Archive for settembre, 2009

28 settembre 2009

Ritorno a Bassavilla

L’angolo del lettore esperto. Oggi parliamo con Alessandro Olivero, che ha letto per noi RITORNO A BASSAVILLA, di Danilo Arona, Edizioni XII.

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ritorno a bassavilla

Recensione a cura di Alessandro Olivero.

I want to believe. Io voglio credere.

Chi si riconosce nel sottotitolo della serie tv X-Files è caldamente invitato alla lettura di Ritorno a Bassavilla, raccolta di racconti di 4-5 pagg l’uno in media, basati sull’inspiegabile nostrano, in zona padana, più precisamente nell’alessandrino piemontese.

Danilo Arona, apprezzato autore del fantastico contemporaneo, critico letterario e cinematografico e giornalista è anche ricercatore sul campo di casi fenomenali. In questo libro, è un abile cantastorie, forse un affabulatore ma sicuramente un “seminatore dell’inquietudine” come ben lo descrive Valerio Evangelisti in quarta copertina: riporta casi di cronaca nera, nerissima, accaduti a Bassavilla che esulano dalla logica materiale e flirtano impudentemente con il sovrannaturale. Bassavilla è una città fittizia, una meta-Alessandria oscura, costruita “su una Sincronica Maggiore, una delle più potenti linee di scorrimento, e molti dei suoi abitanti vedono fantasmi e prevedono catastrofi. […] Sotto è piena di gallerie che conducono in strani posti con strani altari. Da quelle parti viaggiano le idee.” Idee che possono sfuggire agli ideatori e divenire materiali come i tulpa tibetani, nel libro ben esplicati.

Il suo scrivere, con argomentazioni – numerose menzioni a film e libri (quasi tutti i titoli dei racconti sono citazioni di film classici, sci-fi o horror) – date e a volte nomi, potrebbe a volte assumere un carattere divulgativo più che narrativo ma è esattamente in questa scelta il torbido appeal del libro: Arona cela sapientemente la linea realtà-fantasia amalgamando la cronaca con ipotesi para-scientifiche e leggende popolari e intacca pesantemente lo scettismo del lettore. Se non riesce nel convincervi, sicuramente riesce nell’inquietarvi.

Arona non è un osservatore lontano ed asettico, infila volentieri commenti salaci nei suoi racconti, soprattutto quelli vissuti personalmente: ilari gli aneddoti sui ghost busters de noantri che formava con i suoi amici negli anni della battaglia alla noia. Questo consente il libro a fuggire una collocazione di genere: si avvicina al mockumentary ma, volendo, anche al vero romanzato in ambiente giallo-horror, gotico; credo dipenda da quanta credibilità il lettore vuole concedere al raccontare di Danilo Arona. Ha ragione Daniele Bonfanti in prefazione, quando attesta che a libro chiuso la voglia di verificare per mezzi propri la veridicità dei racconti è sopraffacente “e diventa altrettanto impossibile resistere alla tentazione […] di saltare in auto, imboccare l’uscita per Alessandria, e scrutare –sperando e temendo insieme – se dalla nebbia sbuca d’improvviso il cartello “Bassavilla””.

Da 5 a 10 valuto:

* chiarezza dell’esposizione: 9. Danilo Arona, è padrone del linguaggio scritto: passa dal reale al fantastico e viceversa con estrema disinvoltura. Tormenterà maledettamente il vostro scettismo come fa il gatto con il topo.

* obiettività e professionalità dell’Autore: 8. Howard Phillips Lovercraft soleva ricordare che l’orrore si cela nelle botole della quotidianità. Danilo Arona espone trasparentemente i casi indicando le botole aperte, appoggiandosi anche a casi paralleli o dati esterni.

* attrattiva del libro in quanto a contenuti 7. Premesso che il libro è leggibile ai più, penso che i contenuti saranno maggiormente apprezzati dagli aficionados del mistero reale e culturale, anche per le numerose citazioni contenute.

* attrattiva del libro in quanto prodotto editoriale: 9. Il libro è ben confezionato; la cupa e opprimente copertina in cui, con occhio attento, si individuano forme spettrali, cala il lettore ad un’atmosfera ottimale di lettura.

* quanto ha appagato la tua curiosità o arricchito il tuo sapere 7. Essendo una raccolta di racconti sull’inspiegabile, ragionevolmente non si possono pretendere risposte. Commutando la domanda in “quanto ha stuzzicato la tua curiosità o invogliato ad arricchire il tuo sapere (in merito)” otterrebbe indubbiamente il massimo della valutazione.

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26 settembre 2009

I baci di Susy lasciano sempre il segno

Recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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i baci di Susy lasciano sempre il segno

I baci di Susy lasciano sempre il segno, prova impegnativa di Valerio A. Semenzin, è un romanzo che nasconde una terribilità di fondo stordente. La cosa straordinaria è che tale oscurità nasce e si irradia da una situazione di fondo zuccherosa, smielata, addirittura parossisticamente idillica. La penna dell’Autore si muove in un territorio dallo psicologismo piuttosto acceso – e non sappiamo con quanta cognizione, ovvero se ciò risalga a una abilità o a una debolezza avuta strada facendo – con andatura fastidiosa e ripetitiva.

Il romanzo si nutre di una storia a carattere emotivo molto peculiare, di cui sono protagonisti un marito e una moglie nevrotici, che ammantano la propria esistenza di gesti stucchevoli egoistici fino alla violenza – e a cui si aggiunge, annunciata già nell’incipit, una bambina, Susanna. Un romanzo dalle atmosfere domestiche asfittiche, in cui si avverte una decisa morbosità particolarmente nella connotazione di Vanessa, personaggio principale, dipinta con maniacale maestria, attraverso tratti e peculiarità che da rassicuranti si fanno opprimenti, persino preoccupanti, in un climax sempre più estremo ed estraniante. Alle volte l’apparato sintattico non dà l’aria di funzionare correttamente, ma le forti ridondanze – tanto nel tessuto lessicale, che spesso è didattico, formale, quasi povero, che nel disegno complessivo delle reazioni dei personaggi – turbano il lettore al punto di trascinarlo dentro al libro in preda all’ansia di sapere come va a finire. Consigliato.

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Alessandra Di Gregorio.

25 settembre 2009

Poesia, ideale e reale

Il titolo rimanda all’idea generale che ho della poesia e dei poeti odierni. Il concetto di poesia abbraccia una infinità di accezioni e sentimenti, questo è vero, ma non tutto ciò che è scritto secondo le regole della lingua madre di un autore, può dirsi poesia, e dunque non tutti possono dirsi poeti – ma del resto è anche vero che non tutti coloro che “verseggiano” (termine molto vago anche questo) hanno una qualche velleità intellettuale  elitariamente intesa.

Le antologie scolastiche traboccano di Autori che hanno fatto scuola non a caso, e il panorama nazionale e internazionale è ricco di altrettanti esempi illustri e meno illustri. Seppure verso la maggior parte delle raccolte poetiche attuali io non nutra molta simpatia, la mia idea di rispetto razionale del genere letterario si lega ad alcuni fattori piuttosto importanti:

– musicalità della lingua

– proprietà della lingua scelta

– coerenza, coesione, tensione

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recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Oggi parliamo di quattro volumi di poesia piuttosto eterogenei, che ho scelto di accomunare per praticità e per sottolinearne alcune peculiarità, così come le ho colte.

Il sentiero delle parole, di Caterina Armentano.

Sognando ancora, di Matteo Pugliares.

Doppio fondo,di Maria Luisa Maricchiolo.

I colori tra le righe, di Tiziana Baricca.

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il sentiero delle parole

La silloge poetica della Armentano ci proietta in una dimensione di natura favolistica, quasi poco credibile, nonostante i tentativi di riflessione impegnata. La sua poetica si incentra su tematiche femminili, quotidine, in generale personali, con un occhio di riguardo alla concezione fideistica e cattolica del sentimento e della dimensione umana, per quanto non interiorizzati in maniera adulta e piena. La protagonista dei componimenti sembra distaccata dal vero in quanto, al di là di quel che parrebbe, non ha cognizione del dato concreto. Le poesie si presentano buone nelle intenzioni ma all’atto pratico deludenti, seppure spicchino qui e lì piacevoli eccezioni. L’effetto complessivo non è soddisfacente, probabilmente dovuto all’immaturità anagrafica dell’Autrice al tempo della prima stesura. Lo stile appare grezzo, l’ispirazione adolescenziale, il metro assente, guidato unicamente dall’andare a capo; la proprietà linguistica acerba, non sempre delle più aderenti. Pensiamo che una rielaborazione della maggior parte dei testi, possa conferir loro in giusta dose coerenza, liricità e lucidità di interpretazione. Probabilmente la Armentano è nella prosa che si esprime al suo meglio, e questi versi andrebbero rielaborati proprio con un metro più disteso, senza ansie di composizione. Esempi di buoni spunti sono rintracciabili in Incantesimo – che presenta versi molto sobri, circolari; Topi per strada, Amanti, Rischio Maggiore.

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sognando ancora

Sognando ancora, silloge poetica di Matteo Pugliares, ha per tema portante l’amore, la forza dell’impegno umano, il rapporto tra divino e terreno, tra divino e sentire individuale, le radici, l’idea di sacralità in generale, la natura come proiezione di forza e contorno delle azioni. Poesie perlopiù brevi, dedicate a una concezione sentita e panica della vita, che interpretano – seppure non sempre con coerenza metrica e ritmica, perdendo qui e lì di coesione e lucidità – le proiezioni sacre che ha l’uomo di ciò che lo circonda – proiezioni sacre e mitiche, che rimandano alla terra, ai ricordi, all’infanzia svagata e ad un’età adulta che ha smarrito o quasi, tutte le promesse. Ammettiamo di aver nutrito una certa attesa relativamente a questi versi, e ci rendiamo conto che il loro fluire sul foglio è frutto di un sentire naturale e ispirato, privo però di quella rielaborazione razionale che avrebbe consetito alle liriche di apparire più stabili. Tuttavia, la maturità personale dell’Autore è tale da indurre comunque una riflessione. La sua è una ricerca di bellezza tanto nella contingenza che nella rimembranza, seppure il tono generale appaia nostalgico, monocorde, come a rappresentare una vita passata già vissuta e assieme già perduta.

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doppio fondo

Doppio fondo, della Maricchiolo, è un testo nettamente diverso dai precedenti. Una raccolta all’apparenza timida, in cui l’Autrice non scopre i suoi punti deboli, eppure deliziosamente cinica, ironica, in cui l’uso della rima baciata crea giochi linguistici e sonori di impatto, che rimandano a un impegno di raccolta dati attivo e pratico. Il testo presenta coerenza, tensione argomentativa profonda, per quanto ilare e “fastidiosa” nella sua giocosità pagliaccesca. L’Autrice dimostra innata curiosità e trasporto verso il vero, anche nella sua accezione di “quotidiano e banale”. Il vero è il cardine della raccolta. Il vero quotidiano, comico, ridicolo, spensierato. Con la sua interpretazione giocosa e movimentata, l’Autrice si inserisce nel quotidiano riportandone odori e sentori, addirittura dialoghi.

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i colori tra le righe

I colori tra le righe, poesie e aforismi di una giovane autrice che si firma Tiziana Baricca, è una raccolta in cui sono presenti versi a tematica femminile piuttosto matura, intervallati da aforismi o “gocce di poesia”, che fanno da compendio o diversivo. L’Autrice, che usa un verso piuttosto discorsivo e disteso, piacevole e coerente dal punto di vista linguistico/sintattico, resta spesso impantanata nella poca varietà di motivi all’interno dello stesso, pur presentando la raccolta una certa sobrietà e tensione, e non mostrando inutili vezzi. C’è un tentativo di elevazione e impegno, una parola argomentata e soppesata, ma nonostante questo la silloge patisce una ripetitività che non porta all’evoluzione del verso. Riuscitissimi appaiono gli aforismi. Sintetici, mirati, molti dei quali decisamente intensi. L’Autrice dimostra una certa intelligenza nella gestione semantica del fatto poetico lirico-femminile, seppure la circolarità dei motivi prescelti la porti a ricalcare di pagina in pagina strade già tracciate e ad appesantire la lettura col rischio di apparire stucchevole o frivola. Buono il controllo generale. Migliorabile.

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Alessandra Di Gregorio

3 settembre 2009

Amarti immensamente

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Titolo: Amarti immensamente

Autore: Marchese Valentina

Editore: Il Ciliegio

Data di Pubblicazione: 2009

Collana: Romanzo rosa

ISBN: 888899615X

ISBN-13: 9788888996158

Pagine: 112

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Di questo libro ho curato prefazione e quarta. Ho avuto modo di leggerlo a un passo dalla stampa e pubblicazione e ci tenevo molto a riportare qui quelle stesse parole finite poi nel volume.

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QUARTA DI COPERTINA:

Anna, Riccardo, Lucia. Tre fratelli, il dolore per la scomparsa prematura dei genitori, una verità scottante, un amore segreto che serpeggia e che poi finalmente sboccia. Amarti Immensamente è un romanzo timido e condensato in cui si osserva l’Amore nella sua componente più importante perché «Forse amare è anche questo: avere la sensazione di poter fermare il tempo e, restare sdraiati su quel letto, insieme, per sempre». Un legame unico nel suo genere, corrotto dalla pesante bugia che ne alimenta il fuoco ma abbastanza forte da reggere a scossoni che in condizioni normali atterrerebbero anche i più audaci. Un romanzo delicato, con una soavità di fondo che non sfugge, in bilico tra armonie da ridisegnare e colori tenui che spesso contrastano coi chiaroscuri dello sfondo.

PREFAZIONE:

Amarti Immensamente è un romanzo che si libra dal foglio come una promessa solenne e un impegno a vita che comporta l’accettazione di regole morali e giudizi affettivi. Anna ama riamata un uomo che le è stato imposto come fratello e che dentro di sé ha sempre sentito come estremamente speciale. Un legame unico nel suo genere, corrotto dalla pesante bugia che ne alimenta il fuoco ma abbastanza forte da reggere a scossoni che in condizioni normali atterrerebbero anche i più audaci. Un romanzo delicato, con una soavità di fondo che non sfugge, in bilico tra armonie da ridisegnare e colori tenui che spesso contrastano coi chiaroscuri dello sfondo. Anna e Riccardo presi e irretiti da un sentimento che non lascia scampo: l’amore più puro, quello in grado di brillare anche a luce spenta, ma che anche il più fievole dei venti può far vacillare fino a tramutare tutto in rovina. Un romanzo candido e intenso, in cui ci si misura con sentimenti bisbigliati e il più delle volte dolorosamente esposti all’incuria dei giudizi e del fraintendimento. L’Autrice si misura con una tematica che non va urlata ma liberata timidamente sulla pagina che tutto assorbe, e lo fa con un candore inaspettato, che ci incolla alla lettura e ci fa bagnare gli occhi di un sottile strato di rugiada – giustificabile a suo modo per la delicatezza dei temi e il rammarico della conclusione e della svolta. La penna di chi scrive vibra in un magma aereo di sentimenti grandi e dure scelte, di impossibilità a procedere nel coronamento dell’amore e di rimpianto relativo a tutti quei sogni che poi svaniscono al mattino. Leggendo queste poche e ricche pagine si rinnova nel Lettore romantico il senso di una giustizia d’amore che tutto può annientare, persino falsi legami imposti dall’abitudine e da una amorevole scelta compiuta quando uno dei due era ancora in fasce – ma poi gli sussurra nell’orecchio, per correttezza di esposizione, che solo in teoria quando si tratta d’amore le cose vanno seguendo una piega convenzionale, perché poi Anna e Riccardo non vivranno mai liberamente ciò che sentono nei modi in cui lo sentono, e anche se alla lunga la cicatrice farà meno male, questo non cancellerà il fatto che effettivamente esiste. L’Autrice ci riconcilia con un romanticismo non stantio, sullo stile di Cecilia Ahern, che commuove e infonde speranza senza mai scadere nella banalità più consumata di un happy ending che – esattamente come nella realtà – non c’è dato sempre di poter reclamare.

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Alessandra Di Gregorio

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