Archive for Mag 14th, 2009

14 Mag 2009

Cronache del vicolo

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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cronache del vicolo

# Titolo: Cronache del vicolo

# Autore: Infante Domenico

# Editore: Scrittura & Scritture

# Data di Pubblicazione: 2007

# Collana: I minuti

# ISBN: 8889682159

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Cronache del Vicolo, di Domenico Infante, affresco di una Napoli teatrale, quasi da fiaba, drammatica nella sua autenticità mai patetica, mai scontata, mai irrispettosa o frivola, né calata nella cronaca giornalistica più nera.

L’intreccio di questa narrazione straordinaria, domestica, vivida e corale, è intriso della realtà da vicolo del tessuto urbano di una città popolosa che contiene al suo interno cento nicchie umane diverse. La lettura di Napoli è affidata a tante voci individuali e alla bocca della piazza, crocevia di vite e cronache rinnovabili, in un crescendo emozionante, in cui lo stesso evento viene visto da più occhi che lo raccontano così come lo vivono e vedono, senza mai scadere nello stereotipo culturale, ma sempre esaltando i colori di una piccola società nella società, maestra di civiltà e d’amore.

Un libro in cui la penna non è solo strumento di comunicazione minuta e fugace, ma un concreto stimolo alla scoperta dei valori umani più sinceri, che pongono un freno al generico disincanto cui la cronaca ci abitua, permettendo nuove straordinarie scoperte proprio laddove le società si fanno tutte straniere l’una nei confronti delle altre, divenendo nemiche, estranee, trincerate dietro muri di invalicabile pregiudizio.

Alessandra Di Gregorio.

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14 Mag 2009

S’io fossi fuoco

Si ringrazia Elena Grande per la simpatia e gentilezza.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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s'io fossi fuoco

* Titolo: S’io fossi fuoco

* Curato da: Grande E.

* Editore: Albus Edizioni

* Data di Pubblicazione: 2009

* Collana: Gli aquiloni

* ISBN: 8896099072

* ISBN-13: 9788896099070

* Pagine: 80

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S’io fossi fuoco è una raccolta antologica di poesie italiane, curata da Elena Grande per Albus Edizioni. Il titolo rimanda al Sonetto LXXXVI di Cecco Angiolieri, e raccoglie le liriche di un gruppo scelto di poeti esordienti italiani.

La raccolta, il cui merito principale è quello di rifarsi a uno dei testi fondanti della nostra ricca letteratura, nel tentativo di dar nuovo lustro alla dimensione poetica della lingua italiana e dei modelli di riferimento che il reparto stilistico ci offre, propone poesie che hanno per tema conduttore la rabbia, la polemica, la satira politica e civile, l’insoddisfazione quotidiana, la ribellione allo scadimento e alla mancanza di dinamicità di una Società sempre più greve, lo scetticismo, la contestazione.

I testi, certamente non tutti di livello eccelso – ma forse in questa sede si preferisce premiare gli intenti e l’idea di fondo che ha animato tanto il concorso che la cernita dei testi – spesso si limitano ad imitare blandamente il sonetto antico, recitando una verve insufficiente al sostegno delle tematiche proposte, data la generale l’inadeguatezza degli esordienti all’uso cosciente del verso e all’uso specifico nell’ambito della “satira” o poesia di denuncia.

Tuttavia, se il tenore generale non sempre rispetta le giuste attese, localmente è possibile rintracciare pezzi pregni di significato, interessanti, irriverenti e oltremodo gustosi. Citiamo tra tutte la lirica proemiale, di Anna Bruno, intitolato “Farei qualcosa, come Angiolieri”, che recita: «Lo sguardo volgo intorno:/dicono ghiaccio,/dicono forno […] Farei qualcosa, come Angiolieri,/a questo mondo che inganna e rotola,/ se tutti fossero nei miei pensieri:/ al collo il cappio, sotto la botola». Le parole della Bruno appaiono emblematiche e rappresentative tanto della silloge quanto della componente psicologica della poesia leggera odierna, in cui la rabbia della repressione emotiva, quanto della quotidiana indignazione verso le storture esistenziali, possono confluire in una ritmica vivace e nient’affatto spiacevole.

Citiamo inoltre la lirica di Carlo Scioli, intitolata simbolicamente “Ira”, dove, seppure manchi una sostanziale pulizia del verso, l’Autore propone una lettura concreta e rabbiosa del vivere odierno, utilizzando come riferimento figurato il concetto di colata lavica, che tutto travolge, in una condivisibile visione iraconda di un Mondo sordo e lento nelle attese.

Alessandra Di Gregorio.

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