Archive for luglio, 2009

27 luglio 2009

Flaming June

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Flaming June

* Titolo: Flaming June. Donne oltre la tela

* Autore: Sciutti Maeba

* Curato da: Simone P.

* Editore: ARPANet

* Data di Pubblicazione: 2008

* Collana: Concepts Arte

* ISBN: 8874260504

* Pagine: 104

_


Maeba Sciutti, autrice introspettiva, pulsante e lucida, pubblica per i tipi della Arpanet Edizioni il libro intitolato Falming June – donne oltre la tela, raccontando, così come il suo estro propone, dodici tele che hanno reso immortali altrettante figure femminili, icone di un’arte che traspone sulla tela vite che si cristallizzano nella fissità del ritratto e dell’affresco. Ciò che l’Autrice si propone è dare la parola a donne che non erano solo modelle di pittori come Klimt, Modigliani, Waterhouse, ma anche e soprattutto ninfe, creature affamate di vita, illuse, tristi, solari, animose, carezzevoli, languide, immaginando così come le vede e le percepisce, le loro esistenze al di là di un pennello, prima, durante e dopo l’effettiva posa.

Le donne della Sciutti, lungi dal perseguire la realizzazione del proprio Io attraverso la posa assunta per il quadro del momento, in qualche modo sono la rappresentazione iconografica delle possibili forme d’abbandono di cui ogni donna è talora vittima. Una volta dipinte, carezzate e ammansite, spesso nude, docili prima al corpo che al pennello dell’artista, esse sono lasciate, abbandonate, appese a un muro, oppure vendute. Il corpo scade in una forma di mercificazione che non tiene il minimo conto dell’anima che vi alberga all’interno. Allora esse prendon vita effettivamente qui e adesso, mentre la tempera si asciuga e il loro spirito si solleva. Generalmente sono tristi e opache, eppure trasudano vita e sangue in ogni vena e in ogni mano di colore, da uscire dalla pagina e dalla tela, tanto liriche che dolci, fragili, meste, prepotenti e spurie.

Alessandra Di Gregorio.

Annunci
24 luglio 2009

Il verme

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

_

si ringraziano Arpanet Edizioni e Progetto Babele.

il verme, una favola moderna

# Titolo: Il verme

# Autore: Soldatini Gionata

# Curato da: Simone P.

# Illustratore: Fasoli F.

# Editore: ARPANet

# Data di Pubblicazione: 2007

# Collana: Mini concepts

# ISBN: 8874260482

# Pagine: 64

_

Il Verme di Gionata Soldatini, non ha la stessa incisività di DUS – DOPO UNA SBRONZA, ma – seppur diversamente – è in grado, attraverso il contenitore minimo di una parola rarefatta e profumata, di aprirci lo spazio di un amore senza amore, in quanto privo di corresponsione e felice realizzazione.

L’Autore identifica gli stati d’animo raccontati, con le essenze profumate che in qualche modo dovranno aiutare Gaston a stare bene, a dimenticare o ricordare, evocando in lui e in noi che lo leggiamo, sensazioni intime uniche e contrastanti.

Gaston rappresenta l’innamorato illuso, deriso, mesto e contrito, di una storia in cui i veri vermi non sono solo i lombrichi che alleva. I vermi sono alcuni personaggi e sono anche i sentimenti negativi dominanti in una Società che inquadra e rifiuta, e in un dinamismo sentimentale che non si realizza mai così come noi lo vorremmo. Alla fine, il quadro ricamato contempla una visione in cui squallide sono persino le persone che vengono amate ma non riamano o non sanno amare e basta. La figura della donna del cuore appare, infatti, come antitetica all’eroe del racconto, in quanto non solo non lo riama, ma lo usa e lo disprezza.

Da qui l’idea di un universo femminile sempre più contraddittorio – per la serie: chi è causa del suo mal pianga se stesso – che si ritorce vilmente in sé, senza riconoscere i veri fiori, o le forme arbustive più vicine ad essi, e che si accontenta di cogliere belle rose senza profumo alcuno.

__

Alessandra Di Gregorio

23 luglio 2009

Erika Dagnino

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

_

Ru e Froracconti dell'ombra

I volumi della Dagnino denotano sin dalle prime battute una capacità di elaborazione del pensiero a dir poco sbalorditiva. Il suo uso della parola appare molto sicuro e sentito, quasi frutto di un’illuminazione naturale, congenita. C’è dietro uno studio, una metodica, una partecipazione intellettuale e morale, quasi una religione del dettato.

Tanto in RACCONTI DELL’OMBRA, che in RU E FRO, ritroviamo il caro motivo della specularità, che se da una parte si esplica attraverso l’interpretazione e il racconto dell’individuazione della propria ombra e il relativo rapporto idiosincratico con la stessa – fino al parossismo, fino al solfeggio morale, filosofico (ai limiti del didattico) – dall’altra si connota nel rapporto paritetico tra due persone che possono dirsi gemelle, figure simbiotiche, esseri monotoni e franchi, che nella reciproca specularità, ritrovano sé e l’altro da sé.

La Dagnino è artigiana del ritmo. Il suo periodare è netto, musicale, folgorante, e seppure non si attenga a una trama narrativa classicamente intesa, l’Autrice piega le dinamiche spazio-temporali dei suoi scritti, alla sua lungimiranza certosina, coniugando psicologismo, tecnica, indagine e tolleranza molto ampia della rielaborazione filosofica dei concetti di umanità, intellettualità, anima e umano sentire.

__

Alessandra Di Gregorio.

23 luglio 2009

Parliamo di donne

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

_

PARLIAMO DI DONNE

Fiumi di inchiostro hanno immortalato figure femminili eroiche, patetiche, misteriose, languide, dannate. Oggi ci si rivolge alla figura femminile col tatto di chi vede nella donna l’anima pensante – non solo pulsante – di una metà di cielo che non è solo rosa ma contiene tutti i colori dello spettro visibile. Scegliamo dunque di parlare di quattro romanzi che propongono differenti gradazioni di ciò che offre all’immaginario comune, la narrativa declinata col verbo femminile.

il buio alla finestra

IL BUIO ALLA FINESTRA di Antonio Mazziotta, racconta la vicenda di due amiche seguendole dall’università all’età adulta, fino al tragico epilogo che vedrà una delle due lasciare l’affetto dei propri cari precocemente, a causa di una malattia. L’impianto narrativo di questo romanzo dal volume contenuto, è lineare, seppure – peccando di eccessiva pedanteria – l’Autore non appare veramente in grado di gestirne la trama in maniera interessante, restando sempre su toni ripetitivi e piatti (nonostante dal punto di vista linguistico la capacità autorale di elaborazione appaia più che sufficiente). Il libro appare troppo costruito, e la sua conduzione finisce per renderlo banale e privo di attrattiva. Il motivo dell’amicizia femminile non viene sviluppato in maniera originale, denotando così una sorta di generica incapacità dell’Autore all’elaborazione di un soggetto romanzesco capace di trasfondere sulla pagina la delicatezza e l’importanza dei rapporti umani – e particolarmente gli aspetti del rapporto delle donne tra di loro e delle donne coi propri partner e le difficoltà esistenziali. Solo sul finale il libro prende vita, proprio laddove si raccontano le ultime volontà di Gioia e il dolore provato dal marito Andrea.

sotto l'albero di mimosaSOTTO L’ALBERO DI MIMOSA di Caterina Armentano, si presenta in forma di raccolta. Il motivo predominante è appunto quello femminile, ma le donne raccontate sono donne ai margini della vita sociale, rappresentanti gli aspetti inquietanti e laidi di esistenze maltrattate e mal tollerate. L’Autrice sceglie come consistente fil rouge, quello delle affettività mancate, gestendo sapientemente e sensibilmente un dettato narrativo semplice – seppure spesso ripetitivo – ma di forte impatto emotivo. La sua, una narrativa che rimanda in qualche modo ai veristi, senza patetismi di sorta né lo sguardo paternalista di chi interviene nella storia per far pesare il suo parere. La donna della Armentano è una donna che parla da sola; non ha paura di mostrarsi nella sua elementarità, tanto nell’aspetto sgradevole che negli atteggiamenti più squallidi. Il registro generale permette dunque una fruizione immediata del messaggio autorale. La sensibilità dimostrata verso l’argomento, si manifesta attraverso un dettato scevro di orpelli, perché la pagina esce fuori dal libro, dicendo già da sé tutto quello che c’è da dire.

profumo dell'anima

PROFUMO DELL’ANIMA di Gigliola Biagini, è un romanzo all’insegna del motivo del dolore. La scelta tematica riguarda una tappa obbligatoria dell’esistenza umana, e particolarmente della condizione femminile, che riguarda il panico, la depressione, il cosiddetto spleen – tanto caro ai decadentisti francesi. Bianca è una donna infelice, una donna preda di un profondo dolore che da emotivo diventa anche condizione materiale, trovando sfogo in una vera sintomatologia del caos e del più totale disamore. La penna della Biagini, seppure con le sue piccole incertezze qui e lì, che scuotono un dettato pressoché pulito, nitido e immediato nella sua bellezza e pregnanza, traccia per noi la via dell’interpretazione della complessa psiche femminile, toccando tasti sensibilissimi con altrettanta sensibilità e maturità. La disamina che essa compie, ponendosi di fronte alla donna protagonista del romanzo, invita a porsi altrettanto criticamente, verso un problema che ha attinenza con l’anima, non con una oggettiva volontà di stare male. Il suo, un mondo fatto di solidarietà femminile tra donne che rappresentano anche grandi esempi di umanità, e di piccoli e grandi fallimenti sentimentali, che se da una parte generano in lei ulteriore paura e tormento, dall’altra la mettono nella decisiva condizione di doversi curare da sé, quando più forte e tenace sentirà la spinta del mal di vivere che bussa.

la vita sessuale della donna brutta

LA VITA SESSUALE DELLA DONNA BRUTTA, di Claudia Tajes, conclude questo poker di romanzi in maniera più solare e leggera – non perché la metodica dell’Autrice sia frivola per partito e gratuita per necessità, quanto perché rispecchiante una delle straordinarie doti femminili per eccellenza: l’ironia. Il metro dell’ironia è usato, ragionevolmente, per esprimere consapevolezza bypassando situazioni spiacevoli, imbarazzanti, dolorose. Ammettere uno stato di cose – anche uno stato di cose evidenti, come ciò che ad esempio concerne la propria fisicità, e ciò che soprattutto gli altri pensano a riguardo – è qualcosa che emotivamente può apparire complesso, per una donna, perché ha a che fare con la sfera profonda del proprio Io, eppure, se di fronte allo specchio ci si andasse armate di benigna consapevolezza di sé, tutto, anche le disavventure sentimental-sessuali, apparirebbe meno frustrante – o per lo meno ci si  consolerebbe pensando che sì, si può essere “brutte”, ma si può anche essere meno stupide di altre. La Tajes disegna per noi la figura di una protagonista tra le tante, alle prese con la Società, il consumismo, lo specchio, la bilancia, il sesso, gli uomini – e tutto il bagaglio di vizi, virtù e viltà, di coloro che incontrerà sulla sua strada disseminata di guai, tormenti e carie ai denti… Il rapporto con l’Altro da sé è allora la raffigurazione del rapporto col proprio Io, perché ciò che non sa gestire fuori è ciò che non mette in pratica dentro. La questione dello sviluppo dell’affettività e  quella della sessualità femminile, vengono raccontate senza remora, senza falsi moralismi, per metterci di fronte al fatto evidente che per quanto variegato, al mondo femminile pertiene anche ciò che ha a che fare con la volgarità (intesa come normalità) della condizione fisica e biologica – nonché la relativa gestione – e che tutto ciò, si abbina (nel bene e nel male) alla complessità psichica ed emotiva dell’individuo, che non è mai tutto lustrini e bon ton, ma ha anche un bagaglio di “tic” che possono renderlo molto poco affascinante, o semplicemente molto “normale”. In una Società in cui tutto grida alla perfezione, un libro,che ristabilisce i confini del bello, individuandolo principalmente nel cervello delle persone.

Concludendo questo excursus, possiamo dire che la figura della donna viene sezionata nei suoi quotidiani abbrutimenti e nelle sue problematiche intime, senza dover indorare eccessivamente una questione che ha attinenza tanto col corpo che con lo spirito – e che si evidenzia proprio nel tema portante del sesso e del rapporto “sbagliato” con gli uomini. Ottimo coadiuvante del tutto, l’idea che le peggiori nemiche di noi stesse siamo nello specifico solo noi, che di fronte a specchi che riflettono illusioni e caotiche gestioni della propria indole e morale, usiamo pensarci mostruose, squallide e brutte, senza comprendere realmente che siamo solo portatrici sane di anima.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: