Rimetti a noi i nostri debiti

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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rimetti a noi

# Titolo: Rimetti a noi i nostri debiti. Biografia di un amore

# Autore: Marzetti Enrico

# Editore: Il Ciliegio

# Data di Pubblicazione: 2009

# Collana: Romanzo autobiografico

# ISBN: 8888996141

# Pagine: 246

dalla prefazione (da me curata)…

Rimetti a noi i nostri debiti è un romanzo autobiografico. Quando mi hanno chiesto ufficialmente di buttar giù due righe di prefazione, non avevo idea della responsabilità di cui ero stata investita. Messa di fronte ad un testo personale, sentito, duro, a tratti doloroso, e al tempo stesso ricco di speranza al punto da farsi ingestibile proprio per la forza sorprendente tanto della mano che scrive che della mente che la domina. Perché questa penna, la penna che ci accingiamo a stimare, nel silenzio rispettoso che solo la lettura personale concede – sorta di voyeurismo autorizzato e codificato nel tempo da innamorati delle Lettere, proprie e altrui – ha dalla sua il pregio della semplicità, la gravità della consapevolezza – che un po’ ti schiaccia e un po’ t’avvolge – di uno stato di cose sul quale non si può agire se non per quanto riguarda la parte più intima di se stessi – che è poi quella veramente complessa e ostica.

L’amabile penna di Marzetti ha la leggerezza del piombo, dalla sua, pur esprimendosi con metafore pesanti quanto una piuma e la timidezza di chi – mai sceso a patti col proprio Io – ce lo consegna nudo e tremante, quando è disadorno di tutto e trasale nel tentativo di venire a capo di una situazione difficile da gestire per un uomo solo, e candido e integro – quanto più appare rivestito e intatto, foderato di quella mistica e fideistica consapevolezza di chi sa o forse ciecamente spera, che le energie del mondo non si disperdano mai veramente. Questa penna è la penna di chi vuole che la materia si rigeneri, viva anche in corpi privati del movimento e vibri nelle anime che non appassiscono mai se non per la propria volontà d’annientamento. Marzetti si spoglia senza vergogna davanti al Lettore e nell’elegante pudore che solo la penna può registrare, ci mette di fronte al fatto che una vita può cambiare in pochi attimi.

Allora qui, e nelle pagine che il Lettore andrà ad assaggiare, il percorso accidentato d’un uomo che cade riverso sulla pavimentazione d’una vita facile ai dissesti – una vita che egli risolverà inizialmente a proprio intimo vantaggio attraverso l’amore per una donna, che presto si consumò lasciando il buio più totale, sino a far ritorno e ad esplodere con la luminescenza che solo la candela dell’amore può avere quando si fa lucore di salvezza – non è necessariamente una caduta tra le braccia dell’oblio più totale. È qualcosa che si esprime nel bisogno di non cedere mai di fronte anche alle scelte più tormentate o al disagio più grande, perché il corpo è solo un contenitore di forze che legate allo spirito – unico vero prezioso contenuto da preservare – possono valere tanto l’esaltazione dell’essere umano che le preserva, che la sua perfetta dannazione qualora la reazione ai patemi non reggesse il confronto.

Il fisico Albert Einstein sosteneva che nell’Universo ci sono delle forze che rendono le cose meno vane di quanto in apparenza possano apparire, come a dire che le coincidenze non esistono e tutto si lega a tutto, in un continuo processo di riciclo delle energie e delle linfe vitali che sorreggono ora una creatura ora un’altra. I destini si incrociano: un uomo e una donna possono amarsi anche più di una volta al limitare della stessa esistenza, e gli equilibri e gli squilibri che si creano attorno a questo conducono spesso in vicoli a fondo cieco. C’è da chiedersi se anche con Elena non sia veramente così.

Nella notte un dolore intermittente ruba la tranquillità del sonno. Poi una risonanza magnetica rivela una lesione spinale: un tumore infido che lo mina alla base, ne mette alla prova la tempra, ne sfibra l’essenza, ne debilita il tronco; lo porta lontano da casa, dagli affetti, dalla dolcezza di Elena, dalla sicurezza di poter stare di nuovo bene.

Una scure che gli cala fra capo e collo, una sensazione indescrivibile di confusione e panico; il difficile compito di raccontarlo ad Elena – così fragile lei, così sensibile – come se la cosa non riguardasse lui direttamente ma un altro per cui avrebbe stretto i denti e lottato. Un’operazione lunga e complessa, un risveglio sotto agli sguardi poco rassicuranti di medici che non sono certamente ottimisti – e che però lui ignorerà con la sua unica convinzione certa: il fatto di non dover smettere neanche per un minuto di vivere né per apatia né per codardia.

Rimetti a noi i nostri debiti è allora il percorso frastagliato e onesto del narratore che si fa protagonista e si carica dell’enorme fardello della ricerca di sé attraverso il difficile percorso d’affiliazione ad un credo – che non è il credo occasionale del fedele di passaggio, ma la convinzione rilevante che qualcosa di grande anche in questa vita c’attende.

Enrico Marzetti per questo si butta di testa in quest’odissea di scoperta e accettazione dell’umano limite della ragione e del corpo, e di quello meno estremo del cuore, per giungere infine alla consapevole ammissione che in Terra c’è dato di patire affinché si compia in noi la consistente evoluzione di chi – non spaventato dal duro cammino ideale e morale, di rivincita e risalita dalla tenebra che inghiotte – riesce ad abbracciare la dottrina della ferrea fede nell’energia che muove l’Universo, che non è solo la speranza di chi amministra le religioni o le dottrine filosofiche di tutti i tempi, ma la reale constatazione che il flusso che ci genera è anche quello che più intimamente ci guida.

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Alessandra Di Gregorio

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