. Poi con Manuele e Attilio abbiamo pensato che potevamo provare a realizzare qualcosa di nostro, abbiamo messo insieme le nostre esperienze, gli studi e le capacità e ci abbiamo provato.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

Soprattutto a intuito. Leggo tutto quello che arriva e scelgo quello che mi piace. Per ora la nostra casa editrice non ha una linea editoriale ben definita. Ci siamo indirizzati verso il tema del viaggio (con il nostro primo libro, Slowtuscany), dell’intercultura (L’intervallo, Gente di Mumbai) e dell’intermedialità (il progetto WebSite Horror).

A: Fare l’editore. In che modo? (non a livello burocratico ma a livello tuo personale, metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua linea di condotta (anche morale) e il tuo pensiero.

Nessuna richiesta di contributo editoriale; massimo rispetto per le opere e chi le ha scritte, quindi editing accurato, giusto riconoscimento dei diritti d’autore, attenzione nei confronti dei desideri e delle aspettative degli autori; infine dialogo con i lettori, i nostri primi e veri interlocutori.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

La nostra casa editrice nasce in Toscana, dalla passione e anche un po’ dalla frustrazione di tre laureati precari, si colloca tra la piccola editoria coraggiosa che ha scelto di pubblicare non a pagamento e che cerca di farsi conoscere sfruttando soprattutto le potenzialità della rete.

A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Dopo aver scelto il testo contattiamo l’autore, prima di sottoporgli il contratto cerchiamo di incontrarlo e parlare del libro: lì comincia il lavoro, dalle parole dell’autore, da come mi presenta la sua opera e mi parla delle sue aspettative, incomincio a lastricarmi mentalmente la strada che percorreremo in seguito. Il primo contatto con l’autore è il momento più importante secondo me: è lì che avviene la scelta. Può capitare anche che si decida di non percorrere quella strada. Se invece si sceglie di farlo il cammino non sarà mai uguale per tutti: ogni autore e ogni libro ha il proprio.

A: Spiegaci la filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

Tanto passaparola, soprattutto in rete: non possiamo permetterci altro tipo di pubblicità per il momento. Poi comunicati, contatti con i media, quelli che riusciamo a raggiungere, e presentazioni. Le presentazioni soprattutto sono un’occasione di condivisione importantissima: l’incontro tra l’autore e i lettori, parlare insieme dell’opera, poter far vedere personalmente e con la propria voce il lavoro e il prodotto frutto di questo lavoro è sicuramente efficace e emozionante.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

Slowtuscany, di Damiano Andreini.

A: Il tuo rapporto personale con gli Autori e con gli Esordienti in particolare.

Come ho già detto, ogni autore è storia a sé. In generale cerco di instaurare rapporti informali e amichevoli, senza però creare confusione per quanto riguarda i ruoli. Gli esordienti non sono poi così diversi dai non esordienti. Per loro, certo, tutto è nuovo, ma a dir la verità lo è anche per me, io stessa, dopo soli cinque libri pubblicati, credo di potermi ancora considerare niente più che un’editrice esordiente.

A: Quale libro ti piacerebbe aver editato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

Il partigiano Johnny, con Beppe Fenoglio ancora in vita.

A: Tre consigli per chi scrive: cosa diresti ad un giovane in cerca di editore.

A un giovane, ma anche a un non più giovane, in cerca di editore, direi di leggere tanti libri, quanti più riesce a leggerne, di rileggere tante volte quello che ha scritto prima di proporlo a una casa editrice e di non rivolgersi mai, nemmeno in ultima scelta, all’editoria a pagamento.

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2 Responses to “Intermezzi Editore”

  1. La scrittura non si compone sono di sintassi, proprietà linguistica etc. C’è gente che ha proprietà linguistica da vendere pur senza aver fatto il liceo. Il punto è un altro. è questione di talenti, esperienze, spirito. e non è manco questione di star lì a conteggiare il numero di giovani piuttosto che di 40enni che hanno “prodotto” qualcosa. nella scrittura vale prima l’anima dell’individuo – si può essere molto eruditi e non per questo essere in grado di scrivere avendo qualcosa di effettivo da dire…

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