Poesia, ideale e reale

Il titolo rimanda all’idea generale che ho della poesia e dei poeti odierni. Il concetto di poesia abbraccia una infinità di accezioni e sentimenti, questo è vero, ma non tutto ciò che è scritto secondo le regole della lingua madre di un autore, può dirsi poesia, e dunque non tutti possono dirsi poeti – ma del resto è anche vero che non tutti coloro che “verseggiano” (termine molto vago anche questo) hanno una qualche velleità intellettuale  elitariamente intesa.

Le antologie scolastiche traboccano di Autori che hanno fatto scuola non a caso, e il panorama nazionale e internazionale è ricco di altrettanti esempi illustri e meno illustri. Seppure verso la maggior parte delle raccolte poetiche attuali io non nutra molta simpatia, la mia idea di rispetto razionale del genere letterario si lega ad alcuni fattori piuttosto importanti:

- musicalità della lingua

- proprietà della lingua scelta

- coerenza, coesione, tensione

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recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Oggi parliamo di quattro volumi di poesia piuttosto eterogenei, che ho scelto di accomunare per praticità e per sottolinearne alcune peculiarità, così come le ho colte.

Il sentiero delle parole, di Caterina Armentano.

Sognando ancora, di Matteo Pugliares.

Doppio fondo,di Maria Luisa Maricchiolo.

I colori tra le righe, di Tiziana Baricca.

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il sentiero delle parole

La silloge poetica della Armentano ci proietta in una dimensione di natura favolistica, quasi poco credibile, nonostante i tentativi di riflessione impegnata. La sua poetica si incentra su tematiche femminili, quotidine, in generale personali, con un occhio di riguardo alla concezione fideistica e cattolica del sentimento e della dimensione umana, per quanto non interiorizzati in maniera adulta e piena. La protagonista dei componimenti sembra distaccata dal vero in quanto, al di là di quel che parrebbe, non ha cognizione del dato concreto. Le poesie si presentano buone nelle intenzioni ma all’atto pratico deludenti, seppure spicchino qui e lì piacevoli eccezioni. L’effetto complessivo non è soddisfacente, probabilmente dovuto all’immaturità anagrafica dell’Autrice al tempo della prima stesura. Lo stile appare grezzo, l’ispirazione adolescenziale, il metro assente, guidato unicamente dall’andare a capo; la proprietà linguistica acerba, non sempre delle più aderenti. Pensiamo che una rielaborazione della maggior parte dei testi, possa conferir loro in giusta dose coerenza, liricità e lucidità di interpretazione. Probabilmente la Armentano è nella prosa che si esprime al suo meglio, e questi versi andrebbero rielaborati proprio con un metro più disteso, senza ansie di composizione. Esempi di buoni spunti sono rintracciabili in Incantesimo – che presenta versi molto sobri, circolari; Topi per strada, Amanti, Rischio Maggiore.

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sognando ancora

Sognando ancora, silloge poetica di Matteo Pugliares, ha per tema portante l’amore, la forza dell’impegno umano, il rapporto tra divino e terreno, tra divino e sentire individuale, le radici, l’idea di sacralità in generale, la natura come proiezione di forza e contorno delle azioni. Poesie perlopiù brevi, dedicate a una concezione sentita e panica della vita, che interpretano – seppure non sempre con coerenza metrica e ritmica, perdendo qui e lì di coesione e lucidità – le proiezioni sacre che ha l’uomo di ciò che lo circonda – proiezioni sacre e mitiche, che rimandano alla terra, ai ricordi, all’infanzia svagata e ad un’età adulta che ha smarrito o quasi, tutte le promesse. Ammettiamo di aver nutrito una certa attesa relativamente a questi versi, e ci rendiamo conto che il loro fluire sul foglio è frutto di un sentire naturale e ispirato, privo però di quella rielaborazione razionale che avrebbe consetito alle liriche di apparire più stabili. Tuttavia, la maturità personale dell’Autore è tale da indurre comunque una riflessione. La sua è una ricerca di bellezza tanto nella contingenza che nella rimembranza, seppure il tono generale appaia nostalgico, monocorde, come a rappresentare una vita passata già vissuta e assieme già perduta.

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doppio fondo

Doppio fondo, della Maricchiolo, è un testo nettamente diverso dai precedenti. Una raccolta all’apparenza timida, in cui l’Autrice non scopre i suoi punti deboli, eppure deliziosamente cinica, ironica, in cui l’uso della rima baciata crea giochi linguistici e sonori di impatto, che rimandano a un impegno di raccolta dati attivo e pratico. Il testo presenta coerenza, tensione argomentativa profonda, per quanto ilare e “fastidiosa” nella sua giocosità pagliaccesca. L’Autrice dimostra innata curiosità e trasporto verso il vero, anche nella sua accezione di “quotidiano e banale”. Il vero è il cardine della raccolta. Il vero quotidiano, comico, ridicolo, spensierato. Con la sua interpretazione giocosa e movimentata, l’Autrice si inserisce nel quotidiano riportandone odori e sentori, addirittura dialoghi.

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i colori tra le righe

I colori tra le righe, poesie e aforismi di una giovane autrice che si firma Tiziana Baricca, è una raccolta in cui sono presenti versi a tematica femminile piuttosto matura, intervallati da aforismi o “gocce di poesia”, che fanno da compendio o diversivo. L’Autrice, che usa un verso piuttosto discorsivo e disteso, piacevole e coerente dal punto di vista linguistico/sintattico, resta spesso impantanata nella poca varietà di motivi all’interno dello stesso, pur presentando la raccolta una certa sobrietà e tensione, e non mostrando inutili vezzi. C’è un tentativo di elevazione e impegno, una parola argomentata e soppesata, ma nonostante questo la silloge patisce una ripetitività che non porta all’evoluzione del verso. Riuscitissimi appaiono gli aforismi. Sintetici, mirati, molti dei quali decisamente intensi. L’Autrice dimostra una certa intelligenza nella gestione semantica del fatto poetico lirico-femminile, seppure la circolarità dei motivi prescelti la porti a ricalcare di pagina in pagina strade già tracciate e ad appesantire la lettura col rischio di apparire stucchevole o frivola. Buono il controllo generale. Migliorabile.

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Alessandra Di Gregorio

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