Letture infernali – 2 libri in uno

recensioni a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Poppers

* Titolo: Poppers. Tubi catodici, psicofarmaci sesso e autodistruzione. Una (de)generazione

* Autore: Mainini Luca

* Editore: Prospettiva Editrice

* Data di Pubblicazione: 2006

* Collana: On the road

* ISBN: 8874183305

* Pagine: 126

inferno-paradiso

# Titolo: Inferno-paradiso andata e ritorno

# Autore: Renaldi Andrea

# Editore: Zerounoundici

# Data di Pubblicazione: 2008

# Collana: Guest book

# ISBN: 8863071438

# Pagine: 156

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L’inferno esiste, ed è riccamente popolato di una fauna oltremodo interessante, bieca, malinconica e triste. Il popolo perduto si muove, anzi si dimena, immerso nel peso leggero delle narcosi più destabilizzanti, accecato dal luccichio della fatuità più gratuita, pronto a firmare col sangue patti tossici che – si sa già in partenza – nessuno rispetterà mai nei secoli a venire.

Oggi scelgo di accomunare due autori molto diversi tra loro ma in qualche modo uniti dallo stesso fil rouge, che ci prende e ci conduce per mano nei vicoli bui e negli altri più disperati della degenerazione umana, dove gli ultimi nella Società degl’ultimi, sono tossici e puttane, generazioni e de-generazione degli estremi, in cui lustrini e musica la fanno da padrone – partorendo nuovi linguaggi figurati della denuncia e della comunicazione sottopelle – giacché la pelle è impegnata ad ospitare le piaghe della Civiltà che rinnega.

POPPERS, di Luca Mainini, è una pura allucinazione. Si fatica a leggerlo (particolarmente agli inizi, se il lettore non è aduso a certa costruzione sintattica), fa male, non è per i puri di cuore. Provoca seri conati di disperazione e vomito, e fa sanguinare perché sostanzialmente ci sbatte un faccia una società mutilata nello spirito prima che dalla violazione della carne. È un libro per così dire “pop-porno”. Porta alla luce personaggi bassi e laidi, donne estreme, bambole gonfiabili tutte griffe, vizi e coca; imputtanite dalla vita – o puttane nell’indole – ma belle da levare il fiato, profondamente sole, disposte a tutto pur di avere il tanto – quel poco – che basta, per sentirsi umane un giorno in più su un calendario che non ha alcuna importanza ai fini dell’umano esistere. Tutte silicone, dentro e fuori, rappresentazione di un mondo in ipossia d’amore, in cui si sviluppano unicamente anaffettività a vario livello e titolo, e l’estremizzazione è l’unica fonte ancora plausibile – e possibile – di contatto umano. Il mal di vivere che annienta è reso sopportabile dalla gestione delle proprie farmacie domestiche. Si vive un’ora in più ammazzandosi un po’ più rapidamente, per farsi scopare e dunque toccare (il valore del contatto in un pugno, in luogo delle mancate carezze), senza sentire lo schifo generale che domina i rapporti ma unicamente godendosi l’atto della vicinanza (per quanto malata). Prese nel complesso, queste creature passabili di biasimo – dipinte con maestria, turrite in un dettato narrativo secco, ai limiti dell’asetticità, avvolte da una proprietà linguistica che fa dell’Autore una rivelazione e del libro un gioiello, oltre che un pugno nello stomaco – rappresentano la versione infernale di quella fauna umana in fase terminale, risposta a una china morale pericolosa e infida, da cui non ci si difende se non con vani tentativi, un po’ per inerzia in direzione opposta, un po’ lasciandosi annegare seguendo la scia.

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Dall’altra parte INFERNO-PARADISO, ANDATA-RITORNO, di Andrea Renaldi, un libro che di pop non ha niente. Al contrario, usa toni e suggestioni punk-rock-anarchici, mettendo in bocca ai diversi protagonisti vizi e vilipendi montati ad un parossismo che per quanto infernale, ha al suo interno la suggestione di una purezza ai limiti della liricità più estrema. Un gruppo di amici, i Volo Turbato, una band musicale marchigiana che vuole sfondare; uso e abuso di alcol, sesso e droga, e poi l’amore, l’amore tra i protagonisti; volti diversi, giovani e tormentati, la musica come collante e risoluzione dei conflitti esistenziali, un diario che prende forma attraverso le note. Un dettato lucido e cinico, disilluso al punto da apparire maniacale, ribelle oltre ogni possibile sentire. Ed è questo che ci colpisce sostanzialmente: il bisogno di dover sentire, ma sentire a fondo, attraverso le ferite di adolescenze scivolate sulla pelle con dolore, ed età semi-adulte mai svincolate dalle turbe indotte di una Società perbenista per principio e perbene quando conviene.

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Alessandra Di Gregorio.

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